LETTERATURE MONDO
SGUARDO DAL SUD (27)
Goran Djordjevic: la storia,
il dolore e la bellezza della città
di pietra

      
Il 63enne poeta serbo nella silloge “Incroci” esplora le attrazioni e il paesaggio di Smederevo, centro medievale, antica capitale del suo paese. I suoi testi scavano nei fasti del passato, recuperandone la memoria, i miti e le leggende. Ma insieme richiamano le sofferenze del conflitto bellico del 1999: con i bombardamenti, la morte dei civili, le molte privazioni. In coda cinque componimenti tradotti da Dragan Mraovic.
      




   

 

di Anna Santoliquido

 

  

Il viaggio e la conoscenza sono desideri dell’uomo. Marco Polo e Cristoforo Colombo restano paladini universali. Si può navigare, nel tempo e nelle emozioni, utilizzando la creatività e la fantasia. Dante ci ha trascinati, negli abissi del peccato e nella luce della grazia, con la forza evocativa della parola.

Goran Djordjevic ci trasporta nelle attrazioni di Smederevo, città medievale, già capitale della Serbia. I suoi versi celebrano la storia, l’economia, il paesaggio, la cultura e gli affetti di un luogo imponente che accoglie il visitatore con tenerezza. L’austerità della celebre fortezza è stemperata dalla docilità delle acque dei fiumi che la lambiscono.

La silloge Incroci, tradotta da Dragan Mraovic, presenta un’architettura complessa e romantica. Suddivisa in quattro Sezioni, scava nei fasti del passato, recuperandone la memoria, i miti e le leggende. Emerge un popolo fiero, provato dalla guerra, ma deciso a proiettarsi nel futuro.

Nella Sezione Immagini prevalgono l’amicizia e il sogno. Il poeta percorre la strada, pur conoscendo le insidie: “Non lasciarti turbare / dalle promesse dell’acqua limpida // perché le strade cambiano aspetto al tramonto” (“Lettera al cacciatore”). La magia popolare, la malinconia, la sofferenza (per l’infanzia svanita, la scomparsa del padre che “in un lunedì autunnale (…) se ne andò alla poesia”), il crollo delle aspirazioni confluiscono in  metafore di libertà: “Uccello, / fratello / d’elezione. // Ogni mattina con te parto in volo / per un paese sconosciuto” (“Uccello”).

Goran risiede in un posto ameno, ricco di uva, acciaio, centri culturali. Notevole è il Festival Internazionale “Autunno poetico di Smederevo” di cui si occupa da anni. Una pena lo affligge: il conflitto bellico del 1999. I bombardamenti, la morte dei civili, le privazioni – richiamati con pathos nella Sezione Angelo misericordioso – riportano alle guerre precedenti, superate dalla gente con sacrificio e abnegazione. La paura e il terrore dei recenti misfatti mettono a nudo la persona: “Calmavamo i bambini / nostri / ed i bambini dentro di noi” (“Aleksinac”). Il poeta si sente oppresso dai “nuovi barbari”. L’etica si frantuma e fa spazio a macerie e a “frammenti di croci e ossa”. Il lutto è descritto con commozione. La presenza dei fiumi Danubio, Morava, Drina, Timaco, Tibisco, Sava indica che la Serbia non si è arresa. Sogno e visioni sorreggono la speranza. Goran vede “San Giorgio / uccidere il Drago” (“Le prime lettere”). Il male non può essere eterno.

La Sezione Incroci ha per fulcro l’interrogativo e la consapevolezza che l’esistenza è segnata anche da “cicute” ed “erbe amare”. L’individuo contemporaneo scivola nel precipizio. L’Autore ha sete di genuinità. Sceglie la direzione e la indica ai giovani. In nome dell’amore, della poesia, della preghiera e della terra. “Invecchiare / agli incroci” significa disporsi all’altro e al nuovo. Il viaggio è “verso se stesso” (“I sopravissuti”). Se la vita è imperlata di pianto, bisogna cercare “la luce / nel buio” (“Il dolore intorno a noi”). Goran lotta con le ombre per affermare il bene.

La quarta Sezione, denominata Smederevo, è la parte più lieve della raccolta. Il poemetto è un canto d’amore, nutrito di elementi onirici e di elogi. La città degli avi, sede di regnanti e accampamenti militari, affiora come da una favola. È un punto “dove si fondono / i fiumi e i venti”, la cui “bellezza dolorosa” è “più grande del contenuto / della fortezza”. I sentimenti trasfigurano l’Autore che si immagina “maniscalco / delle cavalle del despota / prima delle grandi campagne”. Altre generazioni sembrano risvegliarsi da un lungo sonno. Goran esalta il centro dove ha mosso “i primi passi” e subito “le prime sconfitte”. È il sito di pietra la cui “bellezza azzurra / dell’autunno” si è impressa nel cuore. Una zona dalla “bellezza pericolosa” – nutrice della sua creatività e del suo amore –, che rinasce e si rinnova.

Il canto è fedeltà alla terra e ai suoi abitanti. Lo slancio annovera i grappoli d’uva, le colline, le civiltà sommerse, il mondo animale: “è la mia città / di falchi e di gufi, / delle stagioni / del nostro invecchiamento”. Un faro che attira e protegge: “è la mia città / alla quale torno sempre / da tutti i sogni”.

Il viaggio termina col ritorno a se stesso. L’esplorazione, fuori e dentro l’animo, illumina il poeta-viandante che sugge lacrime e miele dal suo ambiente. Smederevo è l’Itaca ritrovata, un nido nel quale custodire i valori. Il linguaggio, dal ritmo cadenzato, agevola il lettore che trae beneficio dal confronto con le altre scritture.

 

 

Il poeta e scrittore Goran Djordjevic   (Foto Antoski)

                                                                                                                                                  

 

Seguono cinque componimenti tratti dalla raccolta Incroci:

 

UCCELLO

 

In alto,

laddove lo sguardo lega la mente,

un uccello.

 

Un pezzo di giorno

si spegne

nel becco.

 

Porti con te

la quiete silenziosa

o dall’alto cerchi solo

d’arraffare la preda?

 

L’occhio e la piuma

sono in perfetta armonia.

 

Uccello,

fratello

d’elezione.

 

Ogni mattina con te parto in volo

per un paese sconosciuto.

          

 

ALEKSINAC (1)

 

Quando il malfattore

ci ha trovati nella cantina

non sapevamo neppure

d’essere più pericolosi

della Sesta flotta.

 

Calmavamo i bambini

                 nostri

ed i bambini dentro di noi

e ci preoccupavamo di come

assicurargli la colazione

a base di latte.

 

Primavera, 1999

 

___________

(1) Aleksinac, cittadina della Serbia che non aveva nessuna postazione militare, tremendamente bombardata dalla NATO, con molte vittime civili nel 1999, ma anche dagli alleati inglesi ed americani nel 1943 e 1944.

 

 

INCROCI

 

Dalle angosce notturne e dall’amore

tornano i giovani

con le melodie sconosciute

                        sulle labbra screpolate

con le bandiere dei tocchi viscidi

in un giorno che non vuole

                                 nascere.

 

Crocifissi davanti alla porta divina

degli ultimi baci e

dei primi girasoli.

 

Oh, terra tra i letti delle ragazze

e delle tombe fresche,

 

sazia la tua fame con il frutto

delle nostre parole, poesie, preghiere.

 

Fiume sotterraneo del canto

dei galli mattutini nelle

fondamenta delle case,

 

lasciaci invecchiare

agli incroci.

 

 

SMEDEREVO

 

1.

 

Questa è la città

con le impronte vive

dei miei avi

nella pietra.

Un luogo dove si fondono

i fiumi e i venti.

 

La porta paradisiaca del nord.

L’angolo superiore del triangolo

con l’occhio nel baricentro.

 

Questa è la città

proprio alla fine

del mare scolato

sopra le sei

città svanite

sulle dune di sabbia.

 

 2.

 

Una città dei sogni,

dei popoli spariti.

 

Le piazze e i dormitori

inondati, bruciati e

ricostruiti.

 

La terra promessa

di miele e di vino e

della pelliccia del nord.

 

Un mercato degli argenti

e degli schiavi.

Una riserva di caccia dell’imperatore.

 

I bastioni

degli accampamenti militari

e delle tombe

tra i due fiumi.

 

 

Nota biografica:

 

Goran Djordjevic è nato a Kolari, presso Smederevo, in Serbia, il 16 maggio 1952. Ha frequentato la scuola elementare e il liceo a Smederevo. Si è successivamente laureato in letterature jugoslave e in lingua serbocroata presso la Facoltà di filologia di Belgrado. Scrive poesie, critica letteraria e testi riguardanti la storia della letteratura. Ha pubblicato i seguenti volumi di poesie: Inizio della settimana (1984), 29, aprile, Drugovac (1985, 1995), La terra sparsa (1997, 1998, 1999) e poi la stessa raccolta in lingua romena (1998) e in lingua slovacca (2001).

Ha redatto la monografia La chiave poetica di Smederevo, 25 anni del Festival “Autunno poetico di Smederevo (1994), Scelta delle opere per l’infanzia di Branislav Nusic (1997), Opere di Vasko Popa (2007). Le sue poesie, pubblicate in moltissime antologie e riviste in Serbia e all’estero, sono state tradotte in inglese, francese, tedesco, russo, spagnolo, italiano, romeno, slovacco, armeno e macedone.

 

 

Traduzione in italiano a cura di Dragan Mraovic.

 

 

 

 

                                                            




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