TEATRICA
EMMA DANTE

Danza di vita
e di morte
in dialetto
siciliano


      
“Le sorelle Macaluso” è l’ultimo lavoro della regista palermitana. Uno spettacolo di straordinaria e feroce visionarietà in vernacolo strettissimo, in cui ripropone con forza i ‘suoi’, quasi ossessivi temi: la famiglia con i suoi legami malati, la famiglia come perdita, la famiglia come luogo della malattia e di eventi tragici. La famiglia come orizzonte destinale in un Sud povero e marginale, a cui non si può sfuggire anche quando si sogna di andare altrove.
      




      

di Titti Danese





Le sorelle Macaluso di Emma Dante (2013, ph. Clarissa Cappellani)


Corpi e anime messe a nudo tra malinconia e furore, racconta la marginalità, il Sud povero e dimenticato, la sua Palermo da cui a lungo è rimasta lontana. La scrittura di questa giovane artista della scena  ha sapori aspri e, mai compiacente, affascina, turba commuove. Appassionata, caparbia, sapiente, Emma Dante entra con prepotenza nel corpo e nell’anima dello spettatore con quella sua lingua inventata e la fisicità estrema e impudica dei suoi attori a cui chiede dedizione assoluta.  Ragazzi straordinari e di talento, generosi e vitali che lo sguardo impietoso e innamorato di Emma trasforma in interpreti dalla fisicità potente e disperata. 

 

E il suo ultimo lavoro Le sorelle Macaluso parte da una citazione di Camus che in Lo straniero sceglie come sottotitolo “aujourd’hui, maman est morte. Ou peut-etre hier, je ne sais pas” come nella storia di una vecchia signora siciliana che pensa di essere già morta mentre  la voce dei figli  cerca inutilmente di rassicurarla. Così l’ossessione di non sapere se siamo vivi o già morti, ripropone con forza i temi a lei più cari: la famiglia con i suoi legami malati, la famiglia come perdita, la famiglia come luogo della malattia e della morte. A cui tuttavia si rimane legati per sempre.

 

Un palcoscenico nudo, spade e scudi argentei allineati in proscenio a evocare il tetro dei pupi, e un a solo danzato che nel silenzio più assoluto, apre la strada alle sorelle che avanzano, rigorosamente in nero, al seguito di un funerale. Si celebra la morte di una sorella con un rituale antico e come in un coro del teatro greco il ritmo è scandito dal doppio movimento della voce e del gesto. Si celebra la morte e la sua energia vitale, l’unica cosa certa, e il dubbio del dopo.

 

Si celebra la vita e cadono gli abiti scuri e irrompe un’orgia di colori nei vestitini a fiori, a righe, a pois. Entra in scena il mare e la tragedia su quella spiaggia assolata, una sorella che muore annegata ancora bambina e il suo ricordo è ancora vivo, pieno di straziante dolore. La famiglia Macaluso si mette in gioco con la sua disperata allegria e con i suoi pianti, e i tanti ricordi di un’infanzia lontana e le chiacchiere nei vicoli e i litigi furiosi e le risate irrefrenabili e sguaiate. Dall’ombra riemerge la storia di Katia la figlia ribelle allontanata da casa e costretta a vivere in un istituto. “Mi hai fatto crescere sola come un cane” parole che provocano un confronto durissimo con il padre, un pover’uomo costretto ai lavori più umili per sfamare le sue ragazze,  “Che ne sai tu della mia vita?” si giustifica, poi rinfacciandole il privilegio di avere avuto cibo a sufficienza e comunque una vita migliore.

 

In un dialetto siciliano strettissimo con una efficace incursione nel pugliese, le sorelle vomitano accuse e rimpianti, si abbracciano e si azzuffano, i corpi confusi, le parole accelerate, evocano la figura della madre morta quando erano ancora bambine. E si materializza nell’ombra questa donna esile che si stringe al marito e lo accoglie tra le sue braccia e lo solleva come fosse un bambino. Così, in uno spettacolo durissimo, estremo, amplificato fino allo spasimo, si fa strada con levità insospettata la poesia. Che ci accompagna nel finale con quel tutù di tulle bianco che Maria indosserà per il suo ultimo viaggio e se ne andrà danzando a realizzare un sogno che in vita è rimasto impossibile.                         

 

Spettacolo di straordinaria e feroce visionarietà, attraversamento di realtà marginali e segrete, teatro fisico, teatro come percorso di arte e di vita.       

                                                                                                

 

 

LE SORELLE MACALUSO: testo e regia di Emma Dante. Con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier.





Una scena di Le sorelle Macaluso (2013, ph. Clarissa Cappellani)





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