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Sulla scia delle “Città invisibili”


      
Sono reperibili in rete, sul sito di YouTube, sessantadue opere video realizzate da Giuliano Melchiori prendendo spunto e ispirazione dal famoso libro di Italo Calvino. È una ricerca che mette capo a una propettiva artistica mobile che si traduce in ritratti cittadini spesso sfuggenti, enigmatici, in bilico tra luoghi vuoti e movimento di persone.
      



      

di Raffaella D’Elia

 

 

Having shown how everyone can make his own world  (see digilander.libero.it/fatevilvostromondo, meaning makeyourownworld in italian), I am now putting on YouTube a number of portraits of cities as they might be, as shown by Italo Calvino in his book “Le città invisibili”.

facebook.com/make.yourownworld.1

 

Digitando su qualsiasi motore di ricerca ‘make your own world’ e ‘città invisibili’ è possibile scoprire tutto un mondo dedicato alle immagini, ai video, avente come filo conduttore il celebre libro di Calvino, pubblicato nel 1972, coevo agli interessi del gioco combinatorio e della semiotica dello scrittore originario di Cuba. Dietro lo pseudonimo di ‘make’ si cela Giuliano Melchiori, per  una vita insegnante, attore nel Teatro Nero e invisibile, mimo al Teatro dell’Opera, comico in televisione e collaboratore a teatro di registi quali Enriquez, Foreman e Squarzina.

 

Che cosa sono questi 62 video, ognuno intitolato come una delle città di Calvino (più altri esperimenti che vedono, per esempio,  l’attore alle prese con dialoghi surreali, spesso muti, con personaggi invisibili)? E in quale rapporto è il suo lavoro, con quello calviniano? Lo spiega lui stesso, in inglese, nella sezione informazioni qui riportata in apertura. 

 

Melania, Clarice, Smeraldina, Tecla, Armilla. Scorrono i video di ciascuna città,  durano pochi minuti (di media non più di quattro) e raccontano di architetture, palazzi, scorci di ponti e piazze in cui quasi mai si ravvisa presenza umana (se non, delle volte, sotto forma di visione, o allucinazione). Non vi compare voce, di sottofondo per lo più c’è l’accompagnamento, se così si può dire, di una musica ricreata al computer dallo stesso Melchiori (il quale ad un utente che chiede informazioni a riguardo, spiega come la musica sia del tutto incidentale, non un elemento primario nella costruzione di queste immagini – la creazione di questo canale è datata 22 marzo 2009, le visualizzazioni sono moltissime, come anche i commenti e la richiesta di informazioni).





Pompilio Fiore, Senza titolo, dalla mostra "L'ombra e il passante - fotografie 1977-1982",
Casalvieri 2012


In Clarice si individua la piazza celebre del quartiere romano Coppedé; in Argia il profilo di un uomo con gli occhiali (sembrerebbe quasi quello di James Joyce) introduce la visione di vecchi ruderi che scompaiono e riappaiono alternati a delle stampe antiche, mentre (questa volta sì) uomini e donne in costumi antichi, sembrano muoversi in movenze da palcoscenico. In Armilla, i profili di alcune statue e monumenti di Roma che sta anche a chi guarda riconoscere e contestualizzare, appaiono e scompaiono, mentre il dettaglio si concentra su un uccello posato sopra la testa di una statua, su un fiore a mezz’aria incastrato in costruzioni di ferro che sembrerebbero la parte superiore delle antiche giostre per bambini.

 

È  difficile dire, in poche righe, che cosa sia questo lavoro. Ne emerge sicuramente un mondo fatto di città più o meno vuote, ma vitali, in movimento, ritratte a volte nella calma di una fontana visitata da qualche animale o nella velocità del traffico cittadino, nelle file di binari che si aprono su paesaggi desolati, periferici. Sicuramente lo sguardo mette in scena una prospettiva mobile, e varia. Questi 62 video rimandano una visione organica, unitaria, di cosa possono anche essere oggi, le Citta invisibili. Calvino, ci suggerisce Giuliano Melchiori, è passato anche di qui.

 

 




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