LE VIE DEL RACCONTO
BRUNO CONTE
 

 

Parolanima

 

È Ottavio un giovanotto fuori corso, normale, normalone, che si muove traballando appigliandosi agli accadimenti del suo tempo, quasi che si condensassero come cose nel suo spostarsi di qua e di là. È ben sopraelevato, e la testa risente dell’altezza con una conformazione a sbalzi, così nella fronte si sovrappongono curve anellate sotto una capigliatura folta e nera, ricciuta e eppure compressa contro un invisibile soffitto che chiude la statura. Porta occhiali robusti, parla ad alta voce, ha modi bruschi.

Un giovane quindi che viene giudicato simpatico. Si direbbe di lui, se perisse in un tragico incidente, che era un ragazzo solare.

Ebbene questo Ottavio è circuito da una ragazza, che fa intendere di essere da lui circuita.

È un tipo grassoccio, di compressa pienezza ovoidale, un po’ olivastra, almeno per quella specie di lucido tipico dell’oliva, sguardo liquido, sempre intrisa di sé, del suo giusto sapere e della sua giusta opinione. È vero che insegna in una scuola media parificata pontificia. Il suo atteggiamento è, come dire: Cosa vuoi? Non vedi che non posso? E allora, c’è bisogno di essere così ombroso? Vieni qua scioccone. No, così no, non essere sempre così maldestro. E va bene, ma ci vediamo domani, se passo che ti vedo, se no un’altra volta.

Vorrebbe evadere Ottavio, ma non trova le parole adatte, mentre quella stringe e allenta con le sue parole intanto che lui dondola di qua e di là camminando nello stesso punto.

Finché un giorno, all’improvviso, gli viene una parola giusta, da esclamare come tutto un discorso: foca!





Il libro già letto

 

Rileggere un libro letto cinquanta anni prima. Avendo mantenuto il pregiudizio di ricevere un effetto smorzato dal già avuto. Tanto che la grande quantità di libri letti che occupano lo spazio vengono considerati quasi un ingombro inutile  di cui ci si potrebbe disfare pensando alla delusione della loro rilettura, (a parte la sensazione di essere giunti con l’ulteriore inizio alla fine del viaggio).

Ebbene, alla rilettura del libro di un autore di cui si vorrebbe avere un’altra opera non conosciuta, per ora non disponibile, questa narrazione considerata conosciuta, che si comincia a scorrere con sospetto come un surrogato di appagamento, risulta del tutto sconosciuta.

Forse andando avanti. Ma no, niente ricordo, le impressioni si succedono nel nuovo. In quanto comunque sono le singole pagine, le singole frasi, che valgono, oltre il pretesto della storia, o del tema dell’argomento, che rimangono come un vago sfondo.

Viene allora da riflettere: è lo stesso lettore che legge dopo cinquanta anni o costui, di cambio in cambio nelle cellule del suo corpo, è del tutto un altro?

Viene voglia di riprendere un libro letto dieci anni prima, seguirlo per prova. Anche in questo caso non si riconoscono, non si riafferrano dei tratti suggestivi e concettuali creduti assorbiti e riaffiorabili.

Si fa la prova con un libro letto cinque anni prima, tre anni prima, tre giorni prima.

Certo in quello lasciato più di recente ci si riconosce abbastanza cogliendo nelle ramificazioni del linguaggio alcune scosse che si sovrappongono al già avvertito. Ma è incredibile anche in questo caso avvedersi di quante parti sono sfuggite. Sono già parte di un altro lettore?

Nel libro letto cinquanta anni prima si incontra a sorpresa una frase sottolineata a matita. È importante? Per chi? Sono stato io, ovvero altrio? Il significato, così attraente in un freddo mattino remoto, si insinua in una sottile vena di ribrezzo.

Viene in mente di conseguenza che ogni lettura influenzi e in un certo modo costituisca, entro un dato momento, la segreta figura animoide di un rispondente lettore.

Diversi lettori quindi si staccano da uno. Si somigliano i due lettori fratelli a distanza di poco tempo. Sono due estranei, due figure anime di diversa fisionomia i lettori a distanza di molti anni, con una diversità non accusata dallo stesso individuo invecchiato ma separata nelle caratteristiche di due distinti aspetti spettrali. Nella stessa stanza potrebbe apparire un tipo alto e curvo, dal volto smunto ed esangue, che guarda con occhi miopi l’estraneo sopraggiunto: un tipo tarchiato, segretamente negroide. Entrambi tengono in mano, aperto a pagina centododici, Robinson  Crusoe.

 




Scarica in formato pdf  


 
Sommario
Le vie del racconto

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006