LUOGO COMUNE
“NOI REBELDÍA 2014”
Un testo plurale poetico
per un’avanguardia
‘open source’


      
È uscito per CFR edizioni il volume “L’ora zero” curato da Antonino Contiliano che raccoglie quindici composizioni di scrittura in versi anonima e collettiva, sviluppata durante quest’anno su diversi siti e web-reviews, tra cui in primis ‘Le reti di Dedalus’. Settantasei sono gli autori che hanno voluto aderire a questo innovativo esperimento di ‘general intellect’ letterario, di intelligenza connettiva creativa sversata sul piano della poesia civile e di denuncia. Pubblichiamo qui la prefazione al libro.
      



      

di Francesca Medaglia

 

 

“Noi Rebeldía”  è un soggetto poetico collettivo e anonimo, che negli ultimi anni ha dato alla luce numerosi contributi poetici. In questo volume – che segue la pubblicazione, avvenuta nel 2012, di We are winning wing[1] ad opera di “Noi Rebeldía 2010” – sono inclusi i lavori del collettivo del 2013 e del 2014. Questi ultimi sono intitolati rispettivamente L’ora zero, da cui prende il titolo questo volume, e Gli infiltrati della poesia hacker, che comprende complessivamente quattordici testi, ognuno dedicato ad un tema diverso. L’idea di base è quella di costruire uno o più testi poetici collettivamente e a tal fine due sono, in particolare, i meccanismi pratici adoperati dal collettivo, ovvero: nel primo caso si inseriscono nuovi innesti a partire da un testo già compiuto; nel secondo viene proposto ad undici ulteriori partecipanti un incipit di cinque versi, da proseguire e completare con altri innesti costituiti da cinque versi ciascuno, che si leghino a quello sia a livello semantico che strutturale.

L’ora zero, come era già stato per We are winning wing, è stato messo in rete dapprima su retididedalus.it e successivamente proposto anche ad altri siti e blog di poesia italiani e stranieri, in modo tale che fosse disponibile per chiunque volesse partecipare all’esperimento poetico. Come già, quindi, per L’ora zero, anche per i testi che compongono la struttura lirica di “Noi Rebeldía 2014” il numero dei poeti per ogni testo corrisponde ad undici, che sono stati contattati ed invitati a leggere la nota, che accompagna i testi e nella quale sono inserite una serie di indicazioni e regole, che tutti i partecipanti dei progetti promossi da “Noi Rebeldía” devono condividere, quali:

 

1) la composizione deve coinvolgere undici poeti diversi; 2) ogni lassa (delle undici finali) deve avere solo cinque versi; 3) il poeta che prende l’iniziativa e contatta gli altri terrà in serbo i nomi di ciascuno e non li renderà pubblici; 4) per una nuova composizione – dove nasce una nuova iniziativa – se si vuole, si può prelevare una sola lassa di cinque versi dai testi già in rete e sviluppare un nuovo testo di undici lasse (coinvolgendo naturalmente solo altri dieci poeti); 5) ogni pubblicazione deve essere firmata come segue: Noi Rebeldía 2014.0.1 seguito dall’indirizzo (url o blog) ospitante; 6) se lo stesso sito ospita un altro testo, la numerazione deve essere progressiva: Noi Rebeldía 2014.0.2 + l’indirizzo (url o blog) ospitante.

 

Contrariamente a quanto era avvenuto per i primi esperimenti poetici del collettivo, in quello del 2014 i testi sono stati messi online, oltre che da retididedalus.it, anche da altre pagine web[2], che hanno voluto credere in questa nuova forma di collaborazione. Ciò, ovviamente, è segno dell’ampliamento di interesse che l’esperimento, nel corso del tempo, è riuscito ad ottenere – e sta ancora ottenendo – e del fatto che quest’opera di condivisione ha colto nel segno ed è riuscita nel suo intento, ovvero quello di coinvolgere quanti più partecipanti possibile e diffondersi in rete come una sorta di virus che si contrappone alla globalizzazione e alla società neofordista, dove «giocano un ruolo decisivo costellazioni concettuali e schemi logici che non possono mai rapprendersi in capitale fisso, essendo bensì inscindibili dall'interazione di una pluralità di soggetti viventi. L’“intelletto generale” comprende, dunque, conoscenze formali e informali, immaginazione, inclinazioni etiche, mentalità, “giochi linguistici”»[3].

La volontà è quella di far «sbocciare l’interesse dei cittadini alla partecipazione. […] una nuova forma di dispensa sociale, un deposito di esperienze che dà tutte le possibilità, nonostante le differenze, di potersi incontrare su un comune denominatore/spazio di strategia, per recuperare il presente impresentabile, post-umanista e post-moderno»[4]. Infatti, altro dato di notevole interesse è che il collettivo non è mai uguale a se stesso, ma muta di volta in volta, da un esperimento all’altro, pur mantenendo costanti alcuni dei partecipanti: “Noi Rebeldía” è un autore liquido, come liquida è la società da cui trae origine.







Questo soggetto ibrido – formato complessivamente, per i testi che compongono quest’opera, da un gruppo di settantasei autori diversi – è fortemente eterogeneo, in quanto ne fanno parte persone di diversa età, sesso ed estrazione sociale, spinte dal desiderio comune di manifestare un forte dissenso per una società che tende a volerli omologare e rendere muti. Il progetto punta, quindi, l’attenzione su un soggetto ibridizzato e «anonimo non perché non ci siano dei nomi che scrivono, quanto perché la scrittura di cui sono attori sfrutta il “generico” dei principi e degli assunti del “general intellect” poetico che, in quanto tale, è di tutti e proprietà di nessuno in particolare. Sì che è il linguaggio poetico a parlare ed essere valorizzato prima che la singola voce o la firma di qualcuno»[5]. Infatti, al giorno d’oggi:

 

«nonostante il neoliberismo propagandi l’eguaglianza degli individui, in quanto tutti e ciascuno prosumers (produttori-consumatori, autonomi e indipendenti, ma in competizione sfrenata: in guerra l’uno contro l’altro), in realtà questi produttori identificati individualisticamente sono deindividualizzati e trattati come massa amorfa e flessibile. Un trattamento manipolatorio ad uso e consumo della produzione e della produttività capitalistica secondo un’azione che agisce nella profondità degli affetti, dei desideri e della naturale esigenza di relazionalità sociale dei soggetti»[6].

 

L’operazione che si compie è, quindi, quella di costruire un soggetto che sia plurale e molteplice, ovvero:

 

«Un’intelligenza e una volontà collettiva che, allegoricamente attraversate e motivate da un “disinteresse-interessato” per il “bene comune” e la “poesia bene comune”, sono orientate a una produzione poetica in cui le scelte estetico-simboliche e/o linguistico-semiotiche siano “sema” etico-politico e antagonismo sociale, e la potenza d’uso della poesia, della lirica, della parola, del segno e dell’“informazione” non sia più deprivata dell’impegno»[7].

 

Si va verso quella che A. Cortellessa ha voluto definire come: «poesia espansa, o diffusa, […] una poesia che forse, dopo tanto averli invocati, sta finalmente costruendo ponti: tra l’uno e i molti, tra l’io e il noi, tra poesia e prosa, tra parola e immagine, tra il Novecento e il tempo che gli è sopravvenuto»[8].

L’identità creola, che è caratteristica fondante dell’esperimento molteplice del soggetto “Noi Rebeldìa”, è al centro delle riflessioni del collettivo, tanto che in una delle liriche contenute in questo volume ed intitolata L’eridentità, si legge:

 

«Sono un altro e mi assomiglio solo parzialmente con mente parziale / […] io so chi sono e non me ne rammento / nel momento cruciale in cui de-tono e la mia mente / è spogliata da ogni orpello e da ogni sogno / eppure c’è chi mi vuole derubare di questa prospettiva».

 

L’identità poetica ibrida diviene strumento principe di lotta, in quanto «Secondo una lunga tradizione, che va da Aristotele a Hannah Arendt, il pensiero è una attività solitaria, priva di manifestazioni esteriori. La nozione marxiana di general intellect contraddice questa lunga tradizione. Parlare di un “intelletto generale” significa, infatti, parlare di un intelletto pubblico. Nel postfordismo, la “vita della mente” diventa estrinseca, condivisa, comune»[9]. E condiviso è il progetto presentato da “Noi Rebeldía 2013” e “Noi Rebeldía 2014”, in cui i quattordici testi del 2014 dovrebbero, forse, essere pensati e vissuti come variazioni tematiche de L’ora zero, dove il portatore dell’idea antagonista centrale si scontra con il tempo capitalista che viene subito, all’interno della società contemporanea, tra azione e reazione nelle varie facce della vita individuale e collettiva locale e globale. Si legge proprio nella lirica L’ora zero, qui contenuta:

 

«oui clessidra ora è il tempo zero / […] Ignoriamo chi siamo, ma se lo pensiamo / Ecco che in fondo capiamo il senso / Di questa piccola-grande verità / È l’infinita varietà del senso del mondo / Che rivela il postremo nonsenso che siamo //  

Noi combattiamo il neoliberismo / quotidiano con i vestiti usati, / la verdura del contadino Omero / a chilometro zero e l’impegno nel volontariato, / votando sinistra a Camera e Senato. // Ma poco cambia nel nostro firmamento / dove 5 stelle di cartone bruciano insulti / e veleno nell’universo web. / Resistono le cupole. In quella più antica / crepita ancora la stufa a legna ed è fumata bianca».

 

Lo stesso A. Contiliano, curatore dell’opera, sottolinea come la cultura, che sia critica o poesia poco importa, sia stata

 

«Sostituita da schede, subordinate all’interesse dell’editing d’impresa editoriale, o dalla presentazione televisiva di bellocce facce telegeniche, o da trafiletti (quanto basta riassuntivi e semplificanti) posti in qualche colonna giornalistica o, anche, in settimanali ben bene lucidati, la critica dei testi, come lo stesso ideologema testo, è stata dismessa, specie se portatrice di punti di vista confliggenti e produzione di soggettivazioni altre, dissacranti o dirompenti. Dismessi come un campo (del sapere) non più utile e produttivo di mediazione! Obbligando, il mercato editoriale, le varie espressività scritturali a disegni e discorsività semplici ed elementari, o riducendo il linguaggio e l’ordine simbolico a puri segni automatizzati nella forma algoritmico-algebrizzati o a diagrammi statistici asemantici, perché il pensiero sorvoli e non rifletta, la critica con il suo oggetto-testo sono stati emarginati o, al più, rinchiusi nell’enclosures dei soliti esperti accademici, o dei collezionisti preziosi, o nelle favelas dei sopravvissuti che, diseredati, tuttavia credono ancora alla funzione dell’una e dell’altro»[10].

 

Quest’opera mira, quindi, al dissenso, in quanto poesia civile di lotta in cui il “lavoro” viene svolto come infiltrazione di hacker creolizzati, che tendono ad «infiltrarsi nel tessuto di questa contemporaneità e divenire soggetto […] infiltrato»[11]: sostiene infatti, F. Muzzioli, a proposito dell’avanguardia che «non dovrebbe essere vista come un drappello trionfalmente avanzante nel vuoto di nemici ormai in rotta, bensì come un piccolo gruppo infiltrato nel territorio ostile, da cui manda frammentari e fortunosi messaggi a un “grosso” da cui non riceve notizie e può anche darsi che sia in grande ritardo, se pure esiste ancora»[12].





Tutti i colori della poesia


La forte critica alla società contemporanea traspare in ogni strofa, facendo tendere queste prove liriche ad una poesia di stampo civile. Più volte, infatti, vengono chiamati in causa i problemi del mondo odierno; basti pensare a tal proposito alle liriche, qui contenute, Alibi di classe e Cittadinanza apolide, nelle quali si legge rispettivamente:

 

«l’alibi di classe c’è e non  è un pour parler yè yè / vorrebbero affossarla ma sta lì che segna la guardia / pone i paletti crea i reietti lucida i ghetti con neri belletti / ti mette in bocca la protesi dei suoi detti fritti contraddetti /che da millenni tengono al gioco chi per caso nacque con poco»,

 

e anche:

 

«In chiave Spending sforbicio gli steccati post-bellici / atomici / freddici / dell’esodato pianeta vecchio scosso a cavallo fra Venere e Marte: / cieli, mari, terre, incorrect politically in guisa, spassaporto. / Oltre la cortina lunghetta della ruggine l’utopia irriducibile cova: / uno Stato di cuore e di mente, di fatto e di diritto, singolare e plurale. // Amo i mappamondi increspati di monti pianure mari / Provo repulsione invece per gli innaturali confini degli stati / dove per districarsi serve il passaporto. Terra di nessuno è il mare! / Alla gigante piovra m’apparento piuttosto che a quelli che m’impongono / di scegliere tra blocchi contrapposti con differenze minime o sostanziali».

 

Quella che “Noi Rebeldìa” cerca di proporre è un «avanguardia open source», come recita il titolo di un saggio di A. Contiliano, in cui operi una «pluralità in movimento: […] simultaneità di compossibilità eteronome indeterminata e virtuale»[13]. Un’avanguardia dell’impegno, quindi, che vuole produrre un testo multilivello, che «vive di esplosioni e di implosioni, ed ha una funzione inventiva e critica al contempo»[14].

“Noi Rebeldía” diviene, dunque, perfetta rappresentazione del collettivo contemporaneo, divenendo una sorta di mutazione postmoderna, che sfugge alle logiche dell’industria culturale di stampo fordista, riuscendo a sfruttare le stesse peculiarità di questa in modo autonomo ed innovativo. Se come sostiene J. Mukarovsky «[…] prima di tutto una determinata opera d’arte non è per solito l’unica opera del suo autore. Quasi sempre è soltanto un anello di un anello di un’intera catena di prodotti […]»[15], l’artista non rimane chiuso nei limiti della propria individualità, perché vi è sempre tensione tra ciò che muta e ciò che dura, ciò si amplifica se l’autore, come è nel caso di “Noi Rebeldìa”, è costituito da un gruppo di individui ed è posto, quindi, in stretta relazione con l’altro da sé.

Insomma, L’ora zero nasce nell’epoca del digitale in cui «il calcolo del tempo non è più nell’ordine degli istanti/atomi ma di quello dei bit (0, 1) di luce. Ma nella memoria del general intellect rimane ancora la presenza virtuale sia del tempo del nascere e del morire, del seminare e del raccogliere … del libro “Q” biblico, sia dell’istante poetico come “numerose simultaneità” di istanti di G. Bachelard. La poesia è un’istantanea (Bachelard), un breve componimento […]»[16] e «l’ordine del tempo che la pratica collettiva delle singolarità sociali plurali dovrebbe sovvertire è quello del paradosso insostenibile del tempo comandato dell’economia capitalistica dell’immateriale elettronificato. Il tempo incorporato negli automatismi informatici e telematici come linguaggio bit di luce formalizzato a-significante»[17].





E pluribus unum


Si legge nella lirica L’ora zero: «Non resta che sognare l’innocenza al potere / nessuna idea o fede, nessuna ideologia, / l’innocenza soltanto che pensa e respira / con lo stesso respiro esatto della natura / e confonde le idiozie di vati e impostori». E a questa lirica fa da eco, sempre all’interno di questo volume, Europa gossip, nella quale si parla del presente, mettendone in luce i lati negativi e politicizzando la lotta poetica:

 

«Non amo il mio tempo risolto in catastrofi di senso / Dove tutto succede e nulla può accadere / Il vento non soffia più né infuria la bufera / Ma il cuore piange e la mente si dispera invano / Non so dove battere il capo e perciò scrivo // […] Non amo il mio tempo privo di grammatica / affranto solo per mistificazione scenica / Non amo i giudici prestati al calcio / l’arte dell’impostura / la strategia della paura».

 

Il soggetto collettivo poetico diventa, allora, strumento che rifiuta l’omologazione e lotta per le coscienze, senza cessare di cambiare se stesso per non essere cristallizzato nel tempo capitalista e cessare, di conseguenza, la sua vitalità ribelle. 

 

 

 

 

*  AA.VV., L’ora zero, “Noi Rebeldía 2014”, Piateda (SO), CFR edizioni, 2014, pp. 61, € 10,00

 

www.edizionicfr.itinfo@edizionicfr.it

 

 

 



[1] A. Contiliano (a cura di), We are winning wing, CFR, Piateda (SO), 2012.

[2] Tra questi, si trovano: levania.it, retroguardia2.wordpress.com, argonline.it, poesia2punto0.com, nadiacavalera.it

[3] P. Virno, General intellect, in A. Zanini, U. Fadini (a cura di), Lessico postfordista. Dizionario di idee della mutazione, Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 148-149.

[4] D. Donatone, Quando l’avanguardia gioca con la rete, fa politica e disconosce la poesia lirica, in «Retididedalus.it», novembre 2012, disponibile su: <http://www.retididedalus.it/Archivi/2012/novembre/LUOGO_COMUNE/3_dalla

_rete.htm> (06/14).

[5] A. Contiliano, Il fare poesia del soggetto collettivo anonimo “Noi Rebeldía”, maggio 2014, disponibile su: <http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-fare-poesia-del-soggetto-collettivo-anonimo-noi-rebeldia/#more-1462> (06/14).

[6] A. Contiliano, Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”, in «Retroguardia», n. 46, p. 10, disponibile su: <https://retroguardia2.wordpress.com/tag/noi-rebeldia-2014/> (06/14).

[7] A. Contiliano, Il fare poesia del soggetto collettivo anonimo “Noi Rebeldía”, cit.

[8] A. Cortellessa, Poesia. Per riconoscerla: tre connotati, in «Alfabeta2», IV, settembre-ottobre 2013, n. 32, p. 24.

[9] P. Virno, General intellect, cit., p. 150.

[10] A. Contiliano, “Fermenti” per un manifesto della critica collettivo, in «Fermenti», anno XLIII, n. 241, p. 34.

[11] A. Contiliano, Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”, cit., p. 10.

[12] F. Muzzioli, Il gruppo ’63 – Istruzioni per la lettura, Odradek, Roma, 2013, p. 10.

[13] A. Contiliano, Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”, cit., p. 3.

[14] Ibidem.

[15] J. Mukarovsky, La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali, Einaudi, Torino, 1971, p. 170.

[16] A. Contiliano, Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”, cit., p. 7.

[17] Ivi, p. 8.




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