LETTURE
LILIANA DI PONTE
      

L’equilibrio sospeso degli aironi

 

Arezzo, ed. Zona, 2013, pp. 145, € 14,00

    

      


di Katia Ricci

 

 

I personaggi del romanzo L’equilibrio sospeso degli aironi sono gli stessi del precedente di Liliana Di Ponte Imperfette solitudini (Jaca Book, 2005): Ester, Giorgio, Camilla, Ornella, a cui si sono aggiunti altri per formare una famiglia composita, in cui ogni componente ha una propria collocazione nell’intreccio delle relazioni. Una famiglia allargata, o meglio, come la definisce il dodicenne Thomas, sparpagliata. Tutto ruota intorno a lui,  il piccolo di casa, che è il punto di vista privilegiato dell’autrice, da cui vengono osservati e valutati tutti gli altri.

 

Ogni personaggio si esprime con la propria voce: tra diari, dialoghi e flussi di coscienza li conosciamo un po’ alla volta, ritratti nella vita quotidiana o sul  posto di lavoro, come Camilla che è diventata pediatra e che anche stasera sta facendo tardi: Thomas l’aspetta perché lo aiuti a fare i compiti. Questo bambino curioso e avido di storie, si è preso il compito di disegnare i confini del proprio stare al mondo, sulle tracce di un passato che gli appartiene. Come un piccolo tessitore, è intento a creare il suo personale arazzo e nel tessere diviene spoletta incessante per ricostruire, nell’andirivieni dall’uno all’altro di noi, la trama invisibile degli affetti, perché non si creino sgranature irreparabili. È anche per lui che i fili reggono ancora e continuano a tenerci uniti.

 

È quello che pone domande, vuole conoscere la storia della famiglia, guardare con la nonna gli album di fotografie. La sua, insomma, è una famiglia moderna, apparentemente serena, se non felice, in cui l’educazione borghese medio-alta sembra attutire le passioni e riesce a soffocare qualche incrinatura e conflitto, fino a quando un evento del tutto imprevisto e drammatico vi irrompe e fa saltare quell’equilibrio precario.

 

Tutti restano come sospesi, proprio come gli aironi quando riposano su una zampa sola. In realtà il paragone tra lo status che si viene a creare nella famiglia e quello degli aironi ha un’origine molto più drammatica e irreparabile: come gli aironi sono i bambini afghani che perdono una gamba, quando non la vita, saltando sulle mine. Dario, il nuovo compagno di Camilla li ha tante volte fotografati in un suo reportage in Afghanistan, diventato poi uno spettacolo, che durante le vicende che sono narrate,  viene allestito.

 

Il ritmo del romanzo è veloce, diventando via via più incalzante fino all’epilogo, in un crescendo altalenante di speranza e disperazione.

Rispetto al primo romanzo, che aveva un andamento più intimista e un movimento centripeto, questo secondo si apre al mondo, o meglio è il mondo che forza i confini della casa, a ricordare che non c’è rifugio possibile né porta che si possa sbarrare a sufficienza né angoli in cui ci si possa nascondere. L’imprevisto è sempre in agguato. Quello che però conta, quello che aiuta a vivere,  sono le relazioni, a partire da quella con se stessi, come è nelle parole di Ester, la nonna di Thomas, che per tutta la vita rincorre il desiderio (l’utopia) di una casa-comune con amici e amiche, dove ritrovarsi per far fronte alle difficoltà.

 

Ogni personaggio si esprime con una voce ben riconoscibile grazie all’attenta ricerca linguistica dell’autrice, che adotta registri diversi, passando dall’ironia al pianto, dal tormento alla speranza, anche nella stessa pagina. 

La trama avvincente del romanzo ha un esito sorprendente, che, però, serve a far continuare la partita.

A pensarci – conclude Liliana Di Ponte – forse è proprio questo il bello del gioco.

 

 




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