LE VIE DEL RACCONTO
FRANCESCO GAMBARO
 

 

Da Se cominci è tardi

(titolo provvisorio, racconto breve in capitoli lunghi, estratto n.13)  

 

 

L’amica che mi sta accanto mi chiede dove sta Alicudi. Lì. Indico con precisione un punto sulla linea dell’orizzonte. Vedo che strizza gli occhi alla maniera dei miopi. Io li riabasso per continuare la pulitura della caffettiera. Guarda che io non vedo niente. Li rialzo, in effetti la fitta foschia autunnale copre le isole, copre perfino l’orizzonte. Ah sì, ma sta sempre lì. Punto di nuovo il dito, lì. La mia amica è rossa e si chiama Barbara. È del continente. È venuta, come ogni anno, per aiutarmi nella raccolta delle ulive. Ci siamo alzati che era ancora buio, perché dobbiamo finire in due giorni, poi lei deve tornare in continente, io in città. Ora albeggia e minaccia pioggia. Mi affretto a scrostare il fondo della caffettiera dalle isolette di muffa. Mai lasciare per più di una settimana le signorine serrate e tufate. Nel frattempo penso a quel teorema, spiegato da Bertrand Russell ne I problemi della filosofia, secondo cui se chiudi gli occhi il mondo scompare. A proposito di scomparse, per giorni, i giorni di una centellinata lettura dovuta al fatto che Pesca alla trota in America avrei voluto non finisse mai, per giorni dicevo ho sempre guardato la foto di Richard Brautigan in seconda di copertina, sia aprendo e interrompendo il libro, sia durante la centellinata lettura. Dopo qualche mese, volendo rileggerlo, ho per prima cosa guardato la foto, scoprendo che accanto a Richard, in posa e in piedi, è seduta una donna, verosimilmente la sua prima moglie, che guarda, con uguale partecipazione all’istante fotografico, non puntando gli occhi, distrattamente e sapientemente, verso l’obiettivo, come invece fa Pesca alla trota in America. Prima non c’era, posso giurarlo. Ha un delizioso cappellino, fasciato da un ricamo, bianco come la gonna mentre giacca e stivali sono scuri. La sua gamba destra, distesa quasi a volere sgambettare Richard, mostra un lembo di carne che è un richiamo. Per me erotico perché ho sempre trovato disdicevole il corpo nudo che ci priva del piacere del nascondimento, dello svelamento, del cominciamento attrattivo-astrattivo. In più metteteci che ha gli occhiali da maestrina e i denti a coniglio da coniglio, e capirete perché io sia sicuro che durante la prima lettura non c’era, che era arrivata allora, forse dall’oltretomba pure lei, per dare conforto a quel magnifico ex che è stato il suo, il nostro Richard. Capirete che una come lei non me la sarei mai fatta sfuggire. Infatti mi ha accompagnato lungo la centellinata seconda lettura come il fiato che, talvolta, certe persone in certi momenti sentono sul collo, lato nuca. Il fatto strano è che durante la seconda centellinata, alla riapertura della seconda di copertina, c’erà soltanto lei, che faceva lo sgambetto al nulla, o forse alla statua di Benyamin Franklin, circondata dai pioppi della Washington Square di San Francisco che fa da sfondo alla foto. Intanto dovrei mettere la caffettiera sul fuoco ma Barbara me lo impedisce, standosi immobile a contemplare Alicudi, tra il lavandino e la macchina da cucina. Non mi sente, così la attraverso e accendo al caffè. Un alito sul collo mi avverte che forse è il caso di spegnere, di tornarsene a letto. Infatti, da qui a prima che il caffè esce, è diluvio.

 




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