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Presentazione,
note e traduzione
a cura di Dóra Várnai
György Spiró
QUARTETTO
Siamo nella
cucina di un appartamento della periferia di Budapest, dove vive una povera e
mediocre famiglia ungherese, composta dal Vecchio, dalla Moglie e dalla figlia,
nel testo chiamata Donna. Suonano alla porta, e si presenta uno sconosciuto,
l’Ospite. Si tratta di un ungherese emigrato in America dopo gli avvenimenti
del 1956. L’Ospite afferma di esser stato salvato nel periodo successivo ai
moti rivoluzionari proprio dal Vecchio, allora un’agente della famigerata
polizia di stato, che lo avrebbe avvertito dell’imminente pericolo di arresto.
L’Ospite č dunque tornato ora in Ungheria per ringraziare il suo salvatore e
ricompensarlo con un carico di ricchi doni. Il Vecchio perň nega tutto. La
Moglie non capisce cosa stia succedendo, l’unica entusiasta della presenza
dell’Ospite, ma solo a causa dei suoi regali, č la figlia. Lei vorrebbe tenersi
la macchina e la carta di credito dell’Ospite per poter finalmente condurre una
vita all’”americana”, sogno di molti giovani ungheresi. Il conflitto tra
passato e presente sembra perň irrisolvibile. Il Vecchio, all’epoca un
comunista convinto, č stato ormai messo da parte dalla Storia, č deluso da
tutto e da tutti, e insiste nel non voler riconoscere né i propri errori, né i
propri meriti. Dall’altra parte l’Ospite, che a sua volta č in fuga dalla
vacuitŕ e dalla mancanza di veri valori della societŕ americana e vorrebbe
ritrovare il calore dei rapporti umani e la propria patria, capisce che il
paese č irrimediabilmente cambiato, questa nuova Ungheria non č piů la sua. Il
dramma finisce quindi con la sua partenza, mentre alla figlia non resta che
consolarsi con il pollo alla paprika preparato dalla madre.
György Spiró, nato nel 1946, č il piů
noto drammaturgo ungherese contemporaneo. Egli č inoltre scrittore di prosa,
professore di storia della letteratura, traduttore dal russo, dal polacco e dal
croato, esperto della drammaturgia dell’Europa Centro-Orientale. Ha pubblicato
numerosi romanzi, racconti, poesie e saggi. I suoi successi teatrali piů grandi
sono stati: Testa di pollo
(Csirkefej, 1985) e L’impostore (Az
imposztor, 1982), tratto da un suo precedente testo narrativo. I suoi drammi
piů recenti si svolgono nell’Ungheria odierna, focalizzando l’attenzione sulle
contraddizioni politiche e sociali. La sua scrittura sicura e ricca di
possibilitŕ espressive puň utilizzare tante e diverse forme drammatiche. Alcuni
dei suoi ultimi drammi sono: La
nuovissima epopea Zrínyi (Legújabb Zrínyiász, 1991), Dobardan (id., 1994), La
casata Árpád (Árpád-Ház, 1995), Virtschaft
(Vircsaft, 1996), Honte de rue (Honderű,
1998), Soap Opera (Szappanopera,
1999), Locanda del Gran Pantano
(Fogadó a Nagy Kátyúhoz, 2001), Oscuramento
(Elsötétítés, 2002), Incidente (Koccanás, 2006), Prah (Id.,
2007), tutti messi in scena da vari teatri ungheresi. Vincitore di numerosi
premi, tra cui quello della Corporazione dei Dramaturg Ungheresi nel 2002. Nel
2006 č stato insignito del premio Kossuth, la piů alta onorificenza artistica
dello Stato ungherese. Quartetto
(Kvartett, 1996) č stato messo in scena per la prima volta nel 1997, vincendo
il premio dei critici ungheresi.
Quartetto
Personaggi:
OSPITE
VECCHIO
MOGLIE
DONNA
Luogo: la cucina di un bilocale in un quartiere popolare di
Budapest, composto da palazzi prefabbricati.
Atto secondo
[...]
DONNA Io secondo papŕ
sono una traditrice della classe, sa?
VECCHIO Tu pensi solo ai
soldi, ad accaparrarti tutto –
DONNA Tutto cosa?!
Cosa ho avuto io? Nemmeno la dote! Quando mi sono sposata abbiamo abitato per
mesi in un ripostiglio, non avevamo niente, perché papŕ č un puritano, e non ha
mai avuto niente! Per questo mio marito mi ha lasciata, perché come si fa a
sopportare tutto questo?
VECCHIO Non dare la colpa
a noi, č stato quel barbone dai capelli lunghi, quelli come lui hanno rovinato
tutto.
DONNA E gli ingegneri!
– Papŕ č un babbeo, sa? Tutti gli altri si sono arricchiti sotto Kádár, soprattutto se erano in certe posizioni, e invece
papŕ cosa ha ottenuto? Niente – questo appartamento prefabbricato, e un piccolo
giardino a Horány – quello č un covo di comunisti –
un posto orribile – appezzamenti minuscoli, tutti i compagni uno in bocca
all’altro – sul terreno c’č solo una baracca di legno – tremenda – ci si andava
con la Wartburg, quando ce l’avevamo, solo che lui
non č stato capace nemmeno di imparare a guidare decentemente, si rischiava la
pelle a ogni cambio di marcia – zappava il giardino e distillava la grappa –
grappa mista – puzzava come il diavolo –
VECCHIO Non l’ho mai
venduta! La facevo per noi!
DONNA Ho detto che la
vendevi? – E poi arrivavano i compagni del vicinato e quelli da Budapest, e
bevevano quella schifezza – i compagni – non si sono poi piů fatti vivi, eh, i
compagni – si sono prostituiti i compagni – la stella di papŕ era in declino,
non c’era piů bisogno di bere la sua grappa – poi non avevamo piů nemmeno la Wartburg – era sempre ferma, ma costava comunque almeno
cinquemila al mese – quel giardino č sempre pieno di erbacce – non potevo
neanche portarci i miei amici, e come facevo? – Se per esempio uscivo con un
ragazzo, mica ce lo potevo portare, e se anche ci fossimo arrivati in qualche
modo, diciamo con l’autostop, appena vedeva quella baracca, gli si ammosciava
subito – ecco cosa ha saputo raccattare il papŕ per la sua famiglia – mentre
sotto Kádár tutti si ingrassavano, soprattutto i
compagni! – Facevano festa allora e fanno festa pure adesso, la stessa gente –
chi non fa festa č un fesso – anche mia figlia farŕ festa, mia figlia non sarŕ
una di quelle fesse! – Bisognava leccare i culi, papŕ! – Quelli hanno leccato e
sono diventati dei capoccia – e ancora oggi lo sono – E se io e mio marito
avessimo avuto un appartamento decente, quando č nata la bambina, staremmo ancora
insieme!
VECCHIO Non dare la colpa
a noi, di quel barbone capellone! Eri sempre in giro con lui per concerti, č
questo che ti ha rovinato. Bisognava prenderli a bastonate, e subito.
[...]
Zoltán Egressy
SPINACI E PATATINE FRITTE
Siamo nello spogliatoio degli arbitri, prima di
una importante partita di calcio del campionato ungherese. Arriva per primo il
Guardialinee I, soprannominato Sapone, da poco retrocesso a questo ruolo a
causa di numerosi sbagli di arbitraggio e alcuni episodi poco chiari che hanno
macchiato la sua carriera. In seguito
arriva il Guardialinee II, chiamato Artista per il suo incontenibile animo
poetico. Come gli accade sempre piů spesso, č ubriaco e disperato: pensa ancora
alla bella Marianna (e all’ottimo piatto a base di spinaci e patatine fritte
che era solita cucinargli), che l’ha lasciato per un altro. Il suo nuovo amante
altri non č che il terzo protagonista, il giovane e rampante Arbitro, chiamato
anche Boccatriste, che condurrŕ di lě a breve la partita. Il Guardialinee
Sapone ritiene Boccatriste responsabile dei suoi guai ed č deciso a fargliela
pagare. Servendosi anche della complicitŕ di Artista, vuole sabotare la sua
conduzione della partita.
Nel II atto ritroviamo i tre protagonisti nello
stesso spogliatoio. Siamo nell’intervallo della partita, che sta andando a
rotoli grazie ai numerosi errori volontari dei due assistenti. Boccatriste č
quindi furioso e richiama alla serietŕ e alla collaborazione i due
guardialinee. Ottiene perň l’effetto contrario, Sapone infatti per ripicca gli
nasconde il cartellino giallo.
Nel III atto
siamo a fine partita, di nuovo nello stesso spogliatoio. I tre protagonisti vi
si sono rintanati, inseguiti dalla folla inferocita di giocatori e tifosi. La
partita č stata infatti definitivamente rovinata dall’Arbitro, che in mancanza
del cartellino giallo, ha usato a volontŕ quello rosso. Chiusi dentro senza
possibilitŕ di tornare a casa, i tre finalmente fanno i conti tra di loro,
scoprendo alcune inaspettate sorprese...
Zoltán Egressy, nato nel 1967, si č
laureato in storia e letteratura ungherese presso l’Universitŕ ELTE di
Budapest. Č uno dei giovani autori teatrali piů noti, oltre ai drammi scrive e
traduce anche poesie. Il suo maggior successo teatrale, Portogallo (Portugál, 1997), č da molti anni in programmazione in
diversi teatri ungheresi, tra cui il famoso Teatro Katona József, ed č
diventato anche un film. Tra gli altri suoi testi vanno menzionati: Reviczky
(id., 1995), Tre bare (Három koporsó, 2000), Azzurro, azzurro, azzurro (Kék, kék, kék, 2001), Il compleanno
di Csimpi (Csimpi szülinapja, 2001), Incidente (Baleset, 2004). Il
dramma 4x100 (id., 2003) ha visto la prima regia teatrale dell’autore
stesso. Spinaci e patatine fritte
(Sóska, sültkrulmpi) scritto nel 1999, ha riscosso grande successo sia in
Ungheria, dove ha avuto ben sette diverse versioni teatrali, sia a Londra, dove
č stato presentato presso il New End Theatre, inoltre ne č stata realizzata una
versione cinematografica di Tamás Dömötör.
Spinaci e
patatine fritte
Personaggi
Arbitro (Laci)
Guardalinee I (Sapone)
Guardalinee II (Artista)
Luogo: lo spogliatoio degli arbitri
Primo atto
[...]
Guardalinee
II (Si accascia sulla
panchina di destra) Non mi piace stare qui. Anche l’altra volta mi hanno
sputato addosso. A te non č mai successo?
Guardalinee I E
dov’č che non ti sputano addosso, Artista? Ti sputano ovunque. Embč?
Guardalinee II A
te ovunque?
Guardalinee
I Perché io gliele canto, e
gli ricambio pure i gestacci! Mica possono fare i gradassi, con me.
Guardalinee II Prima
o poi, invece delle cartacce, ti tireranno le pietre.
Guardalinee
I Senti, io dico sempre:
scagli la prima pietra chi non mi teme. Non mi hanno mai aspettato al varco
dopo la partita!
Guardalinee II Quella
č la parte peggiore. La fine. Il triplo fischio.
Guardalinee I Dipende.
Da quanti sputatori ci sono dietro di te, capisci?
Guardalinee II Poi
deve passare di nuovo un’altra settimana, prima di tornare in campo.
Guardalinee I Ti
piace cosě tanto?
Silenzio.
Guardalinee
II Prima, mangiavo sempre
spinaci e patatine fritte il giorno della partita. Li preparava la Marianna.
Solo nei giorni di partita. Non dovevo nemmeno dirglielo, faceva tutto da sola,
era una specie di cabala.
Guardalinee I Spinaci
e patatine fritte? Che idiozia.
Guardalinee
II Diceva che se diventavo
arbitro, allora mi ci cuoceva anche la carne. Era una specie di cabala. Che la
carne, me la faceva solo in quel caso. Ma ormai fa lo stesso. Il tempo č
volato. L’ultima volta che li ho mangiati č stato quando se n’č andata.
Guardalinee I Né
carne, né arbitro.
Guardalinee II Giŕ.
Né Marianna. Giŕ.
Silenzio.
[...]
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