SPAZIO LIBERO
FAUSTO PIRANDELLO
Un realismo visivo ai limiti dell’incubo


      
È uscito, presso Silvana Editoriale, il catalogo, a cura di Vittorio Sgarbi, della mostra “I nudi” apertasi a luglio nelle sale di Palazzo Grimani a Venezia e che chiuderà il 27 novembre. Un’esposizione di opere incentrate sulla corporeità femminile, in cui la pittura assume progressivamente i sintomi intensamente inventivi di una sensualità malata. L’artista romano (1899-1975), in questi quadri connotati da una violenza strutturale e cromatica nei confronti della materia carnale, sembra anche riverberare i difficili rapporti che ebbe col padre, il grande drammaturgo Luigi.
      



      

di Mario Lunetta    





Fausto Pirandello, Nudo in prospettiva, 1923, olio su tela, cm 132,5x74,5


All’età di ventiquattro anni Fausto Pirandello dipinge un feroce capolavoro: il Nudo in prospettiva (1923). È una figura di donna senza dolcezza né delicatezze seduttive. Si direbbe piuttosto una massa di carne sonnolenta e disfatta, chiusa in una sua solitudine, scorciata in un’offerta di sé brutale e priva di mediazioni. Il sesso sembra corrispondere in lei alla fatica del lavoro contadino, tanto che neppure il riposo le si addice come vero abbandono: e il richiamo immediato è a quelle modelle di Anticoli Corrado che fino ai primi decenni del ’900, dopo le mattutine incombenze rurali aggiungevano (quasi una tradizione storica) l’attività di “posa” per gli artisti. I colori terrosi che si incupiscono nei grossi capezzoli, negli avambracci e nelle mani che nel loro sommario vigore somigliano al volto di una durezza animale, non trovano nessuna premura nelle strisce bianche e azzurre del materasso, schiacciato senza remissione dal peso del corpo. L’opera ha l’aria di un’istintiva presa di distanza del giovane e tormentato artista da quel nostrano retour à l’ordre che dopo la tempesta delle avanguardie si chiamò Valori Plastici e Novecento, e prelude a quella sorta di espressionismo concentrato su un’impietosa misura terrestre e quotidiana immersa in una sorta di ventosa aura visionaria che sempre più si affermerà, negli anni, come la cifra di più forte riconoscibilità del pittore. Di questa reiterata attrazione per la corporeità femminile, che progressivamente assume i sintomi intensamente inventivi di una sensualità malata, sono una prova di grande forza gli olii e i pastelli su tela, carta e cartone raccolti in un’assai significativa mostra veneziana a Palazzo Grimani (3 luglio-27 novembre 2011). In proposito, l’artista riconosce di non rendersi quasi conto “di dipingere donne, ossia non mi interessa che siano donne. La mia non è una sensualità riposante bensì vista attraverso schemi intellettuali. Non c’è compiacimento in questa sensualità”.    





Fausto Pirandello, Nudo su fondo bianco, 1928 circa, olio su tela, cm 73,5x61


L’ultima opera accertata della serie è un pastello su carta del 1970 ca (Nudo seduto), sgorbiato con crudele velocità; ma tra i venticinque realizzati dai primi anni Venti ai Settanta del secolo scorso figurano testi di notevole altezza, tra i quali spiccano Composizione con nudi e pantofole gialle (1923) serrato in una prospettiva ridotta, obliqua, severamente drammatica; il bellissimo Nudo su fondo bianco (1928 ca), che per Vittorio Sgarbi è un’“anticipazione sorprendente” di certi momenti di Lucian Freud (accostamento che a chi scrive lascia forti perplessità: inquantoché, se in quest’ultimo permane un costante sedimento accademico, nell’italiano l’esigenza di una libertà linguistica per così dire “selvaggia” pur nella sua educazione e consapevolezza tecnico-culturale si esprime anche attraverso un’oltraggiosa malagrazia – che si fa talora “ostilità” esplicita tuttavia tesa fra passione e scontento – nei confronti di ambienti, cose, persone, fino alla violenza strutturale e cromatica esercitata sulla materia carnale); il dilaniato Nudo su poltrona di paglia (1947 ca), giocato su un raggelato impeto di deformazione e una gamma cromatica di gialli acidi e zone arancio nient’affatto rasserenanti; il trasandato, spietato olio intitolato Figura riversa (1953), in cui il delirio sgradevole della figura sdoppiata (e come appesa a testa in giù) sembra alludere a un corpo che abbia subìto una tortura nella quale l’aguzzino è anche se stesso.     

    

È ben noto il carattere problematico e travagliato di Fausto Pirandello, nel quale di certo parte non secondaria ha significato il non facile rapporto col padre Luigi, di cui – tra pulsioni affettive e rifiuti nevrotici – sono amara testimonianza molti documenti epistolari. Scrive al figlio il grande drammaturgo: “è curioso come tu, che sai esprimere così bene ciò che avviene in te, non trovi poi la via per uscire da codeste opprimenti condizioni di spirito”. E ancora, in una sofferta confessione: “devo chiedere scusa ai miei figli di averli confusi con me stesso. Li trattavo come trattavo me stesso: e so ora – lo capisco tardi – di essermi sempre trattato male”.

Si è sempre insistito sul particolare realismo del pittore, che sembra interiormente calamitato da grevi insorgenze oniriche, non di rado ai limiti dell’incubo. La sua visione non afferma la propria complessità antinaturalistica (fino alla stagione dei tardi apporti “astratti”) su un logos lineare, ma tende costantemente a una specie di fuga dello sguardo in molte direzioni anche tra di loro contraddittorie. Sono un robusto impianto formale angosciato da acri tentazioni di non-compiuto (di non-compibile) e un perentorio decisionismo pur nella frequente dilacerazione dei nessi sintattici, a consentire l’inesorabile fermezza della sintesi che attraversa come un’ansia insopprimibile l’intera produttività faustopirandelliana. Di tutto ciò danno puntualmente conto gli interventi in catalogo di Sgarbi e di Antonio D’Amico, che instaurano una fitta rete di citazioni critiche e di rimandi documentali sulla vicenda di uno degli artisti italiani di statura europea del secolo scorso, il quale attende ancora tutto il riconoscimento che gli spetta, sia in sede di esegesi che di attenzione del pubblico.





Fausto Pirandello, Atmosfera e autoritratto, 1956, olio su cartone, cm 102x90





Scarica in formato pdf  


      
Sommario
Spazio Libero

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006