INTERVISTE
GIUSEPPE MALLOZZI
Manuel Puig
tra romanzo,
cinema e teatro


  
A colloquio con uno studioso del grande scrittore argentino scomparso nel 1990. La sua multiforme opera mescolava diverse tecniche di scrittura, incrociando frammenti di radio-teatro e temi scolastici, testi burocratici e diari intimi, dialoghi telefonici e monologhi interiori. Il tutto fortemente influenzato dai melodrammi della cinematografia hollywoodiana, come attesta il suo primo libro narrativo “Il tradimento di Rita Hayworth” e, naturalmente, “Il bacio della donna ragno” infarcito di citazioni filmiche. Molto eclettica anche la sua produzione drammaturgica che comprende una commedia musicale sul famoso cantante Carlos Gardel “Tango delle ore piccole”.
  



  

di Alessandro Ticozzi





Manuel Puig (1932-1990)


Come furono per Manuel Puig gli anni in cui studiò regia al Centro sperimentale di Cinematografia di Roma, lavorando poi come aiuto regista?

 

Nel 1955, l’anno della caduta di Perón, Puig terminò gli studi di lingua e letteratura italiana alla Scuola “Dante Alighieri” e vinse una borsa di studio di un anno per studiare in Italia. Un'opportunità unica, che lo proiettava direttamente a Roma, la capitale del cinema. La Dante Alighieri copriva i costi di iscrizione al Centro Sperimentale di Cinematografia e un minimo di spese di viaggio e di mantenimento. Tra i docenti figuravano nomi come Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Ingrid Bergman e Jean Renoir. Ma gli entusiasmi iniziali si affievolirono quasi subito, perché in quella scuola il neorealismo era diventato ormai una sorta di dogma, non c'era spazio per i sogni e i drammi hollywoodiani che Puig tanto amava. Durante la permanenza a Roma scrisse le sue prime sceneggiature, ricalcate sui melodrammi di Hollywood degli anni ’30 e ’40. Dopo l’esperienza del Centro Sperimentale di Cinematografia e fino al 1961 fu aiuto-regista e traduttore di sottotitoli a Roma, Parigi e Buenos Aires, mentre dal 1963 al 1967 si stabilì a New York, dove lavorava ai musical di Broadway. E fu proprio in questi anni che Puig si rese conto che il cinema non era la sua strada, maturando la decisione di dedicarsi alla letteratura.

 

“La traición de Rita Hayworth”, “Boquitas pintadas”, “The Buenos Aires affair”, “El beso de la mujer arana”, “Pubis angelical”, “Maldición eterna a quien lea estas páginas”: stile e contenuti della narrativa di Manuel Puig.

 

Ogni romanzo di Puig è diverso dall’altro, perché l’autore era solito mescolare diverse tecniche di scrittura, inventando una nuova forma narrativa. Per esempio, mescolava frammenti di radio-teatro e temi scolastici, testi burocratici e diari intimi, dialoghi telefonici e monologhi interiori. Già nel suo primo romanzo, Il tradimento di Rita Hayworth, Puig aveva inserito tutto questo materiale, tanto che il suo primo libro può essere considerato da solo come la summa di tutta la sua opera letteraria. Dimostrava di aver compreso bene la lezione di Joyce: molteplicità di tecniche narrative, rottura dell’ordine lineare del tempo, assenza di un narratore unico. In altri romanzi, come per esempio Il bacio della donna ragno, fa un uso massiccio del dialogo, senza nemmeno un tratto di prosa descrittiva. In questo si capisce come la scrittura per il cinema lo abbia influenzato. Ma lo stesso cinema ricorre spesso nelle sue opere. Toto, il protagonista del primo romanzo, è un fanatico di pellicole melodrammatiche della Hollywood degli anni d’oro, oppure Molina, nel Bacio della donna ragno, che racconta dettagliate trame di film al suo compagno di cella Valentin, sono solo alcuni dei personaggi che hanno subito la fascinazione cinematografica, al punto da riempire la loro vita di sogni. E la vita, in tutte le sue sfaccettature, è stata descritta con pennellate di rara bellezza. Un altro tema forte dei romanzi di Puig è l’omosessualità, che lui stesso non ha mai nascosto, descritta spesso in contrapposizione all’autorità di un padre o politica, dal chiaro sapore autobiografico.





La raccolta “Bajo un manto de estrellas”: quali sono le principali caratteristiche di Puig autore teatrale?

 

Puig arriva al teatro quasi casualmente. Lui stesso, in un’intervista, aveva detto di non averci mai pensato, avendo avuto in mente soltanto il cinema. Ma sia scrivere per il cinema che per il teatro erano attività strettamente connesse a quella del romanziere. Perché sono attività da svolgere in completa solitudine, lontano dall’autorità di un regista o dagli alti costi di un film. Nei suoi lavori teatrali Puig ha spaziato con i generi e con le tematiche, passando da personaggi più allegorici come in Stelle del firmamento al realismo scenico del Mistero del mazzo di rose o alla rilettura del Bacio della donna ragno. Un caso isolato resta Tango delle ore piccole, una commedia musicale su Carlos Gardel, celebre cantante argentino. Anche nel teatro, così come accade nei romanzi, emerge l'eclettismo dello scrittore argentino.

 

“La cara del villano” eRecuerdo de Tijuana”: quali sono le principali caratteristiche di Puig soggettista cinematografico?

 

Le due sceneggiature citate sono di sicuro quelle meglio riuscite, dove l’autore lascia il proverbiale realismo dei romanzi. Da sottolineare il loro carattere immaginario e allegorico, in particolare ne La faccia del cattivo, tratta da L’impostore, un racconto molto bello di Silvina Ocampo. In questi lavori Puig si lascia andare ad una narrazione di taglio irreale e simbolico, dove realtà e finzione si fondono. Sono sceneggiature molto diverse da quelle scritte agli inizi, che ricalcavano, al contrario, certi melodrammi della Hollywood degli anni ’30 e ’40. Puig ha anche curato lo script di due suoi romanzi, Boquitas Pintadas e Pubis Angelical, che sono stati tradotti in pellicola. Puig ne aveva un cattivo ricordo, in quanto le sue sceneggiature sono state rimaneggiate al punto da diventare un'altra cosa rispetto a quello che aveva scritto l’autore. Ulteriori episodi che hanno fatto allontanare lo scrittore argentino dal mondo del cinema.

 

Può il romanzo “Cae la noche tropical” essere considerato il testamento artistico di Puig, la summa del suo pensiero?

 

In un certo senso sì, perché anche in questo romanzo vediamo diverse tecniche narrative: dal dialogo serrato agli articoli di giornale, fino ad ampi stralci di verbali della polizia. Non esiste un narratore unico ma più voci che narrano ciò che i personaggi fanno, pensano e desiderano. Puig gioca con il poliziesco, come già avvenuto in The Buenos Aires Affair. Ma in questo suo ultimo romanzo introduce una tematica nuova, quella della vecchiaia. Seguiamo i dialoghi delle due anziane Nidia e Lucy, dai quali emerge l’approssimarsi della morte, che però non viene dipinta come spaventosa, perché è “tropicale”, appunto, come recita il titolo del libro, perché è addolcita dalla compagnia reciproca e dalla ricchezza degli affetti.





Locandina del film ricavato dal romanzo di Puig e diretto da Hector Babenco nel 1985


A più di vent’anni dalla scomparsa, cosa rimane del grande scrittore argentino?

 

Scrittori con il talento di Manuel Puig non ci sono più, affascinati come lui dal cinema e, se vogliamo, dalle mille sfaccettature della vita. La sua lezione, il suo modo di scrivere un po’ “schizofrenico”, purtroppo è stato relegato nell’antiquariato perché ormai il romanzo contemporaneo ha ripreso gli stilemi del vecchio romanzo ottocentesco. Si racconta ma non si “documenta”, come invece faceva Puig per restare incollato alla realtà, mischiando alle conversazioni telefoniche le lettere, agli articoli di giornali verbali di polizia e così via. Forse perché il lettore non è più abituato a leggere e per questo si predilige una scrittura più lineare, più semplice da seguire.

 

 

 

*  Giuseppe Mallozzi ha pubblicato nel 2009, presso l’editore Sacco, il libro Manuel Puig. La vita, letteratura, il cinema.




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