LETTURE
ROBERTO PIPERNO
      

Esseri

Edizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli,

2010, pp. 128, € 15,00

    

      


di Donato di Stasi

 

Illuminare l’ignoto con una lampada di carta

 

1.         Esseri  è  un libro di poesia e di molto altro: fiumi carsici scorrono al di sotto delle pagine e trascinano con sé le zone sacre, le cripte, i grumi segreti che appartengono alla leggenda di ogni individuo e al suo rapporto con gli altri e con i fatti della vita, recenti e remoti.  Tutto è mostrato in questo libro, ma nulla è esibito, perché a muovere la costruzione formale dei versi non è il risentimento, piuttosto la comunicazione, il superamento delle divisioni, l’incontro, la condivisione, la ritrovata capacità di bagnarsi alle stesse acque di un progetto etico condiviso.

2.         Come in ogni opera che si rispetti il titolo non può derivare da una casualità: Esseri  si riferisce con immediatezza al to eon, all’essere nella sua assolutezza metafisica, nello stesso tempo coglie in quanto pluralità la contingenza, la condizione del quotidiano,  l’esistere comune, pur nella solitudine e nella desolazione attuali. Credo che nel nostro caso non interessi tanto la differenza filosofico-teologica (Essere/esseri), quanto la loro diversa manifestazione a partire da un unico asse di significati: da un lato la profondità insondabile della Sostanza che si giustifica con la categoria dell’irraggiungibile, dall’altro la fenomenologia dell’apparire, la superficie delle cose, la percezione concreta delle persone nella dimensione abbracciante del Noi (“Siamo nati nell’imprevisto / con il solo destino certo della morte / e viviamo ancora / ascoltando il tempo / che scorre e ci trasporta / verso il ritorno alla polvere del vulcano”, Nascita)

3.         Roberto Piperno struttura un’opera triadica di stampo quasi dialettico: la prima sezione reca come titolo Siamo, alludendo al ciò che è nella sua presentificazione, nel costituirsi quale hic et nunc di ogni azione e intervento nella realtà (la coscienza individuale si trasforma poeticamente in voce comune, in microvoce del cosmo). La seconda sezione si inerpica Nei conflitti e vi traluce l’antitesi, la negazione, le dinamiche esistenziali del dolore, nelle quali siamo stati abituati a riconoscerci. Dal presente lo sguardo precipita nel passato immemore delle persecuzioni razziali, della storia ebraica, dell’immaturità sociale e politica dell’Italia; gli occhi si spingono fino a una dichiarata nostalgia (ovviamente intesa in senso etimologico), che sempre accompagna ciò che è perduto, quand’anche si tratti dei giri di boa di una straziante sofferenza (“La foto sul comodino / di chi non è più tornato dallo sterminio / resta da allora a ricordare / che la memoria non va dimenticata / per perseguire la rivoluzione della pace”, Persecuzioni). La sezione conclusiva, Tra i passaggi, si nutre di un respiro più maturo e positivo, poiché mette in gioco il divenire, la transizione, l’avvento, il futuro, non più intesi come il tragico che si compie, come il negativo nullificante  e annichilente. Roberto Piperno illustra un tempo a venire non scevro dalla speranza, condizione esistenziale che in nessun modo può essere espunta da chi voglia minimamente perseguire un ideale di vita autentica. Siamo entrati nel cono d’ombra di ciò che non è ancora, con l’espresso invito a non temere e a lasciarsi guidare dalla lampada di carta dei versi (“La poesia / sempre per vedere / ciò che è nascosto oltre il primo sguardo / dietro il volto / il paesaggio / la luna //… // per rendere i limoni / nascosti nel cortile / a me / a te / accessibili a tutti”, La poesia ).

4.         Roberto Piperno colloca la poesia al centro grafico della pagina-mondo, rimandando all’antesignano più riconoscibile, quella Poesia in forma di rosa (1964) di Pier Paolo Pasolini, a cui il Nostro deve la capacità di coniugare sperimentalismo linguistico, classicità e passione civile. L’engagement  comunicativo impone a sua volta l’assenza di punteggiatura e la strutturazione del ductus poetico come un interminabile flusso di coscienza, anche per avvertirci che non si è  in presenza di una poiesis  arresa alla prosa, al contrario cantabilità e musicalità ne designano la valenza e l’interesse letterario (“Mi nascondo nel tronco degli alberi / e mi raccolgo tranquillo di esistere / masticando sandwich di silenzio”, Sandwich).

5.         Altra peculiarità della scrittura di Esseri risulta la sua natura pedagogica, attraverso uno stile sentenzioso, aperto, lineare, che non costringe il lettore a voli pindarici da una metafora appesa all’altra,  da un salto mentale all’altro per decifrare significati inconcussi. Roberto ricorre a una forma aforismatica efficace, perché ogni frammento si incastona in un libero fluire della voce dialogante, esistenzialmente contigua alle inquietudini circolanti. Per ottenere questo risultato il Nostro intreccia tre fondamentali registri linguistici: il sermo cotidianus  (tutte le parole impoetiche piegate alla massima poeticità), un tratto semantico sghembo (alla ricerca continua del fondo oscuro delle parole) e l’impostazione aulica del tono (contraltare sintagmatico della brutale usura e messa in mora del linguaggio). I passaggi fra l’aulico, lo sghembo e il cotidianus non appaiono forzati, anzi l’amalgama appare quasi sempre riuscita, tanto da dare l’impressione di testi estremamente moderni, eppure non disancorati da un giusto rapporto con la tradizione, in special modo leopardiana e montaliana (“Convivere con la luce / alta e solinga contro l’orizzonte / senza temere che il monte / innalzi il fiume mortale del vulcano / riapertosi alla luce dell’etere”, Luce).

6.         Esseri  si pone alla confluenza di diversi immissari: il logos ragionativo e epifonematico che fa assumere alla scrittura un carattere di totale apertura all’altro da sé; l’eros della parola innamorata, evidente nel gioco linguistico Parola-Paola; il nostos come bisogno di ritorno costante alle proprie radici etniche, religiose, politiche; il taumazein  aristotelico inerente a quella capacità di stordimento e di stupore da intendersi quale base della conoscenza vera e della poesia degna di tal nome. Roberto Piperno mette la sua scrittura a disposizione di una rinnovata coscienza sociale e morale. Di questi tempi, così sciatti e  vuoti, è un valore certo. Il lettore ne tenga conto.

 




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