LETTURE
LUIGI GRAZIOLI
      

Tempesta

 

Effigie, Milano, 2011, pp. 122, € 14,00

    

      


di Marco Codebò

 

 

Tempesta è un romanzo-saggio sulla fragilità delle strutture sociali in un territorio localizzabile da qualche parte nella pianura lombarda; a svelare questa nascosta instabilità è una tempesta tropicale (punizione divina o rivolta di una natura vilipesa, questo non è dato saperlo) che si abbatte su Gorgonate, l’immaginaria cittadina dove è ambientato il racconto. Si tratta di un uragano totale, per così dire, durante il quale si scatenano tutti e quattro gli elementi primigeni, aria, acqua, fuoco e terra. Venti terribili provenienti da tutti i punti cardinali sradicano alberi, spazzano via automobili e scoperchiano tetti, mentre un’inarrestabile inondazione trasforma Gorgonate in una specie di Venezia dell’interno, con le strade ridotte a canali pattugliati da motobarche della polizia. Qua e là si accendono misteriosi incendi e tuonano lontane esplosioni, mentre la terra, sottoposta alla violenza di vento ed acqua, si trasforma in infida fanghiglia.

Nel romanzo la tempesta assolve la stessa funzione della peste nell’introduzione al Decameron, mostrare su quali fragili basi riposi un’intera civiltà, medievale in Boccaccio, tardo-industriale in Grazioli. Nel caso della Tempesta ad essere messa a nudo è l’inconsistenza di una società civile fondata sull’espansione del consumismo, il boom speculativo dell’edilizia residenziale e la disponibilità illimitata di mano d’opera a buon mercato. Summa delle contraddizioni che lacerano Gorgonate, ferita che taglia da un capo all’altro l’intero corpo sociale, è il conflitto interetnico fra i residenti locali e gli immigrati. Questi ultimi, una popolazione di invisible men come gli afroamericani nel romanzo di Ralph Ellison, risalgono alla superficie del mondo grazie al disorientamento provocato dal cataclisma naturale.

Il filo narrativo dell’indagine di Grazioli si dipana seguendo la storia di Diego C., l’eroe del romanzo, un giovane borghese, scapolo, che come i suoi concittadini è agitato da forti preoccupazioni securitarie. Per quanto il suo profilo socio-psicologico sia appena tratteggiato, se ne sa abbastanza per collocarlo all’interno della classe media, condizione sociale simboleggiata dal solido palazzo dove abita, in grado di resistere agli insulti, sia reali sia metaforici, della tempesta che si scatena all’esterno. Ad attirare Diego fuori dal guscio è l’incontro occasionale con una bellissima donna, Tshala, rifugiatasi per pochi minuti nel suo appartamento e poi svanita come per incanto nel nulla. È l’amore a prima vista per Tshala che spinge Diego all’avventura nelle pericolose strade di Gorgonate. E di vera erranza medievale si tratta, sul tipo del Roman de la Rose per intenderci, con l’amata che si fa sempre più irraggiungibile, un mero senhal dal nome cangiante (Tshala si chiama di volta in volta Pierrette, Rokia, DeeDee e Angélique), e che su questa irraggiungibilità fonda la natura stessa della sua desiderabilità.

Diego si trova quindi coinvolto in un’avventura fine a se stessa, nella quale non c’è nessun vero obiettivo da conseguire, perché ciò che conta è la conoscenza che si ottiene strada facendo. Ma a differenza dall’archetipo medievale, la ricerca di Diego non porta in dono un sapere travestito da allegoria. Quella che l’eroe scopre nella devastazione di Gorgonate è infatti la realtà nuda e cruda: disordine urbano, sovraffollamento, odio interetnico, l’aggressivo e irrazionale comportamento della folla, in una parola lo stato di natura che si ingoia la società non appena la provvisoria sovrastruttura della civiltà mostra segni di cedimento. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che in questo contesto di barbarie in agguato, l’avventura di Diego e del suo alleato, Tarik (lo stesso nome del condottiero arabo che per primo sbarcò in Spagna), un immigrato incontrato per caso in un magazzino abbandonato, assomigli più spesso ad una fuga che ad una ricerca.

La struttura portante della Tempesta è il dialogo fra il narratore onnisciente e il protagonista. Si tratta di una conversazione ininterrotta che percorre l’intero romanzo ed è condotta attraverso strumenti differenti: il commento, sotto forma di una lunga serie di “a parte” teatrali, e la domanda (retorica o no) dal lato del narratore, l’indiretto libero da quello del personaggio. Incalzante ed enciclopedica, la lingua copre elasticamente tutti i registri del linguaggio, con preferenza verso i due estremi, l’ipercolto ed il basso/volgare. Per quel che riguarda la componente ideologica del testo, la voce narrante è portatrice di un  punto di vista assolutamente disincantato sul mondo. Ogni azione umana nasconde un secondo scopo che si rivela sempre infinitamente più gretto di quello dichiarato. L’ovvia figura di tale approccio è l’ironia, graffiante fino ai limiti del sarcasmo, e soprattutto implacabile su tutti i 360 gradi dell’orizzonte sociale. Nessuno è innocente nell’universo narrativo della Tempesta; governanti e governati soffrono della stessa miopia e sono vittime della medesima impotenza. Valga a questo proposito la “minimanifestazione” di protesta dell’opposizione,  nella quale si chiede cosa abbia fatto “l’amministrazione per prevenire la tempesta” e si addossa ad una giunta comunale in carica da tre mesi la colpa di decenni di abusivismo edilizio (pp. 83-84).

Com’è naturale nemmeno Diego è innocente, visto che il foro della sua coscienza rivela pulsioni, luoghi comuni e bassezze che lo rendono in tutto e per tutto simile ai suoi concittadini. Lo salva solo la sua condizione di cavaliere errante: porsi una meta, agire nel nome di un ideale, non importa se infondato, trasporta l’eroe della Tempesta nella situazione dell’amor cortese, dove quel che conta è appunto l’andar cercando, perché solo così si può sperare di raccogliere brandelli di verità. Con la non piccola aggiunta che nella condizione degradata in cui agisce Diego, la stessa avventura cognitiva finisce in asfissia per mancanza di spazio, visto che il garbuglio del presente è così intricato che ogni sapere  è, a lui come a noi, vietato.

 

 




Scarica in formato pdf  


      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006