TRADUCENDO MONDI
RIFLESSIONI
Le riviste nell’editoria globale: tradurre “Qui – Appunti
dal presente”


      
Rielaborando l’intervento effettuato al convegno “Letteratronica”, alcune considerazioni sulla funzione e sul ruolo del traduttore, a partire dall’esperienza concreta della rivista nata nel 1999 e che oggi esce quattro volte l’anno ed è consultabile online, per un anno dall’uscita di ogni numero. Nell’era del web 2.0 e del multilinguismo proliferante in rete, i due cardini del lavoro della pubblicazione sono ‘la contaminazione fra i generi di scrittura (saggi, colonnine di cronaca, pagine di diario, poesie) e la mescolanza fra i diversi autori (professionisti e non)’. Soprattutto la volontà di ‘costruire ponti fra le culture’, per esempio traducendo i dialoghi di pace tra due amici che vivono l’uno a Gaza e l’altro in Israele.
      



      

di Sara Crimi

 

 

[Questo articolo[1] prende le mosse dalle domande che Marco Palladini e Tiziana Colusso pongono nella presentazione del Convegno «Letteratronica. Riviste, editoria e scritture nella rete globale», e cerca di abbozzare qualche riflessione, se non di dare qualche risposta alle questioni dibattute in quella sede, a partire dal mio lavoro come traduttrice per la rivista “Qui – Appunti dal presente”][2].

 

 

Lo spunto di riflessione che ci è stato proposto parte dalla constatazione che, con l’avvento del web 2.0, si sono enormemente dilatati i margini di crescita del networking culturale e che la galassia culturale online è in (continua) espansione. Da diversi anni, ormai, assistiamo a un continuo fiorire di spazi virtuali per l’espressione letteraria – a volte, occorre ammetterlo, anche di dubbio valore – quindi ci si deve interrogare sulla direzione e sullo scopo di questa espansione. Qual è il valore aggiunto che la letteratura elettronica può apportare? E qual è la sua lingua di espressione?

In quanto traduttrice, la mia risposta non può che essere: la lingua delle traduzioni, dove per “traduzioni” non intendo solo il volgere un testo da una lingua a un’altra, ma anche il trasmettere culture. E “Qui – Appunti dal presente” incarna perfettamente questo concetto.

Come ricorda Tiziana Colusso nella presentazione del Convegno, secondo Umberto Eco «la lingua dell’Europa è la traduzione», un’affermazione che, nel caso di “Qui – Appunti dal presente”, potrebbe essere riformulata in: la lingua del mondo è quella dei multilinguismi che ci permettono di scoprire – pur nella fruizione di testi tradotti in italiano – le realtà, le vite, le culture, i brandelli di quotidianità dei nostri autori.

La rivista nasce nel 1999, nell’era del web 1.0, ma è sempre stata incentrata – e qui cito il suo fondatore, Massimo Parizzi (traduttore milanese) – sulla contaminazione. La contaminazione fra i generi di scrittura (la rivista ospita saggi, colonnine di cronaca, pagine di diario, poesie), la mescolanza fra i diversi autori (professionisti e non), la scelta di un formato che – in questi dodici anni di vita – ha assistito a una trasformazione della rivista, in perfetta coerenza con l’evoluzione della Rete e del modo di comunicare globale, da fascicolo di fotocopie in A4 a vero e proprio libretto con una versione integrale online, per poi diventare ciò che è adesso, una rivista che esce quattro volte l’anno ed è consultabile online per un anno dall’uscita di ogni numero.




Jana Kasalová e Jan Šerých, La quintessenza della tradizione europea: osservazione come fenomeno di forza d'animo, mostra a cura di M. Hájek, Galleria Nicoletta Rusconi, Milano 2011


La metamorfosi non ha interessato solo la forma editoriale, ma anche i contenuti. Nel tempo, infatti, l’intento iniziale di mostrare la vita «senza aggettivi», come l’ha definita Massimo Parizzi nell’editoriale del primo numero, si è mantenuto, ma ha cambiato pelle, andando ad abbracciare i diari di vita (nella forma del blog) di scrittori e gente comune di ogni parte del mondo. Davanti alle ondate di disumanizzazione e umanizzazione che caratterizzano la storia, “Qui – Appunti dal presente” vuole mettere in primo piano la persona singola, la persona senza aggettivi (talvolta, paradossalmente, anche senza nome, visto che gli autori spesso usano un nickname o si firmano con un’iniziale, dal momento che scrivono da zone di guerra o sono rifugiati o espatriati), quella che – attraverso il suo diario online – getta lo sguardo sui fatti, facendo sentire la presenza costante dello scrivente. Ecco allora che si va nella direzione dell’umanizzazione, si restituiscono fotogrammi di vita, spesso brevissimi, apparentemente decontestualizzati ma in realtà carichi di significato. Ecco allora che possiamo ascoltare la voce di una madre di famiglia di Riyadh, che prende spunto da un programma televisivo del suo paese per riflettere sulla discriminazione della donna, o del project manager iraniano trapiantato in Gran Bretagna che racconta i falò di libri durante la Rivoluzione Culturale in Iran, o ancora le voci dei profughi che, senza alcuna pretesa giornalistica, ci raccontano la realtà della condizione di esiliati.

Ho aperto questo mio intervento con la domanda, cruciale ai fini dell’incontro di Roma e centrale per la professione di traduttore: in quale lingua comunicano i globalnauti? Da traduttrice, da collaboratrice di “Qui – Appunti dal presente”, non posso che guardare alla lingua delle traduzioni. “Qui – Appunti dal presente” è, oggi, una rivista tutta in italiano. È un vero e proprio lavoro corale degli autori e dei loro traduttori (non a caso, la sezione dedicata ai collaboratori di ogni numero riunisce entrambe le figure, in un gioco di riferimenti incrociati fra i testi che mette tutti sullo stesso piano).

Tradurre questi testi, permettetemi di usare un’immagine fin troppo abusata, è la quintessenza del costruire ponti fra le culture[3]. Mi passano fra le mani piccoli estratti, brevi fotogrammi (l’ultimo, in ordine di tempo, è quello che ritrae la conversazione fra due madri israeliane che – fra i banchi di un supermercato – parlano, con la rassegnazione e la naturalezza dell’abitudine, dei figli arruolati nei corpi speciali e offrono al lettore un’esperienza emotiva totalmente straniante) e ogni volta che ne traduco uno penso che grazie al web possiamo mettere in contatto persone, spogliare le vite di ogni aggettivo, portare il privato nella storia, umanizzare il disumanizzato.

Allora, e per concludere, posso tentare una risposta al quesito iniziale e dire che l’espansione della galassia del web 2.0 va in direzione dell’umanizzazione, il suo scopo è quello di dare a tutti un senso di sé e lo fa – anche – con la lingua delle traduzioni. Parafrasando Claudio Magris, al traduttore il compito di oltrepassare le frontiere amandole, nelle parole di Claudio Magris, e salvarle così dall’indistinto.

 

 

*  Sara Crimi è nata a Modena nel 1974. Lavora come traduttrice editoriale e redattrice free-lance da dieci anni e collabora – fra le altre – con Il Mulino, Egea, Mc Graw-Hill, Phaidon, Taschen. Traduce siti web istituzionali per la Commissione Europea e collabora con “Qui – Appunti dal presente” dal 2008. www.saracrimi.com

 

 

 



[1] Questo articolo è nato dall’intervento di Sara Crimi al Convegno «Letteratronica. Riviste, editoria e scritture nella rete globale», tenutosi presso la Biblioteca della Vallicelliana di Roma, 9 marzo 2011, a cura di LeRetiDiDedalus.it e FormaFluens.it

[2] www.quiappuntidalpresente.it – i testi sono tradotti da: Alessandra Solito, Anita Natascia Bernacchia, Barbara Volta, Brigitte Ciaramella, Chiara Marmugi, Cristina Mazzaferro, Cristina Tabbia, Daniela Di Falco, Daniela Lanzini, Elia Riciputi, Erica Golo, Floriana Figura, Francesca Pischedda, Gabriella Gregori, Giacomo Sbarra, Guendalina Blandino, Johanna Bishop, Laura Lancini, Laura Zanetti, Leonarda Olivieri, Lucia Lorefice, Maria Giovanna Giuliani, Massimo Parizzi, Michela Quaglino, Nadia Patella, Natalia Amatulli, Paola Zanetti, Roberta Cattaneo, Rosaria Fiore, Sara Crimi, Tiziana Zaino

[3] E tradurre le pagine di «Peace Man» e «Hope Man» (due amici che vivono rispettivamente nel campo profughi di Sajaia a Gaza, e a Sderot, cittadina israeliana nei pressi del confine con la Striscia di Gaza), tratte dal blog Life Must Go On in Gaza and Sderot (http://gaza-sderot.blogspot.com) è un ponte fra i ponti.




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