LE VIE DEL RACCONTO
LORENZO SPURIO
 


Colloquio con un sudoku

 

Incasello numeri tutti i giorni stando attento a non disporre la stessa cifra sulla stessa riga o sulla stessa colonna. Sono patito per i sudoku. Per me la vita si riduce a una manciata di numeri da catalogare, disporre, in maniera accurata. Sono abbastanza abile e veloce nello svolgerli poiché il lungo apprendistato e il gran tempo dedicato a questa attività tutta matematica hanno fatto di me un esperto di questo gioco.

In realtà la matematica c’entra poco. Non bisogna fare somme né sottrazioni. Ci sono semplicemente dei numeri da sistemare in maniera attenta e puntigliosa affinché la somma delle cifre di un quadrotto dia 55. Ovviamente questa somma deve essere data da tutte le cifre dall’1 al 9 sommate assieme.

Alcuni sudoku sono tematici nel senso che forniscono o delle facilitazioni o un particolare tema per cercare di togliere da dosso la morbosità del sudokista che, impegnato avidamente con l’intero giornalino, potrebbe stancarsi con l’incasellamento normale dei numeri.

Uno di questi sudoku tematici prevede la facilitazione dei numeri pari nel senso che le caselle in cui il sudokista deve collocare i numeri pari sono colorati rispetto agli altri quadretti che rimangono di colore bianco. Si tratta di una facilitazione non di poco conto. Sudoku di questo tipo sembrano particolarmente avvincenti poiché, oltre ad allettare il sudokista per la relativa facilità dell’esercizio, si presentano colorati e simpatici all’occhio.

Non c’è bisogno a questo punto di nascondere che questi ultimi sono i miei preferiti. L’ideatore di questo tipo di sudoku è stato particolarmente lungimirante dato che con la sua idea di colorare i pari e mantenere monocromatici i quadretti dispari ha in un certo senso cercato di dividere due entità diversissime ma allo stesso tempo reciproche. In un certo senso è come l’acqua con il vino: i quadretti bianchi sono l’acqua mentre quelli colorati rappresentano il vino (sebbene il più delle volte la veste tipografica del giornalino gli dia colori come il celeste e il verde).

Allo stesso tempo una tale divisione cromatica può far pensare alla dualità manichea del bene e del male: i quadretti vuoti, di colore bianco rappresentano il bene quindi Dio e la luce mentre quelli scuri, pieni e torvi rappresentano il male, Satana.

Il motivo per cui mi trovo a narrare di ciò è che un giorno dedussi da queste vaghe e atipiche interpretazioni di un sudoku colorato che Dio è un numero dispari mentre Satana e più in generale il male, un numero pari. Per queste ragioni ho modellato la mia vita sulla tipologia numerica: tutto ciò che è dispari, unico, difettoso, non completo rappresenta qualcosa di positivo mentre tutto ciò che era pari, completo, doppio ha necessariamente un’accezione negativa.

Proprio per questo motivo alcuni mesi prima, forse come conseguenza di una crisi depressiva numerica dominata dall’abuso di sudoku variopinti mi recai al centro di telefonia più vicino chiedendogli di potermi cambiare il numero di cellulare. L’addetta mi chiese per quale ragione avevo deciso di abbandonare la vecchia sim per aprirne una nuova sempre con lo stesso operatore. Sapendo che le motivazioni che mi portavano a gesti come quello sarebbero state interpretate come anomali, assurde e nevrotiche dalla gente comune, gli risposi che negli ultimi tempi ero oggetto di numerose telefonate di sconosciuti che mi ossessionavano e mi disturbavano. L’addetta, abbastanza stupita dalla risposta, cominciò a manovrare il mouse probabilmente per registrare la mia nuova sim. A quel punto le chiesi, facendo il vago ma allo stesso tempo il serio, se avrei potuto scegliere il numero tra alcune sim che loro possedevano. Mi rispose di sì, proprio mentre le porgevo la mia carta d’identità affinché registrasse i miei dati. Dopo aver fotocopiato il mio documento mi porse alcune piccole buste di cartone duro che appoggiò sul bancone in maniera molto meticolosa. In ciascuna, in alto a destra, era indicato il numero telefonico della sim. Mi disse che potevo scegliere tra una di quelle. La prima terminava per 4 quindi non andava bene. Stavo per dirle che prendevo la seconda, dato che il numero di telefono terminava per 5 ma quando mi avvicinai per osservarla meglio mi accorsi che si trattava di un 8 e allora rimasi zitto. Osservai le altre e, per uno strano scherzo del destino, tutte avevano una terminazione pari. Stavo incominciando a innervosirmi, mentre l’addetta attendeva che scegliessi una di quei pacchetti. Per fortuna uno degli ultimi pacchetti aveva un numero dispari. Lo ricontrollai e poi le dissi che avrei voluto quello.

Una volta terminata la registrazione la ragazza mi disse che la scheda sarebbe stata attivata entro le ventiquattro ore successive. Le feci una smorfia senza risponderle niente pensando che ventiquattro era un numero cattivo. Avrei preferito che l’attivazione fosse stata fatta entro le ventitre ore successive ma, ovviamente, non dissi niente.

Una volta a casa accesi la televisione e feci zapping tra il primo, il terzo e il quinto canale. Gli altri canali non li avevo sintonizzati perché erano canali che non potevano interessarmi e che sicuramente trasmettevano programmi brutti, cattivi o demoniaci. Sul primo canale era in atto una strana lotteria nella quale invece di vincere dei soldi si vincevano dei mobili. La cosa strana era che una stessa persona si era appena aggiudicata due tavolini da cucina identici, tre comodini stile liberty e una sedia dello stesso stile del tavolo. Lo stetti a guardare per un numero dispari di minuti dopo di che mi recai al bagno per prendere il libricino di sudoku che avevo lascito sul termosifone durante l’ultima seduta defecatoria.

Completai un sudoku semplice in pochi minuti senza distogliere mai gli occhi dal reticolo di numeri e, una volta ultimato, mi alzai dalla sedia e andai diritto a letto.

Alcuni giorni dopo, tornando a casa dal lavoro e non avendo trovato in edicola il solito giornalino di sudoku, dovetti ripiegare su un settimanale enigmistico che conteneva anche alcuni sudoku.

In realtà i cruciverba non m’interessavano. Solo parole, definizioni, nomi di paesi e di personaggi storici. Non mi piaceva. A me piacciono i numeri e basta.

Una volta a casa mi sedetti comodamente sul divano e, munito di una stilografica, cominciai a cercare un sudoku nel giornalino. Lo trovai subito mentre armeggiavo freneticamente con la penna. Osservai che si trattava di un sudoku tematico di quelli che piacevano a me, ma c’era qualcosa che non funzionava: nelle caselle colorate dovevo disporre i numeri dispari mentre in quelle bianche i numeri pari. Improvvisamente crollò la mia teoria sulla benignità dei numeri dispari. Fui costretto a fronteggiare questa nuova situazione nella quale i numeri pari erano buoni e i dispari cattivi.  Ero particolarmente infastidito, ma decisi di fare il sudoku ugualmente, assoggettandomi alle nuove regole. Mi sentivo nervoso e riempii alcune caselle in maniera indecisa, mentre la mia mano sudava e si appiccicava al foglio. Il sudoku m’impegnò molto tempo, dovetti rifletterci molto e sbagliai un paio di volte perché ero convinto di dover disporre numeri pari nelle caselle colorate. Alla fine, dopo circa mezz’ora, riuscii a finirlo. Guardai la griglia completata e provai quasi disgusto. In più punti del quadrotto c’erano degli scarabocchi e dei numeri che erano stati scritti in maniera molto marcata su degli altri che erano stati scritti in precedenza, ma che si erano poi rivelati errati.

Quasi nauseato da quel sudoku traditore, andai in cucina con il giornalino. Presi un paio di forbici e cominciai a tagliare le varie caselle del sudoku nelle quali avevo scritto i numeri. Tenni solamente i numeri dispari, quelli buoni, e li portai con me in camera da letto.

Lì venni preso da una grande ansia, mentre la testa prese a girarmi in maniera convulsa e frenetica. Pensai che i numeri pari si fossero offesi e si stessero rivoltando contro di me.

L’indomani ritornai al centro di telefonia e chiesi che mi ripristinassero il mio vecchio numero telefonico. La ragazza non c’era, ma un altro addetto mi disse che non era possibile e così me ne ritornai a casa intristito. Di ritorno verso casa passai dall’edicolante al quale chiesi se avesse una copia del mio solito giornalino. Mi rispose che ce l’aveva e così la comprai. Gli dissi che il giornalino che avevo comprato qualche giorno prima me l’ero perso.

Continuo a comprare il solito giornalino di sudoku, non ricevo più telefonate oscene e anonime che mi mettono di malumore ma soffro di aritmofobia dei numeri pari.

 

 

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (An) nel 1985. Si è laureato nel 2008 in Lingue e Letterature Moderne Comparate presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” con una tesi di laurea dal titolo Il concetto di wyrd nel poema Beowulf, uno studio filologico sul fatalismo germanico. Attualmente è iscritto al secondo e ultimo anno della Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia e sta preparando la sua tesi di laurea.

I suoi interessi e i suoi studi sono confluiti nello studio della letteratura inglese e spagnola con particolare attenzione alla prosa modernista e postmodernista delle due culture. Da appassionato di letteratura straniera ho scritto alcuni saggi critici su alcune opere letterarie di alcuni autori quali Charlotte Bronte, Jane Rhys, Bianca Pitzorno, Juan José Millás, Charles Bukowski, Ian McEwan, Michael Cunningham.

Da un paio di anni ha scritto un nutrito numero di racconti, per lo più brevi e con tematiche varie che ha pubblicato su alcune riviste di letteratura e cultura:

- Quel profumo ignoto, pubblicato sulla rivista on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 13-07-2010

- Scambio d’identità, pubblicato sulla rivista on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 23-07-2010 e sulla rivista cartacea Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove diretta da Melinda B. Tamás-Tarr, Anno XIV/XV, nn. 77/78, Novembre-Dicembre 2010 / Gennaio-Febbraio 2011, pag. 75-76

- Le campane del morto, pubblicato sulla rivista on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 06-08-2010 e sulla rivista cartacea La Ballata – Rivista di Arte e Cultura diretta da Giuliana Matthieu Chiocchini, anno XXXIV, n° 3/4 - 2010, pag. 35

- La cena peruviana, pubblicato sulla rivista on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 11-08-2010

- La cartolina, pubblicato sulla rivista on-line I segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai, numero 31, Settembre 2010

- L’ordigno inesploso, pubblicato sulla rivista on-line I segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai, numero 31, Settembre 2010

- Le spade del conte, pubblicato sulla rivista letteraria cartacea Il Leviatano diretta da Giorgio D’Ausilio, numero 3, Settembre 2010, pag. 29-31

- I miei, pubblicato sulla rivista online Le reti di Dedalus diretta da Marco Palladini, Novembre 2010

- La pellicola di plastica, pubblicato sulla rivista cartacea Frigidaire diretta da Vincenzo Sparagna, numero 229, Novembre 2010, pag. 12

 




Scarica in formato pdf  


 
Sommario
Le vie del racconto

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006