Colloquio con un sudoku
Incasello numeri tutti i giorni stando
attento a non disporre la stessa cifra sulla stessa riga o sulla stessa
colonna. Sono patito per i sudoku. Per me la vita si riduce a una manciata di
numeri da catalogare, disporre, in maniera accurata. Sono abbastanza abile e
veloce nello svolgerli poiché il lungo apprendistato e il gran tempo dedicato a
questa attività tutta matematica hanno fatto di me un esperto di questo gioco.
In realtà la matematica c’entra poco.
Non bisogna fare somme né sottrazioni. Ci sono semplicemente dei numeri da
sistemare in maniera attenta e puntigliosa affinché la somma delle cifre di un
quadrotto dia 55. Ovviamente questa somma deve essere data da tutte le cifre
dall’1 al 9 sommate assieme.
Alcuni sudoku sono tematici nel senso
che forniscono o delle facilitazioni o un particolare tema per cercare di
togliere da dosso la morbosità del sudokista che, impegnato avidamente con
l’intero giornalino, potrebbe stancarsi con l’incasellamento normale dei
numeri.
Uno di questi sudoku tematici prevede la
facilitazione dei numeri pari nel senso che le caselle in cui il sudokista deve
collocare i numeri pari sono colorati rispetto agli altri quadretti che rimangono
di colore bianco. Si tratta di una facilitazione non di poco conto. Sudoku di
questo tipo sembrano particolarmente avvincenti poiché, oltre ad allettare il
sudokista per la relativa facilità dell’esercizio, si presentano colorati e
simpatici all’occhio.
Non c’è bisogno a questo punto di
nascondere che questi ultimi sono i miei preferiti. L’ideatore di questo tipo
di sudoku è stato particolarmente lungimirante dato che con la sua idea di
colorare i pari e mantenere monocromatici i quadretti dispari ha in un certo
senso cercato di dividere due entità diversissime ma allo stesso tempo reciproche.
In un certo senso è come l’acqua con il vino: i quadretti bianchi sono l’acqua
mentre quelli colorati rappresentano il vino (sebbene il più delle volte la
veste tipografica del giornalino gli dia colori come il celeste e il verde).
Allo stesso tempo una tale divisione
cromatica può far pensare alla dualità manichea del bene e del male: i
quadretti vuoti, di colore bianco rappresentano il bene quindi Dio e la luce
mentre quelli scuri, pieni e torvi rappresentano il male, Satana.
Il motivo per cui mi trovo a narrare di
ciò è che un giorno dedussi da queste vaghe e atipiche interpretazioni di un
sudoku colorato che Dio è un numero dispari mentre Satana e più in generale il
male, un numero pari. Per queste ragioni ho modellato la mia vita sulla
tipologia numerica: tutto ciò che è dispari, unico, difettoso, non completo
rappresenta qualcosa di positivo mentre tutto ciò che era pari, completo,
doppio ha necessariamente un’accezione negativa.
Proprio per questo motivo alcuni mesi
prima, forse come conseguenza di una crisi depressiva numerica dominata
dall’abuso di sudoku variopinti mi recai al centro di telefonia più vicino
chiedendogli di potermi cambiare il numero di cellulare. L’addetta mi chiese
per quale ragione avevo deciso di abbandonare la vecchia sim per aprirne una
nuova sempre con lo stesso operatore. Sapendo che le motivazioni che mi
portavano a gesti come quello sarebbero state interpretate come anomali, assurde
e nevrotiche dalla gente comune, gli risposi che negli ultimi tempi ero oggetto
di numerose telefonate di sconosciuti che mi ossessionavano e mi disturbavano.
L’addetta, abbastanza stupita dalla risposta, cominciò a manovrare il mouse
probabilmente per registrare la mia nuova sim. A quel punto le chiesi, facendo
il vago ma allo stesso tempo il serio, se avrei potuto scegliere il numero tra
alcune sim che loro possedevano. Mi rispose di sì, proprio mentre le porgevo la
mia carta d’identità affinché registrasse i miei dati. Dopo aver fotocopiato il
mio documento mi porse alcune piccole buste di cartone duro che appoggiò sul
bancone in maniera molto meticolosa. In ciascuna, in alto a destra, era
indicato il numero telefonico della sim. Mi disse che potevo scegliere tra una
di quelle. La prima terminava per 4 quindi non andava bene. Stavo per dirle che
prendevo la seconda, dato che il numero di telefono terminava per 5 ma quando
mi avvicinai per osservarla meglio mi accorsi che si trattava di un 8 e allora
rimasi zitto. Osservai le altre e, per uno strano scherzo del destino, tutte
avevano una terminazione pari. Stavo incominciando a innervosirmi, mentre
l’addetta attendeva che scegliessi una di quei pacchetti. Per fortuna uno degli
ultimi pacchetti aveva un numero dispari. Lo ricontrollai e poi le dissi che avrei
voluto quello.
Una volta terminata la registrazione la
ragazza mi disse che la scheda sarebbe stata attivata entro le ventiquattro ore
successive. Le feci una smorfia senza risponderle niente pensando che
ventiquattro era un numero cattivo. Avrei preferito che l’attivazione fosse
stata fatta entro le ventitre ore successive ma, ovviamente, non dissi niente.
Una volta a casa accesi la televisione e
feci zapping tra il primo, il terzo e il quinto canale. Gli altri canali non li
avevo sintonizzati perché erano canali che non potevano interessarmi e che
sicuramente trasmettevano programmi brutti, cattivi o demoniaci. Sul primo
canale era in atto una strana lotteria nella quale invece di vincere dei soldi
si vincevano dei mobili. La cosa strana era che una stessa persona si era
appena aggiudicata due tavolini da cucina identici, tre comodini stile liberty
e una sedia dello stesso stile del tavolo. Lo stetti a guardare per un numero
dispari di minuti dopo di che mi recai al bagno per prendere il libricino di sudoku
che avevo lascito sul termosifone durante l’ultima seduta defecatoria.
Completai un sudoku semplice in pochi
minuti senza distogliere mai gli occhi dal reticolo di numeri e, una volta
ultimato, mi alzai dalla sedia e andai diritto a letto.
Alcuni giorni dopo, tornando a casa dal
lavoro e non avendo trovato in edicola il solito giornalino di sudoku, dovetti
ripiegare su un settimanale enigmistico che conteneva anche alcuni sudoku.
In realtà i cruciverba non m’interessavano.
Solo parole, definizioni, nomi di paesi e di personaggi storici. Non mi
piaceva. A me piacciono i numeri e basta.
Una volta a casa mi sedetti comodamente
sul divano e, munito di una stilografica, cominciai a cercare un sudoku nel
giornalino. Lo trovai subito mentre armeggiavo freneticamente con la penna.
Osservai che si trattava di un sudoku tematico di quelli che piacevano a me, ma
c’era qualcosa che non funzionava: nelle caselle colorate dovevo disporre i
numeri dispari mentre in quelle bianche i numeri pari. Improvvisamente crollò la
mia teoria sulla benignità dei numeri dispari. Fui costretto a fronteggiare
questa nuova situazione nella quale i numeri pari erano buoni e i dispari
cattivi. Ero particolarmente infastidito, ma decisi di fare il sudoku
ugualmente, assoggettandomi alle nuove regole. Mi sentivo nervoso e riempii
alcune caselle in maniera indecisa, mentre la mia mano sudava e si appiccicava
al foglio. Il sudoku m’impegnò molto tempo, dovetti rifletterci molto e sbagliai
un paio di volte perché ero convinto di dover disporre numeri pari nelle
caselle colorate. Alla fine, dopo circa mezz’ora, riuscii a finirlo. Guardai la
griglia completata e provai quasi disgusto. In più punti del quadrotto c’erano
degli scarabocchi e dei numeri che erano stati scritti in maniera molto marcata
su degli altri che erano stati scritti in precedenza, ma che si erano poi
rivelati errati.
Quasi nauseato da quel sudoku traditore,
andai in cucina con il giornalino. Presi un paio di forbici e cominciai a
tagliare le varie caselle del sudoku nelle quali avevo scritto i numeri. Tenni
solamente i numeri dispari, quelli buoni, e li portai con me in camera da
letto.
Lì venni preso da una grande ansia,
mentre la testa prese a girarmi in maniera convulsa e frenetica. Pensai che i
numeri pari si fossero offesi e si stessero rivoltando contro di me.
L’indomani ritornai al centro di
telefonia e chiesi che mi ripristinassero il mio vecchio numero telefonico. La
ragazza non c’era, ma un altro addetto mi disse che non era possibile e così me
ne ritornai a casa intristito. Di ritorno verso casa passai dall’edicolante al
quale chiesi se avesse una copia del mio solito giornalino. Mi rispose che ce
l’aveva e così la comprai. Gli dissi che il giornalino che avevo comprato qualche
giorno prima me l’ero perso.
Continuo a comprare il solito giornalino
di sudoku, non ricevo più telefonate oscene e anonime che mi mettono di
malumore ma soffro di aritmofobia dei numeri pari.
* Lorenzo Spurio è nato a
Jesi (An) nel 1985. Si è laureato nel 2008 in Lingue e Letterature Moderne
Comparate presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” con una tesi di laurea dal
titolo Il concetto di wyrd nel poema Beowulf, uno studio filologico sul
fatalismo germanico. Attualmente è iscritto al secondo e ultimo anno della
Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Moderne presso la Facoltà di Lettere
e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia e sta preparando la sua tesi
di laurea.
I suoi interessi e i suoi studi
sono confluiti nello studio della letteratura inglese e spagnola con
particolare attenzione alla prosa modernista e postmodernista delle due
culture. Da appassionato di letteratura straniera ho scritto alcuni saggi
critici su alcune opere letterarie di alcuni autori quali Charlotte Bronte,
Jane Rhys, Bianca Pitzorno, Juan José Millás, Charles Bukowski, Ian McEwan,
Michael Cunningham.
Da un paio di anni ha scritto un
nutrito numero di racconti, per lo più brevi e con tematiche varie che ha
pubblicato su alcune riviste di letteratura e cultura:
- Quel profumo ignoto, pubblicato sulla rivista
on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 13-07-2010
- Scambio d’identità, pubblicato sulla rivista
on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 23-07-2010 e
sulla rivista cartacea Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove
diretta da Melinda B. Tamás-Tarr, Anno XIV/XV, nn. 77/78, Novembre-Dicembre
2010 / Gennaio-Febbraio 2011, pag. 75-76
- Le campane del morto, pubblicato sulla rivista
on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 06-08-2010 e
sulla rivista cartacea La Ballata – Rivista di Arte e Cultura diretta da
Giuliana Matthieu Chiocchini, anno XXXIV, n° 3/4 - 2010, pag. 35
- La cena peruviana, pubblicato sulla rivista
on-line Parliamone diretta da Bartolomeo di Monaco in data 11-08-2010
- La cartolina, pubblicato sulla rivista
on-line I segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai, numero 31,
Settembre 2010
- L’ordigno inesploso, pubblicato sulla rivista
on-line I segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai, numero 31,
Settembre 2010
- Le spade del conte, pubblicato sulla rivista
letteraria cartacea Il Leviatano diretta da Giorgio D’Ausilio, numero 3,
Settembre 2010, pag. 29-31
- I miei, pubblicato sulla
rivista online Le reti di Dedalus diretta da Marco Palladini, Novembre
2010
- La pellicola di plastica, pubblicato sulla rivista
cartacea Frigidaire diretta da Vincenzo Sparagna, numero 229, Novembre
2010, pag. 12