TEATRO E CRITICA
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THOMAS BERNHARD
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“Il Museo Vivente”
Quasi un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui l’intervento che fu allora pronunciato dall’attuale critico teatrale del Corriere della Sera, che ci sembra ancora di penetrante e stringente attualità, nonché di lucida rivendicazione di autonomia intellettuale e poetica.
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di Franco Cordelli
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“Minetti”, o dell’impossibilità di essere attori
Un commento critico al famoso “Ritratto di un artista da vecchio” che il drammaturgo austriaco dedicò ad uno dei più grandi interpreti della scena tedesca del secondo Novecento, riscoperto proprio dall’autore di “A colpi d’ascia”. Come in un gioco di specchi l’attore-regista italiano che sta per tornare ad inscenare questa pièce analizza i motivi psico-estetici profondi condensati nella figura del vegliardo e glorioso attore germanico che recita se stesso ed è sospinto dallo scrittore a inquietare e perturbare il pubblico, perché “occorre precipitare tutto / nella catastrofe dell’arte”
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di Nevio Gàmbula
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SPETTACOLI-EVENTO
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CONCERTO-READING
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Inseguendo il sogno di un Teatro Totale e ‘ininterrotto’
Una riflessione a vasto raggio su tre straordinari allestimenti che hanno illuminato l’ultima stagione per le loro ambizioni sceniche e per le loro implicanti domande circa il senso esistenziale ed etico della ricerca artistica. Si tratta di “I Demoni” che Peter Stein ha ricavato dall’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij; “Cercando Picasso” in cui Giorgio Albertazzi, diretto da Antonio Calenda, ci dà uno struggente ritratto del maggiore genio pittorico del ’900; e “En attendant Beckett”, un emozionante e toccante mélange di testi dell’autore dublinese, inscenato da Giuditta Cambieri con una compagnia laboratoriale di attori sordo-muti, il cui silenzio creativo inverava oltremisura la combusta potenza della parola beckettiana.
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di Plinio Perilli
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Una fiaba d’amore dai vicoli di Viterbo alle Comunas di Medellín
“Il Colombiano. Di adozioni & altre biologie” è l’ultimo testo in versi di Antonello Ricci, pubblicato da Davide Ghaleb Editore, e allestito dalla ‘Banda del Racconto’ diretta da Alfonso Prota, in forma scenico-musicale, con le composizioni dei ‘Myliac’ a sostenere l’intera performance. Si tratta, in sostanza, di una palpitante, ma anche allegra narrazione autobiografica mistilingue, in cui l’autore descrive paure, sentimenti e desideri di un padre che si misura con l’esperienza emozionante e complicata di adottare un bambino – il suo secondo figlio, Juanco (Juan José) – nato in Colombia nel 2003. Se ne può qui ascoltare la quarta parte in audiofile.
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FESTIVAL DI SANTARCANGELO 2011
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QUADRIENNALE DI PRAGA 2011
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VIAGGI TEATRALI
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Motus e Living Theatre a confronto: se ‘la gioia è pericolosa’
L’ultima produzione del gruppo romagnolo “The plot is the revolution” vede in scena l’ottantenne Judith Malina, storica co-fondatrice del più famoso ensemble dell’avanguardia americana, e la ‘under trenta’ Silvia Calderoni. Nel nome di Antigone, un serrato e appassionato dialogo inter-generazionale sul senso e lo spirito rivoluzionario del fare teatro ieri e oggi. Ovvero nella temperie ottimistica, colorata e progressiva degli anni ’60 del Novecento e nella situazione incupita, pessimistica e piena di sofferenza del tempo presente.
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di Chiara Pirri
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Ripensare la scenografia come campo di ‘energia liberata’
Alcune riflessioni sull’importante manifestazione internazionale che ha mutato nome, facendo riferimento nel titolo quest’anno al ‘performance design’ e allo ‘spazio’. È un cambiamento che segnala la necessità di ridefinire i principi e i caratteri della prassi scenografica e dell’architettura teatrale e che vuole esprimere le molte declinazioni che può oggi assumere la progettazione visiva legata alle arti performative. Nella sezione “Intersections. Intimacy and Spectacle” si sono visti i lavori, tra gli altri, di Romeo Castellucci, dell’austriaco Markus Schinwald, degli ucraini Ilya ed Emilia Kabakov, della tedesca Anna Vierbrok. Mentre nella sezione Architettura si trovava l’installazione “The Table Decided to Show Itself” degli italiani Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini che coniugava poesia e politica.
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di Silvia Tarquini
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“La mia Bolivia esiste”
Al seguito del Teatro de los Andes, per scrivere una tesi sul gruppo diretto da César Brie. Ne nasce il bisogno di spostarsi in terra boliviana, per un’attraversamento geografico, sociale, etnico-antropologico. Un andare ovunque, nel cuore del paese latinoamericano, raggiungendo villaggi isolati e piccoli ‘pueblos’. Lì dove la ricerca artistica si fonde con il vissuto personale. Ciò che genera un libro che è, insieme, un’esplorazione dell’anima e di un altrove culturale.
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di Federica Rigliani
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TEATRO E REALTÀ
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PER BENEDETTO SIMONELLI
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La scena che si indigna, a un passo dall’azione
Al Festival Fabbrica Europa il regista Giancarlo Cauteruccio allestisce “Clan+destini” una sorta di performance di cui sono protagonisti un centinaio di profughi, scappati dalla Libia in fiamme e ospitati dalla Regione Toscana. A Roma nella sala India i Motus allestiscono “Alexis, una tragedia greca”, in cui il loro percorso scenico su ‘Antigone’ si incrocia con l’omicidio di un adolescente greco ucciso da un poliziotto ad Atene, il 6 dicembre del 2008, che ha innescato la rivolta di un grande movimento giovanile. Ma il teatro che cerca di superare il proprio statuto di finzione rischia fatalmente di negarsi come atto artistico e di diventare altro da sé.
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di Marco Palladini
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Il camminare e il sentiero delle visioni
Un breve scritto dedicato all’artista ‘underground’ che vive da anni a San Polo dei Cavalieri, sopra Tivoli. Un poeta-performer dell’avanguardia teatrale anni ’70, autore al tempo di azioni sceniche assai intense e anche violente, che si è da molto tempo ritirato a vivere in campagna, operando nella natura, producendo una letterale ‘arte in cammino’. Una sorta di ‘santo viandante’ che si è dato come scopo quello di orientare il suo ‘poiein’ verso una riconciliazione con le forze della terra, dell’aria, dell’acqua e del fuoco.
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di Bruno Roberti
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VIDEOCULT: “KING LEOR”
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Leo de Berardinis alle prove di “Re Lear”
Segnaliamo un
documento video di notevole importanza culturale, uno dei pochi in grado di
contrastare la dimenticanza che ha colpito il lavoro di Leo de Berardinis. Si
tratta di “King LeoR”, un documentario girato nel 1996 durante le prove
dello spettacolo “King Lear n° 1” e fatto circolare su YouTube, sotto
licenza Creative Commons, dal produttore Raffaele Rago e dal gruppo di registi (Emiliano
Battista, Patrizia Stellino, Silvia Storelli) che lo ha realizzato.
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Sommario
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