Vertigini
Vertigine:
solo se chiudo gli occhi
sbando illusioni e si interrompe
il giogo
delle scommesse.
Così plagiamo i giorni in uno
sguardo
che consuma le attese, in quel che
chiamo oblio,
per il sigillo che conclude il
dolore inatteso.
E tu precipiti ancora di traverso
tra il ritmo che tenta di
sconvolgere il ventre
e le braccia devastate da rime
incomprensibili.
L’ultima lacrima rimane sigillata
nel presagio di un nome, il nome
Tuo,
che comprende il bagliore della
Tua nudità
oltre la Croce.
Forse è il tempo del nulla:
un’infinita poesia del disinganno
più volte sbilanciata
nell’affanno,
o la tortura broccata di parole
adirate
con diffidenza smarrite nel
conforto.
Falsetto
Spesso riaccendo i segni fuggitivi
della giovinezza, fuggitivi e
contorti,
in questo lento sconforto che
pretende
nuovi abbandoni.
Altra stagione si affaccia
sospettosa
e fra i giochi, impaurito, ho
abbandonato
l’ultima cadenza della luce.
Forse inseguendo le piccole
alchimie
dei racconti, delle leggende aggredite,
raccolgo il fruscio di strani
aromi,
che aggiungono ferite al solito
nirvana.
Dicevi lacerazioni nell’affondo
a segnare l’aria di brusii senza
più aroma,
capace di intrecciare più cellule
per alcuni sussulti che si
stringono
al brusio del falsetto.
Ritorni
Resta in fondo
l’immagine dell’incedere
in fuga per
fantasmi e il calpestio
spaventoso
quasi incredibile nel segno di un
riflesso,
fibra
dell’antica potenza del tuo respiro.
Ha consistenze
il tempo,
linea nel senso
del cucciolo:
il colore è
splendore, rapido e abitato
in questo mondo
di roventi inganni,
sfumando il
grembo con il gioco di nuvole.
Riesci a
riportare la dolcezza profumata
del tuo
abbandono docile,
e nello
specchio hai il coraggio di fissare
la forma,
sicuro di un fedele guaito.
Vorticando il
sapore delle corse,
da fare invidia
alla luna, esattamente
perderti e
ritrovarti ogni sera nell’incisione
della
tentazione o per la luminosità degli occhi.
Forse ritorni,
affiancando gli dei nel cammino
vagabondo,
senza mai piegare,
scodinzoli
leggero, senza sbagliare un pegno,
unico a
riconoscere l’eroe nel cenno
fluida tensione
della fantasia in difesa.