Da:
Io non scrivo poesie, le
immagino soltanto
(Il
Filo, Roma 2008-2009, pp. 60, € 11,50)
La ferita
La
“Fica Ferita”
l’ho
chiamato così
il taglio
di sbieco
che mi
hai fatto qui
Lacerata,
scucita
la mia
femminilità
si è
ridotta ad un segno
che fa
solo pietà
Non
è mai uscito pus
da quella
fessura
è rimasta
vuota
una gola
e fa paura
Da
quel buio profondo
come il
male che ho dentro
non è mai
uscita vita
ma sangue
rosso
ora spento
Più
nulla avrà luogo
in quei
meandri di me
ora che
potrei
fare a
meno di te!
Ho il seno piccolo
Ho
il seno piccolo
Una
seconda fuori moda
che
schiaccio sotto spesse imbottiture
per darmi
l’illusione
di un
gonfiore femminile
Una
volta lo tenevo segreto sotto maglie larghe
per
paura, col turgore innocente di capezzoli
di
svelare eccitazione o provocare
Temevo
sguardi a cui non saper sottrarre il mio
eppure
sognavo mani che liberavano
lunghe
file di asole e bottoni una ad una
Erano
coppe di vino un giorno
piene di
vita e desiderio
irrorate
di sangue di cicli ovulari
sicure
del loro vitale immutabile avvenire
Deluse
se ne stanno ora
nella
loro prigione come in castigo
loro che
erano pronte a tutto
gonfiare
fino a farsi male
succhiate
fino al prossimo pianto
E
quando le libero la sera
e le consolo
con carezze di crema
guardano
da lì mortificate
vorrebbero
urlare disperate
il loro
destino, carne molle ad essiccare.
40 anni
Quarant’anni
sono il centro di un quadrato.
Stanno
in mezzo a quell’ipotenusa
che si
tende verso il mistero dell’angolo opposto
Sono
geometrici quanto il loro segno
squadrati
quanto il loro suono.
Sono
la somma degli errori giovaniìi
delle
scelte decisive
Sono
l’equidistanza
tra i 4
vertici che ci compongono
la
nascita e la morte,
la vita
che stiamo vivendo e la vita che sognavamo.
Memoria
La
storia di me non vale un museo
La
memoria si merita fine migliore
Non
voglio ordinare
reliquiari
di persone amate
spolverare
bacheche di ingressi a teatro
biglietti
da visita firmati sul retro
Post-it
di addio
Non
voglio album di foto
per conservare
l’istante perduto
In
cui rovistare
in
cerca di prove ch’io c’ero
Preferisco
non avere memoria
ecco
perché
ricordo
più date di compleanni
eventi che
succederanno
Non
ho più memoria di promesse fatte
di
desideri da realizzare
di sogni
infranti
del male
che ho fatto o che ho sentito
non ricordo
chi ero o chi dover diventare
chi sono
non ha peso
ed è
tutta la mia vita.
Sono un bugigattolo
Sono
un bugigattolo
in cui
una piccola donna spaventata
si
nasconde per non essere trovata
Il
sottoscala
dove una
donna frettolosa
ripone
scope
con cui
spazza bugie sotto il tappeto
La
cantina
dove una
donna smemorata
cerca
ricordi in scatole ammuffite
Sono
il sottotetto
dove una
donna stanca si rifugia
a
rovistare in bauli vuoti
Sono
1a casa vecchia
saggia e
matura
anziana
vedova scura
che dà
asilo a tutte
le donne
che io sono.
* Elena Chiesa ( www.elenachiesa.it
) è videopittrice, videopoetessa e videodesigner. Attualmente vive e lavora a
Roma. Io non scrivo poesie, le immagino
soltanto è la sua prima pubblicazione.