TRADUCENDO MONDI
LINGUE ‘MINORI’
Le vie misteriose
(e faticose) dell’editoria


      
Una traduttrice dal romeno racconta le difficoltà di proporre libri da una letteratura conosciuta nel nostro paese da ben poche persone. Occorre moltiplicarsi e diventare anche ‘scout-agente-pierre’ dovendo combattere con le scorrettezze delle case editrici, con le pretese degli autori e, talora, con imprevisti concorrenti. Ma alla fine resta la soddisfazione di contribuire a gettare ponti culturali più saldi tra l’Italia e la Romania.
      



      

di Ileana M. Pop

 

 

Il mondo dell’editoria è davvero misterioso, si sa: chi è che scrive, chi è che sceglie? In base a quali oscure dinamiche? Da quante mani viene impastato un manoscritto per trasformarsi in un libro caldo e croccante? E quanto lavoro c’è prima, durante e dopo la fase della scrittura o della traduzione?

Generalmente un traduttore si occupa del durante e in maniera più o meno partecipe del dopo. Chi, come me, traduce però da una lingua non veicolare è tenuto a dedicare particolare attenzione anche alla fase dell’immediatamente prima. Le mie lingue di lavoro sono il romeno e lo spagnolo e quando mi siedo a tradurre non faccio distinzioni, riservo a entrambe lo stesso impegno e la stessa serietà; tuttavia, mentre la letteratura spagnola non ha bisogno di presentazioni né tanto meno di spinte, quella romena... be’ diciamo che in Italia la letteratura romena la conoscono davvero in pochi. Non è colpa di nessuno, naturalmente, è un semplice dato di fatto con il quale bisogna fare i conti. Io appartengo alla prima, vera generazione di traduttori professionisti dal romeno e – sarà che sento un debito genetico e affettivo nei confronti del paese e della cultura di Eminescu, sarà che altrimenti non potrei guadagnarmi la pagnotta –, visto e considerato peraltro che la legge della domanda e dell’offerta non risparmia nemmeno l’editoria, il mio lavoro comincia proprio dalla promozione. C’è da dar manforte all’Istituto Romeno di Cultura, per esempio, Istituto che finanzia gran parte dei progetti culturali che coinvolgono la Romania, che tra parentesi ha contribuito in modo decisivo alla mia formazione come traduttrice letteraria e con il quale collaboro con enorme piacere ogni volta che ne ho l’occasione. C’è da accorciare la distanza tra due popoli cugini, c’è da gridare a gran voce che esistono territori inesplorati che possono riservare più di una sorpresa.

Date le premesse, anche il più illuminato e audace degli editori ha il diritto di dire che non ha mai letto un autore romeno e se mi fa capire senza mezzi termini che sarebbe ben felice di ricevere qualche proposta faccio in modo di scriverla e inviarla in tempi ragionevolmente brevi.




Mihai Eminescu (1850-1889), il più conosciuto all'estero tra i poeti romeni


Ora, redigere una proposta editoriale in quattro e quattr’otto significa aver già un buon autore per le mani e possibilmente anche qualche cartella tradotta: un autore con un romanzo che soddisfi le aspettative del cliente e una traduzione impeccabile, meglio se lasciata decantare e ripresa in uno o più momenti successivi. Tutto questo comporta un lungo lavoro previo, la lettura di mille e uno libri, analisi di recensioni, ricerche e prese di contatto con tanti autori e case editrici per sapere se i diritti per l’Italia sono disponibili o per domandare come sono andate le vendite nei paesi in cui il primo romanzo di Tizio è già stato tradotto. Comporta anche una conoscenza approfondita del catalogo di quelle case editrici nostrane che per credo o necessità potrebbero essere interessate a prodotti letterari non convenzionali. Viaggi alle fiere, aereo, sorrisi e strette di mano, hotel, colazione, pranzo e cena. Lunghe telefonate con Caio che ti chiede di essere rappresentato, che ti parla di un amico poeta sconosciuto che vorrebbe essere rappresentato anche lui. Ore di chat con Sempronio che, siccome ha fatto italiano alle superiori, si sente di suggerirti di tradurre quell’espressione così piuttosto che cosà. In men che non si dica ti trovi in un vortice di parole, accordi e ringraziamenti. Ti lasci trascinare dagli eventi facendo del tuo meglio per restare a galla. Ti getti poi nella mischia: lavori con gli autori a titolo amichevole e senza troppe formalità fino a quando, un giorno per caso, una scrittrice a cui mandi tutte le settimane una ricetta di cucina italiana – perché anche le pubbliche relazioni possono evolvere nei modi più inaspettati – ti dice che poche ore prima un collega e amico redattore le ha riferito che un’altra traduttrice-scout-agente-pierre ha chiamato in casa editrice chiedendo l’esclusiva di un autore per il quale tu stai lavorando da tempo e al quale hai fatto la testa così per convincerlo a iscriversi a un concorso letterario europeo che poi ha pure vinto; ti rimbocchi le maniche e via a macinare cartelle senza farti illusioni, con grande umiltà e in buona fede fino a quando un editore in cui credevi e per il quale hai lavorato instancabilmente, che ti ha fatto firmare una miriade di contratti e promesso mari e monti, non sparisce improvvisamente nel nulla senza pagarti il lavoro di mesi e mesi. Non è solo un mondo misterioso, è una giungla.

Per quanto prenderne atto sia doloroso, cerchi un modo per salvaguardare il tuo lavoro: perché il mutuo va pagato e va pagato anche il conto settimanale del fisioterapista che suda letteralmente sul tuo braccio per recuperarlo dalla batosta che gli hai dato tre romanzi tradotti fa. Dopo un primo momento di sconforto in cui realizzi con rassegnazione che l’università e i tanti corsi che hai fatto non ti hanno reso immune dalle insidie e dalle difficoltà del mestiere, cominci a leggerti manuali di diritto d’autore, a consultare avvocati e colleghi più esperti, a metter giù qualche contratto di rappresentanza, e soprattutto a leggere con scrupolo le clausole dei contratti di traduzione.

Già, la traduzione. Sono davvero fiera di fare questo lavoro di sdoganamento culturale per il bene mio e dell’umanità, sono fiera di star contribuendo a rafforzare i legami tra l’Italia e la Romania, ma oltre a questo devo pure tradurre, ogni tanto. Anche perché è per tradurre che mi pagano. E mi pagano così bene che non ho problemi a dedicare parte della mia giornata a lavorare per produrre occasioni, opportunità, possibilità. Per concepire progetti e proposte. Sì, proposte. Perché alla fine almeno una si trasformi in un nuovo libro da tradurre.

 

 

Ileana M. Pop, giovane cagliaritana di origini bucarestine, lavora come traduttrice editoriale dal romeno e dallo spagnolo. Dopo la laurea in lingue e letterature straniere (tedesco e inglese), studia letteratura romena all’Università di Padova e traduzione a Madrid, Milano, Roma e Bucarest. Si occupa principalmente di narrativa contemporanea e alla traduzione affianca un lavoro sistematico di scouting e promozione della letteratura romena. Tra gli autori tradotti e portati in Italia: Dan Lungu, Liliana Corobca e Adrian Chivu. (www.poptrads.com)

 

 




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