TRADUCENDO MONDI
HEMINGWAY SEGRETO
“Il Fiume,
la Laguna e
l’Isola Lontana”


      
Appunti sulle conseguenze di un’idea autodidattica del traduttore italiano di Emily Holmes Coleman. Che rileggendo e ritraducendo l’autore di “Il vecchio e il mare” ritrova la figura di Adriana Ivancich e le tracce della sua incompiuta ‘love story’ con il grande Ernest. È l’innesco per un nuovo racconto di questo legame. Si può diventare scrittori per forza del destino. Un ideale fiore sulla tomba di una donna morta suicida.
      



      

di Piero Ambrogio Pozzi

 

 

Tutto comincia in un giorno di primavera del 2003, come narrato più diffusamente sul blog di Intramel (http://intramel.splinder.com/archive/2005-05). Da circa tre anni mi dedico alla traduzione, seguendo un percorso personale sull’opera della scrittrice americana Emily Holmes Coleman (1899-1974), e già ho tradotto in bozza il suo unico romanzo pubblicato, The Shutter of Snow, quando decido di valutare personalmente la mia efficacia di interprete della letteratura americana del Novecento, in mancanza di riscontri attendibili. Acquisto una copia di Across the River and Into the Trees e mi metto a ritradurla, per confrontarmi con la traduzione mondadoriana, Di là dal fiume e tra gli alberi, a cura di Fernanda Pivano. Mi crolla un mito (si veda anche la scheda nella rubrica Classici da Ritradurre, nel sito di Biblit, www.biblit.it), ma percepisco nel romanzo di Ernest Hemingway (1899-1961) segni che mi si fissano nella coscienza. O nel subconscio, fate voi.

Dopo qualche tempo, parlando della cosa col mio ex titolare (ero progettista in una fabbrica di macchine utensili), scopro in lui un appassionato di Hemingway, e delle sue vicende italiane. E così mi trovo in mano, regalato, un volume raro, nemmeno disponibile nelle biblioteche di Milano: La torre bianca, di Adriana Ivancich*, pubblicato da Mondadori nel 1980, e mai più ristampato. Lo leggo, e alcune percezioni si sovrappongono, combaciando, a quelle della lettura di Across the River. Per inciso, la torre bianca è la turris eburnea di Hemingway nella sua residenza cubana, la Finca Vigía, a San Francisco de Paula, fuori L’Avana. Una costruzione quadrata a tre piani, dei quali il primo riservato ai gatti, il secondo a uno studio – senza telefono – per lo scrittore, il terzo funge da studio per Adriana quando è ospite di Ernest assieme alla madre, dall’ottobre del 1950 al febbraio del 1951. Lì la ragazza scrive le sue poesie, fa i suoi disegnetti. Le copertine, le dust jackets delle prime edizioni di Across the River e di The Old Man sono sue. Le poesie sono pubblicate nel 1953 da Mondadori ne I poeti dello Specchio. Mai ristampate.




Triangoli: Hemingway con la moglie Mary Welsh (a sinistra)
e Adriana Ivancich nel 1950 (ph. Hotchner)


Adriana, incontrata la prima volta a Latisana nel dicembre del 1948, quando ancora non ha diciannove anni, è facilmente identificata come l’ispiratrice del personaggio della contessa Renata, in Across the River. Ernest ovviamente è il colonnello Cantwell. La casa della ragazza, rispetto a Latisana, è oltre il fiume, il Tagliamento, tra gli alberi, a San Michele. Con Google Maps è facile: cercate la Via Ivancich, a San Michele al Tagliamento.

Il tempo passa, e torno a lavorare sulla Coleman, che per me è più importante di Hemingway. È sui suoi lavori che ho acquisito quel poco di sensibilità traduttoria che mi ritrovo.

Siamo alla primavera di cinque anni dopo, nell’aprile del 2008. Con mia moglie sono a Como. Bella giornata, ottimo aperitivo davanti a Sant’Abbondio. Tornando al parcheggio passiamo per il mercatino di Piazza della Vittoria, e come sempre lascio cadere l’occhio sulle bancarelle di libri usati. L’occhio scorre, e coglie un …way, le uniche lettere visibili della copertina di un piccolo libro sepolto tra gli altri. Lo estraggo, a lettere cubitali c’è scritto: THE OLD MAN AND THE SEA. È una bella edizione inglese del 1953, su carta patinata e con disegni a penna. Pago felicissimo i tre euro richiesti. Un segno del destino, ritraduco anche questo.

 

Affermo che il traduttore è un lettore privilegiato, oltre che il migliore: se è attento ai segni e aperto alle percezioni, si trova in mano le chiavi del cuore del suo Autore, se il suo Autore ha un cuore.

 

Ritraduco, dicevo, ed è una tempesta di metafore che riconosco come messaggi d’amore, decodificabili con una certa facilità, trovate le chiavi. Quel libro è scritto per Adriana, lo ricordo dalle lettere e dalle conversazioni con Ernest citate ne La torre bianca, dalla corrispondenza di Hemingway con la sua cerchia di amici. Ma ora so che è vero davvero. Mi sono letto molte biografie dello scrittore, per prima quella del professore di Princeton Carlos Baker, talmente inattendibile che non l’ho mai presa in considerazione; tutte parlano dei simbolismi nell’opera di Hemingway, nessuna coglie i segni, le metafore. Nessuno si è mai reso conto che Adriana Ivancich è la donna della sua vita. La più importante di tutte, la sua maggiore ispiratrice, l’unica che rispetta sempre. Ma che non può avere e tenere con sé per sempre.

Se già l’unione con Adriana è impossibile per la differenza d’età (30 anni), per la stretta osservanza cattolica della ragazza, per il pregiudizio sociale, è Ernest stesso, assegnando alla coppia Cantwell/Renata di Across the River un comportamento scandaloso per quel tempo, a provocare il repentino distacco della musa che ama, ciò che sarà il suo più grande rimorso. Nella buona società veneziana dell’epoca la conoscenza dell’inglese è diffusa, e il romanzo originale, giunto in Italia durante il soggiorno di Adriana e della madre alla Finca, scatena un putiferio di pettegolezzi malevoli, tanto da far decidere la madre (Adriana ha appena compiuto ventun anni, ma le è soggetta) a lasciare Cuba e a tornare a Venezia per riparare il riparabile dell’onore di famiglia. Ernest patisce un grande dolore, ma cerca di proteggere la reputazione di Adriana in tutti i modi, fino a impedire la traduzione in italiano di Across the River, che infatti esce solo quindici anni più tardi, e dopo la sua morte. Ernest si preoccupa di Adriana fino all’ultimo. Quattro mesi prima di morire fa firmare al suo agente e sceneggiatore Hotchner una scrittura privata che vieta la sceneggiatura cinematografica, teatrale, radiofonica o televisiva di Across the River in Europa. Nessun limite per le altre sue opere, ma le sceneggiature di Across the River, potenzialmente più pericolose dell’originale, non devono arrivare in Europa.

La corrispondenza tra Ernest e Adriana continua per anni, certamente fino al 1955. Il legame è sempre forte. Adriana chiede a Ernest di aiutarla a trovare un titolo per il suo libro di poesie. Ne arriva una lunga lista. Una delle ultime proposte è Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, il Tagliamento, Venezia e Cuba…

Ma Adriana sceglie un altro titolo, Ho guardato il cielo e la terra.

Scrive Adriana nella sua Torre Bianca, rivolgendosi a Ernest:

Anche “Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana” era un buon titolo, avevo pensato. Ma più adatto per un romanzo che per delle poesie. Sarebbe il giusto titolo per la nostra storia, partner, per quella storia che non scriverò mai, perché nessuno vi crederebbe: “Qualcuno penserà questo e qualcuno penserà quello e soltanto tu e io sapremo e saremo morti”.

Bene, mi dico, io ci credo, e la scrivo io la storia, per forza del destino. L’ho scritta, e la vado ora completando coi riferimenti a D’Annunzio, dal quale Hemingway ha preso a piene mani, dichiarandolo.

È il mio fiore sulla tomba di Adriana, che si è suicidata nel 1983.




Adriana Ivancich accanto alla pelle del leopardo ucciso da Hemingway in Kenia nel 1954


La storia nuova, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, dovrebbe seguire in un volume in fieri gli ultimi due libri di Hemingway, Across the River and Into the Trees (Oltre il fiume, tra gli alberi) e The Old Man and the Sea (Il vecchio e il mare), nella mia ritraduzione. Il volume, di circa 400 pagine, costituirà una proposta editoriale per Mondadori, titolare di tutti i diritti.

La storia è basata su La Torre Bianca di Adriana, raccoglie gli indizi che ho tratto dai due libri di Ernest e conduce il lettore – mi auguro – a scoprire Adriana come la donna più importante nella vita di Hemingway. Il postulato del lavoro è la sostanziale verità delle posizioni espresse da Adriana nel suo libro e da Adriana ed Ernest nella loro corrispondenza. L’affetto, l’amore e il rispetto che vi sono testimoniati sono tali da escludere la menzogna. Partendo da tale postulato, le osservazioni e gli spunti che nascono dalla ritraduzione dei due libri di Hemingway e dalla lettura de La Torre Bianca, confrontati con le lettere tra i protagonisti e le persone a loro vicine, vanno al loro posto e rendono verosimile e affascinante il quadro di un rapporto straordinario tra uomo e donna, esaltato riversandosi in quei due ultimi scritti di Hemingway che, essendo soprattutto celati messaggi d’amore, sono finiti in mano ai lettori come libri normali.

 

 

 

 

*  Piero Ambrogio Pozzi ha 65 anni e si occupa di traduzione letteraria dal 2000. Fino al 2002 è stato progettista in una azienda metalmeccanica dell’hinterland milanese.

Si dedica ora principalmente alla trascrizione e alla traduzione dell’opera poetica di Emily Holmes Coleman, in collaborazione con due studiosi americani, Jeffrey Rudick e Joseph Geraci, e con le Special Collections dell’Università del Delaware, sede del Fondo Coleman. Ha vinto il Premio Città di Forlì 2005 per la traduzione di due poesie di Rudick. Alcune poesie della Coleman sono state pubblicate sul n. 227 della rivista di Manni Editore l’immaginazione.

Della Coleman ha tradotto anche il romanzo The Shutter of Snow, uscito nel 2008 presso Robin Edizioni di Roma, col titolo Il manto di neve.



* Adriana Ivancich Biaggini (1930-1983) apparteneva a una famiglia della nobiltà veneta originaria di Lussinpiccolo, nel Quarnero, con interessi fondiari in terraferma e a Venezia. Una delle famiglie, con i Kechler, i Franchetti e i Di Robilant, nel novero delle amicizie venete e friulane di Ernest Hemingway. Adriana fu al centro di velenosi pettegolezzi sui suoi reali rapporti con il celebre scrittore americano.




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