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di Luisa Doplicher
Quando ho
cominciato a tradurre saggi scientifici divulgativi non avrei mai immaginato
fino a che punto potesse trattarsi di un’operazione creativa. Non mi riferisco
alla creatività ampiamente prevista in ogni traduzione, quella che si esercita
nella scelta del sinonimo o del giro di frase, ma a vere e proprie sostituzioni
di riferimenti culturali del paese di origine con equivalenti italiani.
Prima che
saltiate sulla sedia vi chiederei di ricordare che non si tratta di romanzi: il
traduttore non deve restituire l’atmosfera di una cultura lontana, o
ricostruire la narrazione mantenendone ogni dettaglio in armonia con tutti gli
altri. In parole povere, il risultato non è di far mangiare spaghetti alla carbonara
a Oliver Twist. Il traduttore di letteratura divulgativa può intervenire sugli
esempi pratici, sostituendoli con elementi analoghi presenti nella cultura di
arrivo, al solo e perdonabile scopo di facilitare la comprensione dei concetti
illustrati nel libro.
Né, d’altro
canto, una simile operazione viene sempre effettuata: a un intero libro di quiz
di fisica ispirati alla vita quotidiana non è
stato torto neanche un capello, dando il via libera a comparse originarie come
caffettiere inusitate in Italia, sport poco noti, dolci per noi esotici e così
via. In questi casi, insieme alla redazione ho deciso di chiarire con... note a
volontà! (Ebbene sì, succede anche questo.)
Ma
all’estremo opposto, per arrivare finalmente agli esempi concreti, c’è il caso
di un libro di stime numeriche rapide ma efficaci applicate al mondo
circostante, rifatte da zero nei casi
in cui quest’ultimo si identificasse con gli Stati Uniti d’America. Così l’elettricità
consumata in un anno da tutte le famiglie statunitensi è stata ricalcolata nel
caso delle famiglie europee; altrettanto è stato fatto per la spazzatura
prodotta in un anno, per la quantità di anidride carbonica emessa da tutte le
automobili del paese e così via. Naturalmente con il beneplacito degli autori.
Alcuni tocchi più leggeri hanno riguardato singoli elementi utilizzati come
termini di paragone: volendo dare un’idea dello spazio che occuperebbe un
milione di partecipanti a un comizio, gli autori hanno fatto l’esempio del
National Mall di Washington e del Central Park di New York, entrambi cassati in
favore del Circo Massimo di Roma. In questo modo si è finito per fare un
commento indiretto su una recente manifestazione di un certo partito, cosa che
personalmente avrei voluto evitare; ma l’alternativa proposta, il Prato della
Valle di Padova, a quanto pare la più grande piazza d’Italia, mi risultava del
tutto ignota, e temevo di non essere l’unica. Il calcolo proseguiva con la
stima del numero di bagni chimici necessari per una tale folla, e approdava al
confronto con una realtà esistente, il Virginia Children’s Festival di Norfolk,
sostituito con Gardaland, che nel giro di un anno totalizza un numero di
visitatori dell’ordine di grandezza giusto ai fini del calcolo.
Un altro
problema studiato dagli autori riguardava l’energia potenziale guadagnata
superando un certo dislivello; per fare un esempio concreto ne consideravano
uno di duemila metri, corrispondente alla vetta più alta della costa orientale
degli Stati Uniti. Probabilmente esisterà una montagna italiana di altezza
simile, ma non trovandone fra le più famose abbiamo scelto di far riferimento
al passo dello Stelvio, che ha buone probabilità di essere noto al pubblico
visto che riveste un interesse anche ciclistico: ci passa il giro d’Italia.
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Paul Harbutt, Whispers, 2009
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E veniamo al
caso più eclatante, e forse anche più critico, quello del rice pudding. Questo dolce anglosassone, sorta di budino di riso,
veniva menzionato in un libro che tratta del mondo fisico a scale intermedie
fra quelle ben più famose dell’infinitamente piccolo o dell’infinitamente
grande, e
veniva tirato in ballo, insieme a un po’ di marmellata, per illustrare come i
due una volta mescolati non fossero più separabili e come la termodinamica
interpretasse la faccenda. Si trattava di una dotta citazione da uno spettacolo
di Tom Stoppard, che per di più non si
esauriva in un rapido accenno: l’autore impiegava pagine intere a disquisire
delle traiettorie dei chicchi di riso, non mancando di fare osservazioni sul
colore della marmellata e su come il risultato del mescolamento fosse poi buono
da mangiare. Occorreva senz’altro sostituire il rice pudding con qualcosa di più familiare al lettore italiano
perché questi potesse concentrarsi sul lato scientifico del discorso, senza
farsi distrarre da dolci sconosciuti. Pensavo di aver risolto con il risolatte,
da mescolare con marmellata: ma in redazione mi è stato detto che da breve
sondaggio risultava poco noto. Abbiamo allora ripiegato su un semplice risotto
in bianco, da mescolare con sugo di pomodoro. Malgrado fosse di gran lunga meno
invitante di un rice pudding alla
marmellata, si trattava pur sempre di un cibo conosciuto, granuloso (in modo
tale da consentire le osservazioni sulle traiettorie dei chicchi) e in cui il
sugo colorato risaltava bene.
Potrei fare
altri esempi, ma tengo a sottolineare ancora una volta come questi interventi
non siano arbitrari né dettati da bassi istinti normalizzatori. L’intento non è
quello di risparmiare al lettore uno shock culturale o un intoppo nel godimento
di un romanzo, ma di facilitargli l’assimilazione di concetti e ragionamenti
che, pur non necessariamente ostici in modo particolare, risultano senza dubbio
più accessibili se appoggiati a esempi familiari, un po’ come riesce sempre più
facile contare nella propria lingua madre, per quante altre se ne padroneggino,
e quanto bene.
Spero così
che, arrivando alla fine di questa breve carrellata delle nefandezze di cui può
arrivare a macchiarsi un traduttore di saggi divulgativi, rimaniate convinti
che agisce a fin di bene, e non scandalizzati come il disgusted from Tunbridge Wells: la personificazione dell’estensore
di lettere indignate ai giornali, scomparsa dalla versione italiana di un altro
testo inglese, non altrettanto a ragione.
* Luisa Doplicher (www.doplicher.eu)
ha conseguito laurea e dottorato in Fisica alla Sapienza di Roma. Dopo alcuni
postdoc in Italia e all’estero ha lasciato la ricerca in fisica teorica delle
alte energie per dedicarsi alla traduzione. Ha tradotto saggi scientifici
divulgativi di fisica e matematica, soprattutto per la collana Chiavi di
lettura di Zanichelli, e anche un romanzo di prossima pubblicazione per
E/O. Attualmente vive a Parigi.
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