CHECKPOINT POETRY
ANTONINO CONTILIANO
 

 

 

 

il vecchio già si era perso

 

 

e il tempo non suona

due volte, mai la stessa

canzone di vento e cielo

 

quel profumo fra le rovine

“femme nue, femme oscure”

fruit du vin noir e polline

nei giorni dei tuoi fianchi

 

come onde sussultorie, affamate

esplose dal  delirio in amore

lucente velluto di cosce

rugiadose di baci e lingua

 

sventagliata gola della luna

sotto i pugni schiusi al sole

tua bocca tua brocca e silenzio

affondo nel tuo bosco di mare

 

il vulcano delle delizie alla marea

della notte di lupo alle stelle

non negarmi e scuse non mento

pago il costo, la distanza se vuoi

 

mio sentiero, quel giorno di fughe con te

non lasciarmi all’incanto la veglia e gli anni

non lasciarmi deriva di marea bianca

(piuttosto annoso fantasma di passaggio)

 

sai, ho visto spasimare colori il volto

i sapori con gli odori nella stanza dei campi

del castello diroccato alla memoria intorno

e una danza mentre abbracciavi quell’isola

sospesa fra le nuvole a corteggiare gli spazi

al riparo dell’assedio delle mani annose

 

incantata

 

il vecchio già si era perso negli sguardi

 

 

19 marzo 2009

 

 

 

 

Ode al mare

 

 

solerte le voci stasera ritornaci, mare

i deliri silenziosi dei corpi al vento

che giorni e notti interdetti costretti

demmo alle alghe e l’altra brezza

 

l’anima è la prigione del corpo

e il cielo sopra di noi ride nottetempo

 

ridammi in do, lente, l’inutile e amore

demente gioco delle onde e donde

baciate appena dagli occhi blu-astri

e vedetta all’albero maestro il destro

 

e non dirci addio col solito valzer grazie

l’immobile dondolio tuo mobilio a prezzo

questi spruzzi sgranati sullo scoglio ora

a contare i battiti dianzi battuti e migranti

 

tanto complici sappiamo i segreti tutti

e stroma la somma zero dei giorni stornati 

di idrogeno e ossigeno, e sali e ali lì qui

usi minerali belli perché inutili e doni

 

stasera, mare, siamo, amici, come te

sconosciuti, avanti e indietro insieme

ondoso andirivieni, specchio d’erranze

in-so-lenti a dimenticarti una canzone

 

ritornaci i sogni detti, cantanti, non detti tutti

vendetta nuda  e cruda, cenere e miele di luna

mentre la pelle tambura il respiro degli angoli

gli elementi in gola e le diagonali nascoste

 

qui non c’è proporzione di ineguaglianze, la geometria

e le danze degli abbracci sono al singolare solari

e il corpo è libertà e null’altra alchimia, come te

venosa è alterìa, piante e stagioni un sentiero

 

qui la frontiera è onda e duna e nodi assenti

e l’ora di un uomo è la donna di un’ora

una simmetria gli opposti del fuso orario

e gregario chi frequenta ario e seminario

 

 

29 luglio 2009

 

 

 

 

11 settembre 2009/2001

 

 

11 settembre 2009/2001 sui muri

le ombre il fungo della rendition

un lascito senza testamento?

 

rendition, o glamour la tradition

mon amour american l’invisibilità  

una fraganza di cadaveri MAD

(Mutually Assurde Destruction) rally

le piste soir dell’incondition

 

dov’è la generazione è la corruzione

e ciò che salva cresce il pericolo

nei grandi magazzini del mare

sotto l’ordine del tempo la lordura

del terrorismo a piacere e pezzi

della sepoltura il sozzo prezzo

 

il cantiere delle notti bianche

come toccare la lingua al dettaglio

e banchiere dei profitti collaterali

quando la morte è di frontiera

e alla schiera offre il bicchiere

al taglio della sicurezza a pezza

l’impostura di ogni ora e monnezza

 

ma voi calvizie di cielo scoprite

e in connessione lenta scopate

le onde senza essere espropriati

pur tra la violenza dell’incidente

e la vita vi portate fra le alghe

insieme con il fondo dei sogni

che non abitano più l’occidente

 

come un vibrare le corde al ni-ente

vacante la soglia curate delle fasi

e di stato per transizioni alla dizione

il tempo dell’ora, la redenzione

dell’anno, l’11 settembre 2001

calibrate il tonfo call center gemelli

 

Quasimodo, voi quasi doc

di Notre-Dame, il Nobel canta

il noir concimato di dolore

la sconcezza della terra e l’era

l’impareggiabile colore, l’io

il mercato a modo editoriale

imbrogli lessicali, brogli elettorali

 

 

11 sett. 2009

 

 

 

 

 

 




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