il vecchio già si era perso
e il tempo non suona
due volte, mai la stessa
canzone di vento e cielo
quel profumo fra le rovine
“femme nue, femme oscure”
fruit du vin noir e polline
nei giorni dei tuoi fianchi
come onde sussultorie, affamate
esplose dal delirio in amore
lucente velluto di cosce
rugiadose di baci e lingua
sventagliata gola della luna
sotto i pugni schiusi al sole
tua bocca tua brocca e silenzio
affondo nel tuo bosco di mare
il vulcano delle delizie alla marea
della notte di lupo alle stelle
non negarmi e scuse non mento
pago il costo, la distanza se vuoi
mio sentiero, quel giorno di fughe con te
non lasciarmi all’incanto la veglia e gli anni
non lasciarmi deriva di marea bianca
(piuttosto annoso fantasma
di passaggio)
sai,
ho visto spasimare colori il volto
i
sapori con gli odori nella stanza dei campi
del
castello diroccato alla memoria intorno
e
una danza mentre abbracciavi quell’isola
sospesa fra le nuvole a corteggiare gli spazi
al
riparo dell’assedio delle mani annose
incantata
il vecchio già si era perso negli
sguardi
19 marzo 2009
Ode
al mare
solerte le voci stasera ritornaci,
mare
i deliri silenziosi dei corpi al
vento
che giorni e notti interdetti
costretti
demmo alle alghe e l’altra brezza
l’anima è la prigione del corpo
e il cielo sopra di noi ride
nottetempo
ridammi in do, lente, l’inutile e
amore
demente gioco delle onde e donde
baciate appena dagli occhi
blu-astri
e vedetta all’albero maestro il
destro
e non dirci addio col solito valzer
grazie
l’immobile dondolio tuo mobilio a
prezzo
questi spruzzi sgranati sullo
scoglio ora
a contare i battiti dianzi battuti
e migranti
tanto complici sappiamo i segreti
tutti
e stroma la somma zero dei giorni
stornati
di idrogeno e ossigeno, e sali e
ali lì qui
usi minerali belli perché inutili e
doni
stasera, mare, siamo, amici, come
te
sconosciuti, avanti e indietro
insieme
ondoso andirivieni, specchio
d’erranze
in-so-lenti a dimenticarti una
canzone
ritornaci i sogni detti, cantanti,
non detti tutti
vendetta nuda e cruda, cenere e miele di luna
mentre la pelle tambura il respiro
degli angoli
gli elementi in gola e le diagonali
nascoste
qui non c’è proporzione di
ineguaglianze, la geometria
e le danze degli abbracci sono al
singolare solari
e il corpo è libertà e null’altra
alchimia, come te
venosa è alterìa, piante e stagioni
un sentiero
qui la frontiera è onda e duna e
nodi assenti
e l’ora di un uomo è la donna di
un’ora
una simmetria gli opposti del fuso
orario
e gregario chi frequenta ario e
seminario
29 luglio 2009
11
settembre 2009/2001
11 settembre 2009/2001 sui muri
le ombre il
fungo della rendition
un lascito
senza testamento?
rendition,
o glamour la tradition
mon amour american
l’invisibilità
una
fraganza di cadaveri MAD
(Mutually
Assurde Destruction) rally
le piste
soir dell’incondition
dov’è la
generazione è la corruzione
e ciò che salva
cresce il pericolo
nei grandi
magazzini del mare
sotto
l’ordine del tempo la lordura
del
terrorismo a piacere e pezzi
della
sepoltura il sozzo prezzo
il
cantiere delle notti bianche
come
toccare la lingua al dettaglio
e
banchiere dei profitti collaterali
quando la
morte è di frontiera
e alla
schiera offre il bicchiere
al taglio
della sicurezza a pezza
l’impostura
di ogni ora e monnezza
ma voi
calvizie di cielo scoprite
e in
connessione lenta scopate
le onde
senza essere espropriati
pur tra la
violenza dell’incidente
e la vita
vi portate fra le alghe
insieme con il fondo dei sogni
che non
abitano più l’occidente
come un
vibrare le corde al ni-ente
vacante la
soglia curate delle fasi
e di stato
per transizioni alla dizione
il tempo
dell’ora, la redenzione
dell’anno,
l’11 settembre 2001
calibrate
il tonfo call center gemelli
né
Quasimodo, voi quasi doc
di
Notre-Dame, il Nobel canta
il noir
concimato di dolore
la
sconcezza della terra e l’era
l’impareggiabile
colore, l’io
il mercato
a modo editoriale
imbrogli
lessicali, brogli elettorali
11 sett. 2009