Il Pensatore
da “Il Pensatore” scultura di Patrick Alò
1.
-
(Rinascenza):
Ha inizio di soppiatto, dalla stasi irreversibile
…
nel segno discontinuo del sospetto
di
una tesi insostenibile
nel
perpetuo moto del pensiero umano immotivato
…
nel ciclo circadiano
nella
discesa che ci aliena… ci sospinge al precipizio
che
deambula, che brancola
lungo
il periplo del buio
…
sul sentiero obliquo dell’averno,
dimenatosi
nel senso contrario al raziocinio
nei
casi in cui diviene lo strumento, adoperatosi al cimento
sopraggiunto
per istinto, per la legge di natura… del ragionamento
che
come quasi sempre, per concausa… avviene nella vita
da
nessuna sede resa nota e comprensibile
ma
devota e consapevole nel sentore… dell’impermanenza
che
ci appare provvisoria… invero rinascenza,
che
mai si mostra frustra o mèntore… per un subìto patimento
e
che così fiotta a rilento della materia grigia e nel fermento
dalle
falde freatiche di polveri di bistro e di grafite
sgorga
dal meato dischiuso sulla fronte.
…
l’accesso al Terzo Occhio è dall’angioma
l’ingresso
della cripta è nel diaframma dell’Enigma
cosmoràma
delle carte cosmonautiche
manufatto
siderurgico poemantico
nell’amalgama
di zama e ferrochina
colata
nella chiosa pressofusa
oracolo
e bagatto che sfrega e origlia la conchiglia
arcano
dissaldato col soffio del mantice vitale
nel
rombo di tuono col martello dell’Opìfice
percosso
sulla piastra d’acciaio incandescente…!
2.
-
(Rivelazione):
…
è un reclinarsi nell’attrito sulla spranga
nel
clangore che agglomera i glomeruli ai vocaboli
nell’inciso
della sgorbia… nello screzio dello smeriglio
a
un dipresso di sei passi dal declivio
è
saliscendi sulla falesia della sagoma del soma
carico
sul brègma del sintagma e dello zeugma
sul
tegumento cerebro del celenterato
che
arranca sulla china nell’arco flesso della schiena
restituisce
rebus e busillis la formula bruta della molecola
poi
per il maglio a contraccolpo…
battuto sull’incudine
poi
per le necrosi… di cellule e diastole:
sono
le parole, che ne hanno la facoltà di guarirne la ferita,
la
cicatrice cauterizzata, dal dardo della fiamma ossidrica:
supplizio
e sodalizio nell’anelito, scolpito nello Spirito,
nell’evento
congeneo all’unzione… col crisma e l’aspersorio
nel
memento mori extracorporeo
che
in primis… si riconcilia all’hesychia
al
propiziante-Comunicante vaso linfatico
nel
cortisolo deflusso, nel plesso a reticolo
…
dall’ònfalo all’encefalo
e
al surrene, per una remissione… in extremis
…
cosicché ciascuno senta il suono del triangolo idiòfono,
sia sincrono al respiro spiralico del prana,
al sonaglio del kundala,
simultaneo nell’amìgdala,
all’unisono del sibilo del
Serpente caducèo,
in
risveglio del suo settimo chakra, è al battesimo mitraico,
è
al lavacro metalmeccanico, già è alla… shocktermìa,
è
in flashback… al retro-verso, è in dislessica analessi,
sui
semilavorati biconvessi… è di una musica metallurgica
e
la scrittura è in saldatura alla Scultura e ne ausculta la risulta
…
per la forgiatura della protoforma… per le glosse e le sinossi
…
come mormorio del mantra: è bonzo di zinco, è yoga ignifugo,
è
vertebra eterica rameica, è energia psichica radiante:
alla
levata eliaca sullo spiraglio del lucernario
galleggia
nell’azzurro l’ ”Ipnonebula” di Regina Coeli
fluttua
nell’arancione l’ “Astrozigote” di Polluce
nelle
latebre lattiginose i corpuscoli dell’aria
a
gocce rapprese di liquido mentale
emergono
alla memoria defluita, nel rigagnolo del lavatoio,
nella
gòra della siviera e nel sottosuolo la massa spugnosa… di un Déja Vù.
3.
-
(Fabbricazione):
…
adesso è nella fusione, essa stessa combusta alla lauda centigrada
impressa
sul morfema metamorfico e per metà filosofale:
è
per la mano d’opera artigianale dello scultore
che
nel suo sacello, agisce di spatola e scalpello,
che
foggia antica sillaba del mito e della fiaba,
che
recupera dal mondo il rotore ricom-Pensatore
nell’officina
dell’anima, dalla fucina nell’alluminio
ricicla
gli sfilacci… rinviene i finimenti
…
nell’ansimo dello stasimo… nello spasmo del cloasma,
prima
d’ogni atto creativo dell’artefatto primitivo,
nel
segreto riposto nella lettera grezza… che si disdegna alla barriera ferrigna
…
egli è sulla curva emozionale che scavezza,
è
in ogni imprevisto episodico di meditazione,
è
per ipotesi la resistenza meccanica, ne è la prensione,
è
nella sconnessura dell’ipotalamo, sull’atlante la sua contrattura
è
in quell’area smottata, è in quella zona azotata… pressata nell’imbutitura,
è
di riflesso, è non vivibile, nella luce mai visibile,
è
nell’impulso della meteora elucubrata, della spuma acquitrinosa, ne è
l’incanto,
intanto
che il residuo è ancor pregno di quel candore… che sembra smarrito
in
una lamina di platino stagliata fra le ombre,
mentre
il verbo rimane riverso nell’invaso… tracima dall’imbraco delle anse,
è
l’immissario che ne riempie l’estuario… che s’incunea nel suo incunabolo
misteriosofico,
s’incanala
nel suo cunicolo catacombale… nella linea d’uscita della sua sola alea
nel
tiro a sorte e nel calcolo dell’abaco… nella probabilità che si approssima ad
una vaga idea
…
nello spazio vuoto ne sfiora appena il Percetto,
che
riaffora nel suo cingolo palpabile… nella sua rotella affusolata,
nell’impiego
della Forza Inerte… del Fuoco Purificatore
avverrà
che il Pensatore… in avallo alla sua
Fabbricazione
sarà
allora trasfuso nel metallo
degno
finalmente… della sua nominazione.
***
Gli
altri... scarafaggi!
Gli
altri... scarafaggi! ... nel perenne brulichio del girotondo
Degeneri
già alla genesi anomala del concepimento
Si
avvicendano a ruotare ignari e gnorri e a volte capovolti e calpestati
A
pancia in su... perlopiù dai loro pari... nati intoccabili che sono
In
un mondo buono buono ch’elargisce tutto bene e carità
Che
defalca l’elemosina umilmente... alla manna numinosa degli eletti
Che
fiocca giù come mannaia... carneficina esecutiva per quanti sono i derelitti.
Gli
altri... scarafaggi! ... al saldo forzoso dei pedaggi
Al
margine di una voragine a spirale di un male millenario e primordiale
Stanati
al buio e colti in fallo pestati prima con la mazza e poi col maglio
Inferti
al capo e al collo dal boia incappucciato dall’anonimato
Che
a quell’estremo soglio è maestro di gabella alla dogana... di nodo scorsoio
alla cavezza umana
Che
tutti aggiudica al più presto... al turno del capestro.
Gli
altri... scarafaggi! ... in tanti cogitanti e convenienti a convenevoli e
vantaggi
In
virtù e nel vizio circolare delle servitù plenarie e durature
Impressi
con il marchio e sotto torchio col pestello tassati con il bollo
In
aggiunta... alle trattenute erronee... pertanto... ritenute estranee
Asserviti
e monchi al giogo della frusta di certuni domatori o all’ammanco dei datori
Dai
raggiri incoraggiati che stagionano sui troni rintronati dagl’introiti
Che
non indugiano negli agi e a congiunture fuori busta rese a coniugi e segugi.
Gli
altri... scarafaggi! ... oltraggiati come ostaggi
Che
gareggiano nei seggi fregiati delle più egregie e altolocate volontà
Invero
avversi alle diversità... in bilico precari al parapetto... giù di cicca e
chicca di cicchetto
Alla
cortese attenzione dell’usucapione... più snob all’uopo della nisba che in
oggetto
...
sottoforma di una sbobba
Così
ammoniti a detto scopo... che per guai recati a vinti e a gladiatori. .. quando
morituri te salutant
L’alea...
s’è jacta est o suppergiù per totem ad libitum ed idem ed amen
...
in taith o in tuta e per... no comment.
Gli
altri... scarafaggi! ... sempre nei secoli dei secoli schiacciati
Dai
despota allora e oggi dalle leggi spietate dei mercati
Come
cadaveri riversi alle rive dello Stige ingiunti alla strage delle greggi
A
onore e gloria dei committenti astuti in alto ai contributi ... in lusso e in
lutto e in auge all'usufrutto
In
barba alla moltitudine che si arrabatta... vecchia ciabatta
... che sdentata moccica la pagnotta alla mignatta
Nella
mota... di altrettanti figli di madre ignota... in disordine cruenti
e in tenzone contro ammazzasette e contro venti
E
per meno di un’oncia... non vi è rinuncia... mai c’è abitudine... mai c’è
creanza per tanta indigenza.
Ma
chi sono coloro sottoposti al varo degli ormeggi ... ?
Chi
sono i succubi al conio martellato dai selvaggi ... ?
Sulla
piramide che in nome e per conto delle democrazie ci suddivide in gerarchie
Per
le prassi e i paradossi tutte le volte nello scempio
... di una barbarie sempre fortuita e di un’idiozia
sempre gratuita
Oppure
siamo noi con voi e con tutti gli altri... i cosiddetti scarafaggi ... tanto
stolti quanto scaltri
Stipati
nel saliscendi sui due staggi... che ci portano alla stella
0
ad esempio... troppo in giù nella bassezza che inevitabilmente... poi ... ci
annulla.
* Faraòn
Meteosès è l’anagramma e lo
pseudonimo di Stefano Amorese (Roma 1965). Già militante in diversi gruppi di
poeti ed artisti dell’underground romano, conquista la celebrità per le sue
letture poetiche nelle pubbliche piazze della capitale e per la realizzazione
di rigorose autoproduzioni editoriali. Al suo attivo “Per ludum dicere”,
rappresentazione di teatro di poesia, altre performances, pubblicazioni su
riviste e in rete, e il volume Psicofantaossessioni
(LietoColle, 2007)