CHECKPOINT POETRY
MARINA PIZZI
 

 

 

La cena del verbo

 

2014

                                                               

                                                           Per ognuno di noi che acconsente

                                                                vive un ragazzo triste che ancora non sa

                                                                quanto odierà di esistere.

 

                                                                Franco Fortini, Complicità (1969)

 

 

 

1.

Unica tregua somigliare al fango

Alla migliore traccia di sangue

Per sconfiggere speranza con l’anemia

Del balzo tenerissimo con la concreta

Realtà di andarsene finalmente superstiti

Bonari. Di te non credo la vitalità più bella

Né la cometa azzima di luce

Perché la ressa delle rondini è soqquadro

Sul finire dell’ultima cimasa.

Non resta che pagliaccio la sirena

Irrisa da soldati di conquista.

 

2.

Annuncio di chitarra vederti all’angolo

Dove la sposa cieca ti sorride

Coriandolo e malessere per sempre.

L’ausilio del gemello francescano

Non consente libertà di scelta

Ma esuli le palpebre di brevetto.

Dimmi perché piange la baldoria

Del fiume dotto di non tornare mai

Quasi del secolo il messaggio a dio.

 

3.

Dio della notte il mio sospiro

Sparuto quanto un indice di nebbia

La crudeltà del sale sfatto palmo

Con il mistero che deride la faccia

Faccenda senza resine di baci.

Il male barricato sulla fronte

Deride l’ossigeno geniale

La gente sugli spalti delle tombe.

Tu dimmi quale rondine corsara

Sapienza di dio non sapere

Perché le baracche da sole spopolano.

Capitomboli di sabbie volerti bene

Dietro la rotta tragica del guado

O di domani la speranza d’essere.

Pagliaccio al grado Generale

Questo fantasma d’anima malarica

Dove intercede il regno del cipresso.

 

4.

La notte dell’abaco quando più nulla conta rimanere

Al bacio dell’algebra bravura

O sotto teca ricordare il nonno

O la maretta insita alla darsena.

Inverno bello quanto un calamaio

Felice pagliaccio della poesia

Barriera al maestrale colma vendetta.

Materna la briciola che sogna da sola

La grande pagnotta della patria

Sgominata con un soffio di penuria.

 

5.

Ho una critica al rito perché non piange

Parla e recita cinge l’altare

Sulla truppa delle lacrime di altri

E questa piccolina aria di asilo

è vicina al mio collo gracile come un biscotto

La meringa di madre che mi fu amorosa gara

Qualora giungi in ritardo e il dondolo del sole

M’insegnò la rima con la luce pietosa

Dentro le tombe con gente che se ne va

Bruciata o sottoterra oltre i santi che non ci sono

Giammai vicini nonostante il calendario o a

Decine di copie per festeggiare il nuovo anno.

Le medicine delle nuvole piangono disperano

Su tutti, le resine non bastano per Natale

La fanga è ennesima maligna agro.

Tu graziosa mungi per l’anima marina e d’ara.

Addio, puoi morire da Capitano gentile.

 

6.

qui nel pianto che rottama chi fosti

si stipola la sporta delle lacrime

nel crimine del giglio che si oscura.

l’ennesima malizia della ruggine

germoglia girandole di pargoli

dove la madre è un astio di bestemmia.

biblioteca di aceri rossi le tue guance

stipendiate da dio per una riserva d’àncora

o almeno in coro ripetere l’enigma

di fausti almanacchi creduli al pompiere

di fuoco l’acqua piccolina in pozze

tombale l’anemia di chi fosti.

 

7.

Viltà del tarlo il crollo ben tradente

Quanto la logica di perdere la vita.

Matassa di elemosine vederti

Sotto la vana statua la tua venere.

Ebbene adesso il secolo vanesio

Sibila silenzi dentro gli sguardi ebeti

Delle maestre fatue oltre il vento.

Ben oltre dio ho scoperto l’astro

Valente quanto un calice di stimmate

Immacolate madri di ben alte stature.

Il Carso di Ungaretti è raso al suolo

Per rendere maligne le retate

Tanto bacate le lignee strade fatue.

Intorno alla marea di guardare il cielo

Si sviluppa un popolo di lutto

Vano del tutto in pasto alla fanghiglia.

 

8.

L’età felice un granello di sabbia

Sotto gli esposti papaveri di niente

Con la morte del cielo non sedata

Lugubre attivista quale un rantolo

Bacato dalla resina di resistere.

La mia spoliazione rimprovera le spose

Le taniche vecchie senza fiori attorno

è così che piange il mio gendarme

A me tenuto stretto come un ciondolo

Una ripetizione che sa di arsenico

Buono lo sciroppo per i bimbi superstiti.

Nel lento sprofondare della palude di casa

Ho perso il ludo di guardarmi attorno

Tu presente maschia agonia che il lo sia.

Tutta una civiltà di panico

Anche l’agonia lo sarà nonostante tu

Creda alle sbarre alle terre dei morti.

Libri d’infami lettori stare a casa e non capire

Le pagine miliardarie di parole.

Un libro dopo l’altro ho perso il fare

La lunga cattedrale del portone che schiavi

Speciali trattiene. Intorno ai poveri senza parola

Si getta dalla finestra il lessico la sposa senza rima di bontà.

 

9.

La rondine nel passo

Nel lutto della foce giacché morente

Sono trappola vivente verso il so

La culla ennesima del falò

Però non brucio anzi ritorno

Fantoccio di sangue velenoso

Si dipana il libro che nessuno capirà

Ma poco importa tracciare il fantoccio

Della sapienza. Il postino all’orizzonte

Calcola gli zeri che incontra e la marina amorosa

Dove s’intana il coma di pargoli

Gotici. Padre di alta messa per perdonare i lupi

E le gentaglie alle prodezze degli assassini.

In fondo i colori amano i piangenti

I fagotti dei poveri che non sanno amare

E il carro funebre con la rondine in cima

Somiglia il paradiso che non c’è.

 

10.

Le bambole di pane ebbero tempo

di frangere aurore per gli abiti

quali un manipolo di baci.

Sto quaggiù dove piange il sale

le rotte nude di trovare il giorno

mancato per abitudine al cadavere.

 

11.

Gesso di talamo gestire

Maschera mortale questo incavo

Tutto teschio il parcometro marino

Lo spirito di terra osanna

Che entra nella bocca.

Io non oso consentire l’esodo

 

12.

diventai  sorda  sul far della fionda

minacciosa. stato mediocre proseguì

l’inguine chic della sposa compagine di poeta

addotto  comunque a piangere il genuflesso

pargola di piangere. su sulla cometa il dondolio salvò

viottoli di baci ciminiere di carezze per imparare chissà

forse la carezze gridate in coma.

in giugno mi toccò il pane amaro

il libro senza esiti di stampa

la strampalata estasi del nulla

quando si bagna il seno senza latte.

mia madre consolò le mura ataviche

le vecchie scimmie quasi simili lei

alla giunonica colpa del gran seno

spartito quasi a nome di robusta gioia.

 

13.

le stellette da generale sono la blasfemia

del cielo, un abitato di sangue dove langue

il guaio tragico siglato dal diavolo.

un’attenzione di lupi questa vendetta

senza eremi da piangere e anzi invece

la calamita del mito chiama a sé

miracoli guardinghi senza né fata né mago

nei pressi anzi di un labirinto stoico

senza chiave pieno zeppo di serrature

il genio si è addormentato alla scrivania

nessuno sa più l’avanzo divino né l’angelo.

vendemmia il mio soccorso per favore

io non posso che gelo e ladrocinio

perché ho mangiato la terra marcia

e la guercia cantica del grano.

 

14.

Inverno di stoppie il panico del corpo

Questo progresso che rema senza sosta

La povertà dell’angolo più certo.

Età spartana quando nacqui

Nel pianto di satana la nuca

O almeno senza pace sospirare in culla.

Allora quale strazio questa rotta

Perduta alla palude al ludo delle mosche

Luride. Me bestiale l’urlo che sale

Lungo la spalletta della tomba

Che blasfema il soldato dell’io.

Almeno la nonna aveva i pizzi

Lo zelo di volare come gli angeli

La catapecchia del sale resistenza.

 

15.

Appunti idioti l’ora convalescente

Quando la mente è fossa di pugni

E la clessidra esclama massime d’inferno

Nomee di Giuda gli steli d’inverno.

Coriandoli s’intasano le dee cadenti

Quando dimena il sole un altro buio

E le chimere vengono a remare

Un fato fasullo quanto il lucchetto

Di serrar chissà. Le giostre traggono

Venia dall’anima cifrata sotto lo zerbino.

Le grotte che rubano i tartufi

Non danno elegia al coma

Ma pianti eterni il corridoio di non uscire

Neanche sotto i baveri dei morti.

Ti saluto ennesimo spavento

Vena senza chiesa di sgorgare.

 

16.

Orefice sacrale volerti accanto

Dove si muore in fila alla Gestapo

Poveri amanti di lasciti senza scampo.

Nel vero dio che musica le stelle

Ho ritrovato il fonico amante

La giungla vate di guardarti gli occhi.

Se passa dio un incavo di nebbia

Allora sazia la vendetta darsena

Se per enigma di girandola il verso

Segreto in mezzo al petto per sopravvivere

Le maligne eredità del greto.

Io non voglio plausi di pane

Ma marette di estasi per gli ultimi

Migliori accrediti di una primavera.

Oggi nel coma di panici letargici

Giunge la giostra di aspettar sepolcro.

 

17.

So piangere con un disprezzo

Da fermata d’autobus.

Ho bussato a vita

Verso un sobborgo di poveri amanti

E gemme in gola come tumori.

Corro a morire sotto le coperte

Di un letto iroso spinoso noioso.

La gioia di farmi sorella

Finì in una chiavica di marmo.

Chiamami marina sarò il tuo nome

Come dispetto infante e la ginestra rossa.

Ripetizioni di sbarre il mio cospetto

Questo ergastolo penoso fratello

Liberale la rotula di correre.

Mansione di coma ripetere la stasi

Nel trionfale silenzio di un sì di sangue.

 

18.

Manipolo di stasi il cuore di frastuono

Urla fisse che chiedono lento morire

Per riportare la genesi in un posto sicuro

Né nome né nomea ma siluro di silenzio.

Un aspetto nefasto l’ombra

Bramosa di sospetto dove inquina

La morte la qualità del bello

Perché non voli ma rasenti

L’aquila stagna di piangere sempre

Con un boccale d’astio contro il pregio

Di morire felici felicemente accorti.

Pietà d’occaso startene nel sonno

Dove si flette ad eremo la notte

E finalmente muore il mio calvario

In un pasquale riso oltre morte.

 

19.

Stile angusto guardarmi allo specchio

Dove intristisce il mito della rondine

Anni perdenti anni di grido

Attorno al vuoto di vivere afflitti.

Gerundio impietoso questo carcere

Sassi desolati la regia del tempio

Ora che adesso il pio rovo

Mi uccide senza la morte di morire.

Mia madre faceva la sarta

Per commesse di rantoli cattivi.

Desolanti amanti i libri chiusi

Dove si appresta il fato dell’ozio

E la corona per l’angelo più bello

Quale ad epitaffio per correre.

 

20.

Gioiosa fune della mia morte

Questo stallo di sale senza pietà

Nella ronda di stare tradita

E faccenda di eclisse sembrare

Nonostante il ceduo nel bagaglio del lutto

Ottobre di vento il tuo ristagno

Breve valore di vita.

Ora accudisco vestali silenti

Specola di addio aspettarti.

 

21.

Dio del rovo nero perdere la vita

Occaso di calunnia la sconfitta

Abrasa dalla ruggine nemica

O sotto frottola il sale della storia.

Davvero spiacente questa lingua

Che urla bestemmie dal tetto

Dove tutti buttano il corpo di paura.

Ercole di nebbia il desiderio

Sovente si accresce oltre di oltre

Calendario di notte il mio potere

Origine del dubbio: lato d’infanzia.

 

22.

Scappatoia d’amore il girasole ennesimo

Dove prolunga questa mansuetudine

Festa coniata dalla rondine vicina

E sul cipresso un’oasi di passeri.

Il dio mondano della passiflora

È furia a superare l’orizzonte

Con la cometa lauda da sé.

Invasi dal castello della ruggine

La felicità si squarcia in una ciliegina velenosa

Simile al ragno incinto di tantissimi

Piccolacci di fervore. In una carezza di sintesi

La vedovanza avanza almeno lieta tara.

Venisse l’eremo di tutti per capire i cristalli

Opachi le tragiche e quiete vedovelle

All’argine della strada finalmente edotte

Dalla prudenza di piangere. Includimi al gazebo

Delle fontane ch’io possa il bagno lontanante!

 

23.

Già in fretta l’acume di dio

Asfalta strade per correre

Il tempo di azionare l’altalena.

Raduni di cipressi pasti di ostie

Così per sentire l’altare

La sinfonia sterile del dubbio.

Indarno la letizia della sponda buona

Nomina iddio in nome vicino

Per le creature che mordono la strada

Per giungere chissà dove si trova il sì

Benvenuto di venere la balia a vita.

Chiude nel sale il bosco morente

Quel giubilo di addio che fu la cerva

Sparata dall’assassino ridanciano.

Nell’unghia del giorno sanguino

Brevetto di me che sono agonica

 

24.

I licheni sono arrivati nel mio ospizio

Prendono tutto e se la ridono

Come parassiti dal colletto inamidato.

Qui corre la mazza nera del mio assassino

Le leggi senza oasi del dubbio pieno

E la multa sorellastra d’incontrare

Almeno la punizione dei vivi.

È d’estate la bara delle fioriture

Questo dispaccio nudo come infante

Di me muore l’oceano del cuore

Nella vendetta nera senza stirpe.

La strada si bruciò lontanante

Dove sferza il gerundio del suolo

Carico di salme. Tu eri mesto più del capodanno

Un essere sconnesso tra forti ginestre

Dove è stolto il giorno nomea di sé.

 

25.

Mio mal tempo il groviglio d’astio

Dove interviene il monito dell’angolo

Figlio particolare della piazza.

In stato d’estasi staziona il fango

La fotografia sgradevole che volge l’abaco

In fondo alla strada dove ti conobbi

Novella giovane d’amore.

Avvenga il treno di poter partire

Dietro le nuvole afose dello sguardo

Imperi di pozzanghere le attese

Venute dall’estero con finimondo.

Quaderni al mese nudo il tuo ricordo

Dove si fa forte l’anima del sale

Le parentele ossute delle nebbie.

Io ti escludo e sussurro poco

Al rospo che troneggia la disfatta

O l’enigma fannullone di non dirsi.

 

26.

Come di boia è già farcito il giorno

 

27.





Marina Pizzi (2014)


*  Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55.

Ha pubblicato i libri di versi: "Il giornale dell'esule" (Crocetti 1986), "Gli angioli patrioti" (ivi 1988), "Acquerugiole" (ivi 1990), "Darsene il respiro" (Fondazione Corrente 1993), "La devozione di stare" (Anterem 1994), "Le arsure" (LietoColle 2004), "L'acciuga della sera i fuochi della tara" (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008, selezione),  L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), “Il solicello del basto” (Fermenti, 2010), “Ricette del sottopiatto”(Besa, 2011) “Un gerundio di venia” (Oèdipus, 2012), “La giostra della lingua il suolo d’algebra” (Edizioni Smasher, 2012);  Segnacoli di mendicità (CFR, 2014);

***** [raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: "La passione della fine", "Intimità delle lontananze", "Dissesti per il tramonto", "Una camera di conforto", "Sconforti di consorte", "Brindisi e cipressi", "Sorprese del pane nero", "L’acciuga della sera i fuochi della tara", "La giostra della lingua il suolo d'algebra", "Staffetta irenica", "Il solicello del basto", "Sotto le ghiande delle querce", "Pecca di espianto", "Arsenici", "Rughe d'inserviente", "Un gerundio di venia", "Ricette del sottopiatto", "Dallo stesso altrove", "Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)", "Declini", "Esecuzioni", "Davanzali di pietà”, “Plettro di compieta”, “Segnacoli di mendicità”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”, “Vigilia di sorpasso”, “Il cantiere delle parvenze”, “Soqquadri del pane vieto”, “Cantico di stasi”; il poemetto "L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba"];

***** le plaquettes "L'impresario reo" (Tam Tam 1985) e "Un cartone per la notte" (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); "Le giostre del delta" (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto tre premi di poesia. *****

[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro, Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Dino Ignani, Gianluca Gigliozzi, Natàlia Castaldi, Stefano Guglielmin, Luigi Bosco, Nanni Cagnone, Flavio Ermini, Franca Alaimo, Roberto Maggiani, Federica Nightingale, Federica Galetto, Luigia Sorrentino, Alessandro Baldacci, Viola Amarelli, Giusy Calia, Alessandra Pigliaru, Enzo Campi, Sofia Rondelli, Domenico Pinto, Velio Carratoni, Franco Arminio, Rosa Francesca Farina, Narda Fattori, Ambra Zorat, Andrea Lucani, Mario Fancello, Ennio Abate, etc., e molti altri].

***** Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista “Poesia”. È tra i redattori del litblog collettivo “La poesia e lo spirito”, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. *****

Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco. Numerosi e-book e collaborazioni si trovano sulla Rete Web.

Sul Web curava i seguenti blog(s) di poesia:

http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/=Sconforti di consorte

http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/=Brindisi e cipressi

http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/=Sorprese del pane nero

 

 

 

 

 

 

 

 




Scarica in formato pdf  


 
Sommario
Checkpoint Poetry

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006