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NOTE D’AUTORE
Sangue di gatto per scacciare
i cattivi pensieri


      
Brevi considerazioni di fine anno con le ambasce per la micia di casa operata d’urgenza per un sarcoma. E sgranando riflessioni e ricordi su Pasolini tentato da San Paolo (un progetto abortito), ma non mai da Molière; sui ‘regali’ politici che ci ha ammannito l’attuale presidente della Repubblica; sulla zia fiorentina derubata della bicicletta e sul film di Lizzani “Il Carabiniere a cavallo”, che già avanti-lettera disvelava i deliri psico-relazionali dei nostri corpi di Stato.
      



      

 

 

di Marzio Pieri

 

LADRI DI BICICLETTE

 

 

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In extremis, sempre in extremis.

 

Forse perché la mia casa sorge tra due viali, i rumori esterni, l’incessante fluire delle automobili (mi veniva da scrivere ‘macchine’ e penso a quando i nepoti ci prenderanno in giro come noialtri quando mio nonno diceva ‘la macchina’ intendendo la bicicletta – cappello alla johnwayne e bicicletta alla desica antelittera credo se li portasse anche a letto), ovattano come dilà dalle correnti di un fiume tumultuoso di una eterna pioggia ostinata e greve il suono delle campane, delle meridiane. Vivo senza orologio e senza calendario. Non avevo udito suonare la campana del venti del mese.

 

Non c’è giorno senza sorprese e la reale sorpresa è questa. Fa visita anche ai vecchi come me.

 

Come quando all’inizio di novembre scoprii carezzando la cara gatta Schizzo che aveva una specie di callo vicino alla spina dorsale. Il lettore proceda da sé.

 

Sarcoma, operare d’urgenza. Chirurgo altoatesino onesto e valentissimo. Schizzo è salva, senza illusioni: sembra una bimba ed ha quindici anni, con la scala dei gatti saremo più o meno coetanei. Io a volte giro senza un soldo in tasca ma tengo nel portamonete, in una fessura distinta, l’obolo di Caronte.

 

Sanguinava e mio figlio mi disse portiamola a far vedere. Si era malconcia a forza di leccarsi la cicatrice. Il Chirurgo Gentile mi ha dato la precedenza, ha tolto i punti, di crosta in crosta. Basta, mi ha detto, qualche lavaggio con amuchina. Parola nuova su queste colonne. Manca a Gadda a Pizzuto a Nencioni Contini Sinigaglia. Che ne dirà Gualberto, il nostro Joyce.

 

Fra Joyce e Gualberto, unica differenza: l’Irlandese (tenore mancato, come me) era devoto alla Divina Stecca.

 

La stecca è la rivolta della materia contro la perfezione.

 

è l’estasi del richiamo, di nuovo, alla caverna originaria.

 

 

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si stava meglio quando si stava peggio? Je ne dis pas cela.

 

Molière! No, San Paolo (ah fors’è lui che l’anima) ai Corinthi. e c’è chi si ostina sulla individuazione delle fonti.

 

Molière non è (non è il primo) ma è certo. San Paolo è ma forse non è San Paolo. Lectio (actributio) incerta.

 

Pasolini tentato da San Paolo (il progetto, si sa, abortì). Per vederci più chiaro, vorrei uno scambio, un glissamento: Pasolini tentato da Molière. (Non è possibile? Il conto, prego).

 

Vede meglio chi sforza lo sguardo nelle tenebre. (Molière tentato da Pasolini ? – “impossibile!” ─ Paghi tu?)

 

Ma vede ombre (Platone). Pulvis et umbra sumus, l’ombra non è che fumo, ma che fumo sarà se non fa ombra?

 

 

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Abolirono il vino, gli alcolici. Le suffragette s’erano impaurite a vedere quel coso fra le gambe di Noè archibriaco. Noè si ricoprì e se la prese coi figliuoli. Un archinapolitano.

 

I suoi doni si chiamano: Monti Letta Matteo. Yes, Giorgio.

 

 

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Hanno abolito il fumo. Sono cresciuti i matti i disadattati i disperatamente infelici gli ammalati di cancro (la sua eziologia è psichica, non materica). E hanno chiuso le tabaccherie.

 

Sali e t’à’ bachi (‘ci hai i bachi’) dicevano a Firenze, dove ‘averci i bachi’ vuol dire averci mali grilli per la testa. Cattivi pensieri.

 

E tal sia per l’anno che viene.

 

Almanacchi, almanacchi. Ossia: al-manachi (in rima con spinaci).

 

Per questi cristi ebbi a farmi turco.

 

Ma, tornando per un disguido con la gattina in gabbia su un autobus, tutti che mi aiutavano. Ho pensato, ritorna Zavattini.

 

Nell’immediata fine della guerra, mentre anche Firenze cercava di darsi una spolveratina, una volta a una mia zia ragazza rubarono la bicicletta. Non tornava a casa, ci si cominciò a preoccupare. La nonna diede in convulsioni (si chiamava Ristori, come la grande Adelaide, e si può dire che non aspettasse altro). Ho ancora nelle nari l’afrore della acqua antisterica, diffusissima allora. La zia tornò senza bicicletta.

 

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Con grandiosa malvagità: meglio se tornava la bicicletta. Addio.

Una postilla. – Il grande, insostituibile Lizzani capì da sé che qualcosa, in quel culto pauperistico, non tornava, sapeva di falso come la faccia da schiaffi dell’attuale premier che mal prenda. Così Lizzani ci diede il Carabiniere a cavallo, che in terna col Vigile (Sordi-Zampa) e col Comandante (Totò-Heusch) ci svelava le falle (psichiche) dei nostri corpi di stato (o di polizia) meglio dei futuri Cittadini al di sopra di ogni sospetto. Sempre così l’Italia: o san luigi che piange o il grande inquisitore. O la melassa o il sangue agli occhi. Per questo ci è mancato perfino un nostro Western, se non Riso amaro. A voi basta Leone? Parole non ci appulcro. Ma tenetevelo. E se no la Ciociara il Generale della Rovere e il confortevole Noi credevamo. No, gli italiani sempre credettero. Il computer (lo giuro) si ostinava a scrivere cedettero.

 

 

 

 

 

 




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