LETTURE
MAURIZIO BOLDRINI
      


Teatralfilosofia

 

Mariano e Giovanni Prosperi Editori, Napoli 2012

    

      



“Nell’essere. Accordo esempi e voce al limite della conoscenza. Lo strumento della parola contiene l’errore, rimedio al difetto. Il poeta, per l’immediato, dimentichi la parola e giri pagina”.

Con queste parole inizia Teatralfilosofia, un testo di Maurizio Boldrini pubblicato da Mariano e
Giovanni Prosperi Editori (Napoli). Giampaolo Vincenzi, dell’Università di Urbino, presentando il libro tempo fa al Teatro Marenco di Muccia (paese natale dell’autore) ha osservato: “Teatralfilosofia è molto più di un libro. Le idee che qui vengono espresse sono semplicemente la pratica teatrale di un attore, regista, intellettuale che vive per la cultura e non per la pubblicità e per il pubblico e ha saputo fare come facevano tutte le avanguardie storiche. Ha saputo fermarsi ad un certo punto, guardare indietro alla propria esperienza e dire che c’era bisogno di lasciare qualcosa a degli allievi, nel corpo di altre persone”. Dentro a una sessantina di pagine ci sono, combinate in una miscela critica, trent’anni di carriera, cinquantaquattro anni di una vita vissuta sempre dentro un esperimento. Ancora Vincenzi: “Da quando conosco Maurizio Boldrini non ho mai sentito dalle sue parole qualcosa che già fosse stato sentito da qualche altra parte. C’è sempre qualcosa di nuovo, che nasce dall’esperienza, dalla sua pratica teatrale”. Tutta l’operazione di ricerca dell’autore è racchiusa nella registrazione di una voce che diventa normativa, crea leggi per esperienza che diventa saggezza, e tali leggi vengono poi scritte in questo singolarissimo codice che è Teatralfilosofia.


Boldrini laureatosi al DAMS di Bologna, dopo alcuni anni in cui lavora a Roma come ricercatore del CIDIM e contemporaneamente insegna a Bologna “Organizzazione ed economia dello
spettacolo” materia sulla quale ha svolto la sua tesi di laurea, fonda e dirige la Scuola di Dizione Lettura e Recitazione del Minimo Teatro a Macerata, che diventa la sua fucina operativa, in trent’anni di formazione e ricerca con gli allievi elabora innovazioni assolute per il linguaggio teatrale, combinando e raccordando le più interessanti ricerche teatrali del Novecento, che diventano riferimento in prestigiosi ambiti internazionali quali l’IRCAM di Parigi, massima istituzione mondiale nel capo della ricerca fonica e musicale. Non solo, le sue ricerche sono talmente sorprendenti che trapassano l’ambito teatrale e diventano oggetto di analisi in ambiti più disparati: medico-oncologico, architettonico, antropologico, matematico. Tali innovazioni sono, peraltro, state illustrate in altri suoi due libri pubblicati dall’Editore Bulzoni: La voce recitante ed Enciclopedia per l’attore finito. La Prima Scuola di Ingegneria Umanistica è l’altra iniziativa promossa da Boldrini per sperimentare, sempre con gli allievi, la summa delle sue  ricerche.

Teatralfilosofia, in tal senso, è un piccolo-grande codice legislativo capace di far vedere il mondo con gli occhi di un teatro unico, che tra relazioni, immagini, morale, cure e operazioni, trova modi sovversivi per interpretarlo, nel segno di due artisti quali Antonin Artaud e Pierpaolo Pasolini.

 

 




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