LE VIE DEL RACCONTO
SIMONETTA RUGGERI
 

 

 

Lettera di un moderno suicida

 

Come mi ero svegliata, con la testa sottosopra dal malumore, così mi ritrovavo ancora dopo un paio d’ore nel mezzo di un ingorgo alla periferia di Napoli, sotto un cielo bianco e compatto. In genere ascolto musica ipotizzando che in un futuro non troppo lontano, reperti di uomini trans-genici, interpretino attoniti i fotogrammi muti e sfocati di quegli strani litigi consumati attraverso cortine di vetro. Demoniache trappole di latta che scivolano su gomme oltre che sui binari del nostro tempo già infinitamente limitato. Eppure ieri mattina, questo pensiero ricorrente sulla vita segregata nel traffico, non mi ha sfiorato. Rimuginavo sulla lettera tragicomica del cassiere di un supermercato, riportata da un quotidiano locale, dove raccontava le ragioni del suo imminente suicidio. Questo ragazzo di ventitré anni era alienato e dunque irrispettoso di ogni logica autoconservativa. Parlava di bip! bip! bip come di una nota stonata conficcata, ben oltre l’orario di lavoro, nella corteccia del suo cervelletto, luogo dei cattivi ricordi. La paragonava ad un punteruolo spinto nel suo cranio da una mano invisibile ma onnipresente. Si riferiva al rumore dei prodotti che passano il vaglio del codice a barre. Bip davanti, bip di dietro. Miliardi di bip a fargli sordidamente compagnia. I suoi bip più quelli degli altri cassieri più la luce a neon che ti spara sulla pelle come una mitraglia. Diceva che quel bip aveva la meglio su ogni altra occupazione o emozione della sua giornata. E insieme ai bip, il cibo. Cibo e confezioni colorate trascinate per ore su un tappeto nero. Miliardi di confezioni da scrutare insieme a miliardi di acquirenti a cui formulare sempre le stesse sorridenti domande: “Ha la tessera?” “Busta?” “Bollino?” “Carta o bancomat?”. E poi miliardi di bottiglie abbattute come birilli dalle strattonate di quel tappeto nero che lui chiamava nastro devastatore. Ogni tanto persino qualche coccio da raccogliere insieme alla signora alcolizzata dell’angolo delle degustazioni fasulle. La lettera si concludeva con una nota di inconsolabile tristezza sulle offerte promozionali. Diceva di prefigurare solo caos e di non saper più collegare un significato alla parola limite. Infine, immaginava l’intera umanità catapultata in un futuro senza povertà, lentamente rimpiazzata da un’unica immensa ricchezza nelle mani di faide esaltate. Poi la firma: Bip! Bip! Bip!

 




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