SPAZIO LIBERO
CINEPRIME – “DETACHMENT”
Il fallito distacco
di un anti-eroe dostoevskjano


      
Una delle migliori pellicole uscite quest’anno sugli schemi nostrani è, senz’altro, questo film diretto con piglio filosofico dal regista britannico Tony Kaye. Ne è protagonista uno straordinario Adrien Brody che interpreta un supplente di letteratura che approda in un liceo della periferia newyorchese, e si trova di fronte lo sfacelo di una scuola abitata da professori rassegnati ed umiliati da studenti violenti. Un film vivido e nichilista che dà conto in forma complessa delle problematiche sociali e del degrado etico ed esistenziale del mondo contemporaneo.
      



      

di Manuel Tornato Frutos





Adrien Brody in Detachment (2011)


Non mi sono mai sentito allo stesso tempo così distaccato da me stesso e così presente nella realtà”, così inizia Detachment - Il distacco, l’ultima opera del regista filosofo britannico Tony Kaye (scomparso dagli schermi italiani dall’epoca del suo American History X), che prende spunto dal crudo script dell’ex-docente Carl Lund, partendo dalla citazione dello “Straniero” di Camus, per raccontare la parabola nichilista di un supplente di letteratura (uno straordinario e ritrovato Adrien Brody), appena arrivato in un liceo degradato della periferia newyorchese – prossimo alla privatizzazione e chiusura – tra professori rassegnati ed umiliati da studenti violenti.

Forse, alla fine della visione della pellicola, l’unico barlume di speranza risiede proprio nei suoi minuti iniziali, durante i quali scorrono rapidamente immagini di interviste rilasciate ad alcuni anonimi insegnanti, che raccontano le motivazioni della loro missione quotidiana, così come il loro rapporto di odio-amore verso una professione continuamente maltrattata delle istituzioni, dai loro alunni e rispettivi genitori, ma che comunque resistono, spinti da una profonda passione personale e da un senso civico innato.

Il resto del film sarà una graduale discesa all’inferno del rovinoso sistema di istruzione pubblica americana (e non solo) dove giovani disadattati, padri ignoranti ed insegnanti disillusi (interpretati da eccellenti comprimari di lusso – tra i quali Marcia Gay Harden, Christina Hendricks, Lucy Liu e Tim Blake Nelson – sui quali svetta un formidabile e redivivo James Caan), regalano momenti di cinema estremo e contundente, venato di una profonda tristezza universale, nell’intento di svegliare la coscienza del pubblico, addormentato dal torpore dell’indifferenza di una società vuota e distante, che lascia andare alla deriva i suoi figli, tristemente predestinati al fallimento e all'emarginazione sociale.

L’unica risposta logica all’assurdità del mondo circostante sempre più abbrutito, sembra darla proprio l’insegnante di letteratura Henry Barthes, protagonista dolente di un programmato “distacco” dai propri traumi personali  (scaturiti da tragedie familiari passate e presenti) e da quelli collettivi (rappresentati dai suoi problematici studenti lasciati a sé stessi e da una prostituta bambina autodistruttiva, in cerca di una figura paterna), per rimanere a giusta distanza da ogni coinvolgimento affettivo. Ma il muro invisibile innalzato da questo eroe dostojeskiano – che sembra voler assumere su di sé tutti i mali del mondo – dovrà crollare, a causa dei molteplici tumulti di una realtà insostenibile, di fronte alla quale risulterà impossibile rimanere indifferenti.

Il pessimismo cosmico di Kaye si manifesta attraverso molteplici stili narrativi (stralci di mockumentary, alternanze di flash-back, animazioni in stop-motion, e frammenti in super 8), nella continua e concitata ricerca di una forma ideale, capace di dare parola alla confusione esistenziale del suo santo-docente e della crisi terminale di un’umanità allo sbando.

Lo sconforto del professor Barthes (e forse dell’umanità intera), in lotta contro il caos, viene tradotto nella magnifica scena apocalittica finale, omaggio poetico visivo alla “Caduta della casa degli Usher” di Edgar Allan Poe, lasciando riflettere sull’inevitabile decadenza di una scuola/società, alla quale nessuno è più realmente interessato.

Detachment, con il suo messaggio d’urgenza sociale e globale, arriva direttamente al cuore dello spettatore, senza facili retoriche, né sconti consolatori. In definitiva, una delle migliori proposte cinematografiche di quest’anno, ed un imperdibile spunto di riflessione sulle problematiche sociali dei nostri tempi.





Un'altra scena di Detachment (2011), regia di Tony Kaye


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Titolo originale: Detachment

Regia: Tony Kaye

Interpreti: Adrien Brody, Christina Hendricks, James Caan, Lucy Liu, Bryan Cranston, Marcia Gay Harden, Sami Gayle, Betty Kaye, William Petersen

Origine: Usa, 2011

Distribuzione: Officine Ubu

Durata: 97’

Link del trailer: http://www.youtube.com/watch?v=dayMkcHh7_w

 




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