LETTURE
MARIA LUISA SPAZIANI
      

Montale e la Volpe

 

Oscar Mondadori, Milano 2011, pp. 128, € 12,00

    

      


di Iolanda La Carrubba

 

 

Maria Luisa Spaziani, sensibile donna dalla poesia sensibile, ha intrapreso l’importante percorso di diventare testimone presente ed attiva della storia contemporanea. Lei che fin dai primi anni dell’adolescenza si è dedicata alla comprensione di personaggi come Giovanna d’Arco, che descriverà in seguito:

Quando ho scoperto che è esistita una donna come Giovanna d’Arco ho scoperto il mondo. Per me Giovanna d’Arco è semplicemente la poesia; è la donna come dovrebbe essere dopo ogni femminismo riuscito, e cioè una creatura che abbia le stesse potenzialità di un uomo ma che agisce autonomamente, secondo il suo personale destino, secondo i suoi gusti, le sue scelte, in stretta simbiosi con l’universo maschile. Come il cervello ha il lobo di destra e quello di sinistra, così la nostra civiltà ha il maschile e il femminile. È assolutamente impensabile, se non pagandola con tutte le crisi della nostra storia, che uno prevalga sull’altro, e brutalizzi l’altro».

 

Questa donna d’animo gentile, ha l’opportunità di coltivare amicizie serie ed interessanti con poeti, scrittori personaggi del mondo della cultura che la renderanno importante documento di fatti trascorsi ed indimenticabili. Tra le sue amicizie figura in particolare un uomo che al primo impatto non le desta affatto alcun interesse , tant’è che lei stessa dirà:

«Ne avevo sentito parlare male: dicevano che fosse misantropo, misogino, scostante, che non sorridesse mai.”

Insomma, un uomo apparentemente incapace di comprendere la stessa forza che animava Luisa, incapace quindi di alimentare la spiccata cordialità che contraddistingueva la poesia della Spaziani. Tuttavia ciò che anima la curiosità nei confronti di un artista, di un poeta, di un letterato non è solamente inerente al suo lavoro, ma è il suo personale vissuto, la sua biografia essendo che in essa vi è custodita un’impronta del periodo storico contemporaneo all’individuo stesso, quindi volendo pur polemizzare su questo personaggio così mal generalizzato, la Spaziani dopotutto non poté di certo sottovalutare la straordinaria figura che egli ricopriva. Era uomo di grande intelletto e capace di indagare nei meandri dell’umanità in apparenza senza compiere sforzi, egli desiderava essere una voce certa, forte, presente consapevole degli aspetti poco limpidi che riservava il futuro. Mai dunque questo uomo oscuro e profondo si distaccò dalla presa di coscienza della contemporaneità, lui con la sua formazione culturale che proveniva direttamente dal rifiuto di aderire al partito fascista, quindi prezioso esempio da poter seguire. Ecco dunque una plausibile motivazione che spinse Luisa ad andare ad una conferenza dell’uomo. La Spaziani che fino a quel momento non aveva mai pubblicato le sue poesie, si sentì dunque fuori luogo quando la direttrice del Teatro Carignano di Torino le disse che avrebbe voluto presentare i giovani poeti torinesi a Eugenio Montale.

 

Così Maria Luisa Spaziani descriverà in una sua intervista quel momento epico:

“Eravamo sei persone in fila. Montale passava, ad occhi bassi, senza guardare in faccia nessuno. Dava la mano a tutti e diceva: ‘Piacere, piacere.’

Stavo per scappare quando lui arrivò davanti a me e appena sentì il mio nome alzò gli occhi e disse: ‘Ah, è lei.’ Rimasi senza fiato e dissi la prima banalità che mi venne in mente per vincere l’imbarazzo: ‘Viene a pranzo da me domani?’

E lui: ‘Sì’.”

 

Da questo incontro nascerà una salda amicizia senza limiti dato che germoglia nel nome della poesia. Grazie a questo sodalizio, Maria Luisa Spaziani scrive oggi un libro Montale e la Volpe , dove  la Volpe in questione è lei stessa.

“Mi ha lasciato il ricordo di undici anni bellissimi, di allegria, di confidenza, di studio, di ispirazione. è stato veramente una figura grandiosa vicino a me, ed è stato molto bello tutto quello che ho vissuto con Montale. E soprattutto il piacere di far parte del suo lavoro, perché moltissime cose le abbiamo fatte insieme e allora l’idea di aver messo una piccolissima cellula del mio talento, delle mie capacità in quello che era il lavoro, magari anche soltanto giornalistico di Montale, è per me fonte di grandissimo orgoglio.”




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