SPAZIO LIBERO
ARTE E TECNOLOGIA
Dalla fotografia
alla net-art


      
La sperimentazione artistica legata e interconnessa con lo sviluppo della tecnica, si può dire che nasca nella seconda metà dell’800 con l’affermazione dell’arte fotografica in ambito sociale. Ma quella che venne allora scambiata per una nuova forma di pittura, influenzò l’intero corso delle arti visive fino all’esplosione delle avanguardie novecentesche. Poi con la Pop Art negli anni ’60 e più tardi con il dilagare della Street Art si sono generate altre, ulteriori dinamiche tra ricerca e comunicazione di massa, che trovano oggi espressione nella computer art e negli happening digitali interattivi.
      



      

di Iolanda La Carrubba

 

 

Cosa è cambiato, cosa sta cambiando nell’arte; arte ed espressioni artistiche influenzate e generate dalle mode, dalle necessità di comprensione del micro e macrocosmo, ma soprattutto dalla conoscenza della tecnologia.

La matrice di tale suggestione “tecno-culturale”, si colloca nella seconda metà dell’800 grazie all’affermazione della fotografia nell’ambito sociale; essa da principio non venne  concepita come possibile anello di congiunzione tra il talento artistico e l’innovazione tecnica, ma venne interpretata superficialmente come se si trattasse di un mezzo per raffigurare paesaggi, architetture, popolo e borghesia, nulla più di questo anzi addirittura ci fu una dichiarazione da parte del pittore Paul Delaroche che disse “da oggi la pittura è morta”.

La fotografia, al contrario di quanto si riusciva allora ad immaginare, assunse un ruolo fondamentale per lo sviluppo non solo della tecnica fotografica stessa, ma condusse la pittura verso nuovi inimmaginabili confini, essa infatti influenzò positivamente la pittura coinvolgendo al principio gli impressionisti e subito dopo offrendo possibilità di sviluppo per movimenti d’avanguardia quali il futurismo, l’espressionismo, il cubismo e il dadaismo. Picasso ad esempio, fu il primo ad utilizzare la tecnica del collage in un quadro con fotografie.

 

La fotografia d’autore si sviluppa con Henri Cartier-Bresson, il quale dichiarava che “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”. Da questo preciso ‘momento’, quello che raggiunge l’eternità di Bresson, si intuisce l’evoluzione psico-sistemica che la pura immagine tramanda  attraverso la stasi, attraverso l’immobilità dell’attimo, quindi conduce verso la riflessione del momento stesso.

In questo percorso inesplorato, dove i più grandi maestri hanno posto le fondamenta del loro lavoro, incontriamo fin dagli inizi una rivelazione che corona l’immagine pregiudiziale del genio; il primo fotomontaggio della storia che appare in scena verso il 1857 grazie all’inglese Henry Peach Robinson e da cui nascerà l’intuizione di un mondo ancora da esplorare, con forti risvolti esistenziali.

Come nel caso della fotografia altri movimenti artistici, tra cui alcuni vicinissimi ai giorni d’oggi, hanno subito e continuano a subire, severe censure prima di potersi dichiarare ed affermare apertamente come espressione.

Espressioni che affondano le radici nell’origine della pittografia, dello sviluppo non solo della comunicazione, ma della vera e propria esperienza artistica.





Un esempio di post-Pop Art: Ron English, Marilyn Monroe/Mickey Mouse


Arte dunque visitata e vissuta, come ad esempio denuncia di una società consumistica che l’arte interpreta ad arte, ed ecco dunque nascere verso la metà del XX secolo un qualcosa di inaspettato, ma intuito, di osato, ma non usato, la Pop Art. Essa adotta il linguaggio pubblicitario risultando perfettamente omogenea nella società dei consumi; si diffonde così il messaggio come propaganda fino ad esporre per le strade il suo originale impegno culturale, creando una sinergia complessa ed esteriorizzata come secondo il precedente insegnamento dall’antichissima filosofia di vita orientale del Tai Chi, ovvero mirando ad instaurare un perfetto equilibrio karmico tra azione e pensiero.

Al riguardo il critico statunitense Harold Rosenberg suggerisce che l’arte è vista come un atto piuttosto che come un oggetto, come un processo piuttosto che un prodotto, ridefinendo con questa affermazione l’influenza dell’happening.

 

L’evento artistico in sé diventa opera in quanto è l’artista che lo realizza ed in conseguenza a questo nasce una nuova scuola di pensiero legata più al contatto con il giornaliero, all’evidenza dei fatti, all’insofferenza collettiva, spesso realizzata in luoghi pubblici e con metodi illegali. La Street Art si basa sulla libertà; la libertà di pensiero, di parola, d’espressione, molti sono i writer che adoperano tecniche diverse sul tessuto urbano, ma in qualche modo affini poiché numerosi utilizzano come supporto espressivo i mezzi pubblici o gli edifici. Così, a cielo aperto si può constatare l’importanza  basilare dello sviluppo dell’opera d’arte non più confinata dentro ad una galleria, ma regalata alla fruizione del pubblico anch’esso elevato allo status di abitante dell’opera stessa.

Per questo movimento pittorico spesso ci si avvale del seducente “spray” che già Andy Warhol aveva interpretato come provocazione del consumo, Warhol inoltre adoperava tecniche e mezzi differenti per realizzare le suo opere, creando così un bilanciamento visivo e donando l’illusione di poter assaporare con tutti i sensi il suo lavoro. Ad oggi la Street Art  utilizza lo stesso principio in maniera però potenziata ovvero coniugando il messaggio pop a tecnologie di nuova generazione.

Ecco che il passaggio dalla prima fotografia alla Street Art conduce ad una riflessione cruciale ovvero, se l’avanzamento della tecnica e la comunicatività tra gli artisti ha, sì, in qualche modo influenzato l’espressione, allora si potrebbe affermare che il web, luogo esponenzialmente infinito, offre non solo innovazioni finora appena intuite, ma veri e propri mutamenti generazionali. Effettivamente i primi ad adoperare la computer-art come già sottolineato antecedentemente, non riscontrarono da subito critiche positive comunque destarono curiosità. Si trattava di un esperimento di due matematici sensibili all’arte che negli anni ’50 riuscirono, con una serie di complicati calcoli a realizzare un’immagine. L’evoluzione tecnologica ha fatto il suo corso naturale conducendo dunque l’artista alla ricerca, alla scoperta di cosa si celasse dentro al cervello elettronico.

 

Tomaso Tozzi dopo aver studiato attentamente il caso della computer-art, si interessa al fenomeno della net-art di cui il precursore Lev Manovich ideò nel 1994 il primo film digitale progettato per la rete "Little movies". Lo stesso Tomaso Tozzi diviene l’iniziatore dell’happening digitale interattivo come opera d’arte.

Il mondo dell’arte dunque approda sul suolo del net e dei suoi illimitati confini, conquistando il favore delle antiche muse adesso digitalizzate.





Mario La Carrubba, Perché mi tenti ancora?, elaborazione digitale




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