LETTURE
AA.VV.
      

L’impoetico mafioso - 105 poeti per la legalità

 

a cura di Gianmario Lucini

 

Edizioni CFR, Piateda (Sondrio) 2010, pp. 152,
€ 12,00

    

      


di Gian Piero Stefanoni

 

 

Ha un duplice valore questa antologia così ben curata dalla Cfr edizioni di Gianmario Lucini. Il primo, evidente ed essendo nata per questo, è la presa di posizione concreta e viva da parte dei numerosi poeti che hanno preso parte all’iniziativa contro la non cultura della mafia e della criminalità organizzata. La seconda, forse meno apparente, ma a mio dire altrettanto forte, quella di aver in qualche modo stanato e rilanciato un’idea stessa della poesia come parte attiva e propositiva, per quanto può competerle ovviamente, nelle dinamiche e nelle dialettiche dell’Italia di oggi.

 

Su questo tasto Lucini, nella sua doppia veste di proprietario e agitatore culturale della casa editrice, batte fin dalla prefazione nella quale denuncia il disagio per una mancanza sempre più evidente nella poesia d’oggi di quel timbro epico e civile che fin dalle sue origini ha contraddistinto il rapporto tra poesia stessa e società e ambiente di riferimento (la Grecia classica per esempio). Hanno risposto all’appello poeti dalle più diverse voci, dai più noti ai meno noti, con prevalenza di autori meridionali e con una certa presenza di dialettali.

Al di là del valore, comunque buono, c’è da rilevare come freccia di scrittura la non rassegnazione, il dovere e l’etica della memoria, la responsabilità insita in ognuno di noi nella vigilanza o nelle piccole e grandi omertà del comportamento quotidiano, nelle scelte di ogni giorno, la differenza tra l’assenso e il contrasto. Tra il contrapporsi e il lasciar fare ad una sottocultura che si riproduce tra le maglie di un malcostume che nel nostro paese non è espressione solo di pochi specifici e riconoscibili territori.

 

È un lavoro che ha avuto un parto difficile (con una rincorsa tra copie stampate in Calabria e presentate nella sua prima settimana dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Puglia a Roma e Firenze) a cui ha seguito però una rispondenza importante, dalle scuole alle associazioni e che ha avuto (ad un incontro a Marsala) anche la partecipazione di Rita Borsellino. Dedicato ad Angelo Vassallo (il sindaco di Pollica ucciso mentre la pubblicazione andava in stampa) e a tutte le vittime della mafia, è corredato all’interno da otto pagine di foto tematiche (dalla serie “Venere” di Donato Di Pace, alle foto dello stesso Lucini scattate in Calabria). Lo spirito che si leva da queste pagine, nella consapevolezza che non sarà certo la poesia a battere la mafia (perché non è nelle sue corde e perché compete ad altri il doversene occupare con gli strumenti adeguati), è uno spirito che fa appello ad un’etica della presenza come sostanza attiva di una percezione dialettica delle prospettive e delle istanze. 

 

Così, infine, anche per questo ci sembra giusto chiudere, tra gli altri, con i versi di Anna Maria Farabbi che qui ricordano Peppino Impastato: “/.../ il suo squarcio di sangue nella neve / mi comanda la parola / l’onestà l’integrità la resistenza / la giustizia e il diritto per tutti alla bellezza // le polveri di tritolo tra i binari sono diventati semi / nel vento”.

 

 

 

 




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