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STORIE DI INTEGRAZIONE
Hanno lontane radici i rapporti
tra Paraguay
e Italia

      
Il Bicentenario dell’Indipendenza del paese sudamericano coincide quest’anno con i 150 anni dell’Unità della penisola. E in occasione di una “Settimana Paraguaiana”, che si terrà a Roma, verrà presentato il libro dello storico Jorge Rubiani che racconta la vicenda dell’emigrazione italiana in Paraguay. Un racconto che parte dalla prima metà del XVI secolo per giungere fino al ’900 e che ha visto i nostri connazionali avere un ruolo assai importante nello sviluppo socio-economico, culturale e scientifico della nazione paraguagia.
      




   

di Manuel Tornato Frutos *

 

 

In occasione del Bicentenario dell’Indipendenza del Paraguay, ed in coincidenza con il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, l’Ambasciata del Paraguay in Italia presenterà l’edizione italiana del libro “Gli Italiani in Paraguay” dello storico paraguaiano Jorge Rubiani, pubblicato dall’Università degli Studi di Perugia, che sarà lanciato nel corso dell’inaugurazione della “Settimana Paraguaiana 2011”, Martedì 10 Maggio, alle 17.30, presso l’Istituto Italo-Latinoamericano (IILA).

In effetti, il paese paraguaiano, nel corso della sua storia, ha accolto un’emigrazione italiana, ricca, differenziata e poco conosciuta.

Secondo il sopracitato Rubiani, autore del più importante volume sulla storia dell’emigrazione italiana in Paraguay (edito, per la prima volta, dall’Ambasciata d’Italia in Paraguay nel 2002), “è interessante notare che esiste una certa volontà di ritorno alle origini da parte delle generazioni successive a quelle dei primi emigrati italiani: la distinzione che dà un cognome italiano, lo studio della lingua, un certo ´frugare´ nella cultura italiana sembrano essere per i giovani un vincolo con la propria storia, le proprie origini, e serve per far rivivere un sentimento di nazionalità".

 

 

Paraguay ed Italia: così lontani, così vicini.

Esempio storico di integrazione e sviluppo socio-economico reciproco, tra due paesi geograficamente distanti, ma uniti culturalmente, nel cuore del Sudamerica.

 

A cominciare dalla scoperta della terra guaraní, (la “Terra senza Male” come veniva chiamata dai nativi locali), nella prima metà del XVI secolo, il primo gruppo europeo a navigare il Rio Paraguay, fu di origine italiana, al comando del navigatore veneziano Sebastiano Gaboto.

 

Italiano fu anche il primo medico della colonia della Provincia del Paraguay, così come durante il periodo delle Missioni Gesuitiche (1609 – 1768), furono italiani i primi sacerdoti che lasciarono le influenze più importanti nella pittura, architettura e musica. 

 

Infatti, tra i gesuiti di varie nazionalità che arrivarono nella provincia del Paraguay, in tutta la loro storia, 114 furono italiani.

 

Tra questi primi coadiuvanti, spiccarono gli architetti Giuseppe Bressanelli e Giovanbattista Primoli, entrambi oriundi di Milano. Primoli arrivò in Paraguay nel 1716 e lavorò nella Missione di Trinidad. Invece, Bressanelli rimase ad Encarnación tra il 1718 ed il 1725, compiendo opere nel tempio di Santa Rosa, distinguendosi  anche come eccellente scultore.

 

Successivamente, arrivò Domenico Di Sabatino di Angiolo Zipoli: uno dei principali esponenti della storia universale della musica. Il gesuita toscano, invece di seguire le tendenze dei celebri maestri dell’epoca (Vivaldi, Corelli, Pasquini ed altri), intraprese la strada del misterioso ed attrattivo mondo delle Missione Gesuitiche in America Latina, regalando alla posterità immortali partiture di musica barocca, a tuttoggi apprezzata e celebrata in tutto il mondo.

 

Un secolo più tardi, durante la Guerra della Triplice Alleanza (1864 – 1870), italiani e discendenti di italiani, diedero la vita per il Paraguay, arruolandosi volontariamente tra le truppe paraguaiane, dirette al fronte di battaglia.





Sebastian Díaz, dalla mostra "Postales del Bicentenario 1811-2011"
(Cartoline del Bicentenario), Istituto Cervantes di Roma


Di fatto, il Paraguay non potrà dimenticare l’apporto italiano nella ricostruzione del paese, a punto di scomparire nel 1870, dopo il sanguinoso conflitto bellico, che lo vide protagonista da solo contro Argentina, Brasile ed Uruguay. Pertanto, l’arrivo di immigranti siciliani, piemontesi, calabresi, napoletani, e di altre regioni della penisola italiana, è stato fondamentale per la rinascita del paese, per l’immenso spirito di sacrificio e la grande laboriosità che dimostrarono in quel delicato periodo storico che stava attraversando il paese paraguaiano.

 

Paraguay ed Italia diedero inizio “ufficialmente” alle loro relazioni, appena conclusa la Guerra contro la Triplice Alleanza, in pieno processo di riscostruzione del Paraguay, attraverso il Trattato di Commercio e Navigazione, firmato ad Asunción, il 19 Giugno 1875.

L’Italia, con questo atto, dimostrò l’interesse genuino a riconoscere e cooperare con un paese distrutto economicamente, smembrato territorialmente e con una popolazione quasi estinta.

 

Come successe in molti paesi dell’America latina, gli italiani, in pochissimo tempo, seppero conquistare il cuore dei paraguaiani, e molto rapidamente si inserirono nella società nazionale, creando imprese, centri culturali e società filantropiche.

 

Senz’ombra di dubbio, l’emigrazione italiana ha influenzato profondamente la storia, la cultura e le abitudini del popolo paraguaiano. Basti pensare all’Architetto Alessandro Ravizza, che con la sua architettura diede un profilo urbano significativo alla città di Asunción, grazie ad opere come la Chiesa di Trinidad, il Palazzo del Governo, o il Pantheon degli Eroi; passando agli aviatori Silvio Pettirossi e Vittorino Barbero, propulsori dell’aviazione paraguaiana, che rappresentò un elemento indispensabile nella Guerra del Chaco (1932 – 1935), vinta contro la Bolivia; mentre i ricercatori e scienziati Guido Boggiani e Moises Bertoni, furono i fautori dello sviluppo scientifico del Paraguay, scoprendo un approccio alla scienza “moderno”, attraverso le loro ricerche ed investigazioni nel paese.

 

Non esiste, quindi, ambito in Paraguay che non abbia avuto influenza italiana.

 

L’influenza italiana nello sviluppo socio-economico del Paraguay si deve, comunque, alla grande migrazione di italiani, avvenuta nel continente americano, all’inizio del secolo scorso.

 

Infatti, c’è da segnalare l’importante flusso migratorio italiano, verificatosi all’inizio del 20º secolo, che trovò in Paraguay quelle opportunità che l’Italia devastata dalle Guerre Mondiali, in quell’epoca, non poteva offrire al suo popolo.

 

Nella decade degli anni ’20, i figli della collettività italiana si erano già “paraguagizzati” e si distinguevano nell’ambito scientifico, industriale, politico e culturale. Infatti, Paraguay contò anche sull’apporto di scrittori di primo livello, di origine italiana (come ad esempio il famoso romanziere Gabriel Casaccia), così come di politici che arrivarono ad occupare incarichi pubblici importanti, e di altri professionisti distintisi in molte diverse aree.





Un'immagine aerea di Asunción, capitale del Paraguay


Basti pensare che durante il suo governo, il Presidente José Eligio Ayala, una delle figure principali del cosiddetto "periodo liberale", contrattò diversi professori italiani, affinché insegnassero nell’Università Nazionale di Asunción (Claudio Natale, Bruno Guggiari, Mario Luigi de Finis, Giovanni Boggino, tra gli altri), che si radicarono in Paraguay, formando famiglie i cui discendenti, attualmente, sono tra i più alti rappresentanti della società paraguaiana. 

 

Tutto ciò deve rappresentare per gli amici italiani, un grande motivo di orgoglio, perché i figli della penisola italica seppero superare le difficoltà di ricominciare una vita in un paese straniero, imparare una nuova lingua, inserirsi in una società e crescere economicamente; tutto questo senza dimenticare le proprie radici, mantenendo vive le proprie origini nei loro figli e nipoti.

 

Pensando all’emigrante come il migliore veicolo per rappresentare un paese, ed al paese che lo riceve come il terreno fertile per accogliere e trarre ventaggio dalle enormi possibilità che può offrire un’altra cultura, nelle sue molteplici accezioni, bisogna dunque riflettere sulla rivalutazione della parola “emigrazione”, attraverso questi esempi storici di rispetto, scambio e collaborazione proficua, avvenuti frequentemente e costantemente, per secoli, tra due paesi amici seppur lontani geograficamente. 

 

Infine, la rivalorizzazione del concetto di emigrazione in generale, deve prendere, come modello ed esempio, proprio questo perfetto connubio tra integrazione e sviluppo reciproco realizzatosi tra Paraguay ed Italia, nel corso della loro storia, e che per una piacevole (ma forse non casuale) coincidenza, si vedrà riflettere nei festeggiamenti di entrambi i paesi, a partire dal 2011, rispettivamente, l’uno commemorando il Bicentenario dell’Indipendenza dalla Corona Spagnola, e l’altro celebrando i centocinquanta anni dell’avvenuta unità politica.

 

 

 

*  Addetto Culturale dell’Ambasciata del Paraguay in Italia

 

 

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