LIBROSFERA
MIX - NEWS
ESTATE 2011

a cura di Massimo Vecchi

   

PREMI

Uno Strega senza sorprese

con la giuria da riformare

 

  

Una corsa a tappe che dura due mesi, da aprile a luglio, più del Giro d’Italia e anche del Tour de France. Quattro traguardi con classifiche a eliminazione diretta. È il Premio Strega, che anche in questa sua caratteristica di gara lunga con i concorrenti sempre alla ribalta trova motivi di suggestione aggiungendo agli interessi letterari le tensioni di una competizione senza esclusione di colpi. L’edizione appena conclusa, la numero 65, ha visto scendere in campo l’8 aprile scorso 19 autori con i loro nuovi romanzi, che si distinguevano per aver ottenuto l’avallo di due Amici della Domenica, i letterati, scrittori, critici, editori e altri personaggi eminenti, che fin dall’inizio i fondatori Goffredo e Maria Bellonci chiamarono a formare la giuria e che in oltre sessant’anni sono via via aumentati dai circa 150 della prima ora, in parte portati via dal tempo e sostituiti, ai 430 di oggi. Sette di quei 19 non fecero quasi in tempo a vantarsi dell’iscrizione, che furono subito eliminati dalla giuria composta da dieci membri del Direttivo dello Strega, in obbedienza al regolamento che stabilisce siano 12 i candidati in gara.

 

Terza tappa il 15 giugno per la scelta della cinquina dei finalisti attraverso il voto degli Amici della Domenica, che per la prima volta esprimono le loro preferenze sui titoli concorrenti, dopo aver avuto più di due mesi per leggerli e giudicarli e confrontarli, ma anche ovviamente di sapere tutto sugli autori, gli editori, i gruppi di appartenenza e, non di poco conto, di essere bersagliato da telefonate, lettere, email, inviti, profferte perché voti questo o quello. Da tutto questo groviglio di valutazioni e pressioni, che si ripete ogni anno con forza crescente, la giornata elettorale del 15 giugno, svoltasi in casa Bellonci, in via Fratelli Ruspoli, nel quartiere romano dei Parioli, con la partecipazione di 393 dei 430 Amici della Domenica (più 30 “lettori forti” anonimi, i comitati italiani della “Società Dante Alighieri”, 35 scuole romane e laziali, gli Istituti italiani di cultura all’estero), ha designato finalisti dello Strega, nell’ordine, Edoardo Nesi con Storia della mia gente, edito da Bompiani con 60 voti, Bruno Arpaia con L’energia del vuoto (Guanda), Mario Desiati con Ternitti (Mondadori) e Mariapia Veladiano con La vita accanto (Einaudi), tutti con 49 voti: infine, con 45 voti, Luciana Castellina con La scoperta del mondo (nottetempo).

  

Un’altra pausa di una ventina di giorni, in cui ancor più frenetica si è fatta la campagna elettorale, ed eccoci al traguardo finale: l’elezione del vincitore decretata dagli Amici della Domenica la notte dello Strega giovedì 7 luglio, al Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Notte dello Strega, ma non delle streghe, com’era capitato più volte in passato. Per esempio nelle ultime quattro edizioni vinte una dopo l’altra da autori della scuderia Mondadori. L’ultimo Antonio Pennacchi, l’anno scorso, con Canale Mussolini. Nessuna polemica, dunque, ma anche nessuna sorpresa. Lo spoglio delle schede di voto si è trascinato noiosamente con il favorito Edoardo Nesi, sempre in testa. Classifica finale: Nesi primo con 138 voti, seconda staccata Mariapia Veladiano 74, terzo a una lunghezza Arpaia 73, quarto Desiati 63, quinta Luciana Castellina 45.

  

Visto che questa volta Mondadori è sceso in campo senza ambizioni dividendo il suo pacchetto di voti tra due candidati, Desiati con il suo marchio e l’esordiente Veladiano targata Einaudi (sempre Gruppo Mondadori), l’alloro è andato all’altro grande Gruppo italiano, Rizzoli, di cui fa parte l’editore di Nesi, Bompiani. Gli altri non avevano chances. Forse si può dire che la sessantacinquesima edizione dello Strega si è svolta in tono minore. Romanzi di buona qualità ma non in grado di catturare l’attenzione, oppure ha pesato un certo disinteresse editoriale, oppure la stanchezza nei confronti di un premio che denuncia un certo logorio. Fa sempre vendere bene, ma le strutture sono arrugginite e la giuria degli Amici, la cui nomina è a vita, è considerata troppo numerosa ma non adeguata ai tempi nuovi. Oppure no. C’è anche chi pensa che questa in fondo è la giuria migliore, non di critici super esperti e non popolare. Una via di mezzo, rappresentativa delle diverse fette della nostra società.

  

In ogni caso è la giuria al centro della discussione, non da oggi. Tullio De Mauro, che si muove con grande circospezione sondando in tutte le direzioni il terreno minato che circonda lo Strega, parte dalla considerazione che il premio non può certo «riformare il sistema dell’editoria in Italia, cioè il regime delle concentrazioni, e arginare le presunte o reali pressioni degli uffici stampa». Riguardo alla giuria una ipotesi di correzione, dice, è quella di chiedere agli Amici della Domenica «se sono d’accordo nell’eliminare quelli fra di loro con più anzianità di servizio». Ma poi, si chiede, «questo è un problema dello Strega in una Italia sempre più gerontocratica?».

 

Altra proposta di De Mauro: «Raddoppiamo il numero dei “lettori forti” anonimi scelti dalle librerie». Con 60 lettori liberi, indipendenti da pressioni d’ogni tipo, cambiati ogni anno, anziché 30, si può sperare di bonificare le votazioni degli Amici della Domenica? Non è detto: i 60 voti contro 430 non formano un pacchetto perché non esprimono lo stesso risultato. I 60 votanti anonimi e non condizionabili potranno dividersi tra i cinque finalisti, secondo una media rigorosamente matematica 12 per ciascuno. In questo caso non si modificherebbe il risultato. Al contrario è più probabile che i 60 votanti esprimeranno le loro preferenze in percentuali diverse e quindi influenzeranno il risultato finale. Ma solo se la lotta tra i cinque finalisti si disputerà testa a testa e alla fine un autore prevarrà con il minimo scarto. Come è avvenuto più volte nella storia dello Strega, ma non quest’anno che ha visto Nesi imporsi con quasi il doppio dei voti del secondo classificato, anzi della seconda, Mariapia Veladiano.

Ultima nota, il Premio speciale Strega Alberti Benevento è stato assegnato a Giuseppe Galasso.

 

 

ALTRI ALLORI

 

 Oltre al Premio Strega, di cui vi abbiamo dato conto nei numeri scorsi e questa volta qui sopra, alla prima edizione del rinato Grinzane Cavour con il nome di Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane e al Premio Campiello, la cui giuria di letterati ha nominato i cinque vincitori di quest’anno e assegnato il premio Opera Prima, di cui abbiamo parlato in precedenza, la valanga degli allori letterari è così straripante che costringe a fermarsi a una sintetica informazione. Una serie di notizie alla rinfusa e di sicuro incomplete, ma che serve a mostrare l’ampia, eterogenea, traboccante quantità di iniziative grandi e piccole, impegnate nel premiare gli autori dei vari generi letterari e del giornalismo, dello spettacolo e della scienza, tutti meritevoli, ma anche bisognosi, di un momento di gloria.

 

Primo della lista, il premio Viareggio-Répaci, ancora in gestazione per l’assegnazione dei premi ai libri vincitori nelle sezioni Narrativa, Poesia e Saggistica dell’edizione numero 82, ha assegnato il Premio Internazionale Viareggio-Versilia a Yves Bonnefoy, una delle voci poetiche più autentiche del nostro tempo. Nell’albo d’oro del premio, fondato da Leonida Rèpaci per rendere omaggio a «una personalità di fama mondiale che abbia speso la vita per la cultura, l’intesa tra i popoli, il progresso sociale, la pace» figurano già  Norberto Bobbio, Günther Grass, Pablo Neruda Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, Mario Luzi, Abram Yehoshua, Jean Daniel.

  

Al Premio Calvino per esordienti la giuria composta di Giuseppe Antonelli, Gianrico Carofiglio, Margherita Oggero e Valeria Parrella ha dato la vittoria a Memorie mancate di Mariapia Veladiano (in corsa allo Strega) e ha segnalato L’amore assente di Eduardo Savarese e La contorsionista di Antonio G. Bortoluzzi.

 

Il Premio Mondello per un autore straniero è stato assegnato al narratore e saggista spagnolo Javier Cercas per Anatomia di un istante, edito da Guanda. Cercas, di cui Guanda ha tradotto Soldati di Salamina, La donna del ritratto, Il nuovo inquilino ha vinto anche il Premio Salone Internazionale del Libro a Torino. Gli altri Premi Mondello sono andati a Eugenio Baroncelli con Mosche d’inverno (Sellerio), Milo de Angelis con Quell’andarsene nel buio dei cortili (Mondadori) e Igiaba Scego con La mia casa è dove sono (Rizzoli). Il Mondello per la multi cultura è toccato a Kim Thy con Riva (nottetempo), quello per i giovani a Claudia Durastanti con Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (Marsilio), quello per l’intelligenza d’impresa a Enzo Sellerio, infine quello del presidente della giuria a Antonio Calabrò per Cuore di cactus (Sellerio).

 

Il vincitore del Premio Gregor von Rezzori è lo scrittore bosniaco Alexsandar Hemon con Progetto Lazarus (Einaudi). Il Premio scientifico Lagrange-Fondazione CRT è stato attribuito al fisico Albert László Barabási. Il premio giornalistico Premiolino a Benedetta Tobagi. Premiati inoltre Fabio Fazio per il programma di Raitre Vieni via con me con Roberto Saviano, Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, Marco d’Eramo del manifesto, Paolo Lambruschi di Avvenire, Massimo Mucchetti del Corriere della sera. È Giornalismo a Mario Calabresi, direttore della stampa. Il Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari al poeta  marocchino Mohammed Bennis.

 

Il Los Angeles Times con un’inchiesta sulla corruzione di funzionari pubblici in una città della California si è aggiudicato il principale dei Premi Pulitzer, assegnati dalla Columbia University. Altri riconoscimenti al sito web Propublica per un servizio sulla crisi economica e al romanzo A visit from the Goon Squad di Jennifer Egan. L’Amalfi Coast Media Award, dedicato a Biagio Agnes, all’inviata di Repubblica Emanuela Audisio ex aequo con la regista Maite Carpio. Il Capri Award 2011 alla scrittrice giapponese Banana Yoshimoto. Il Premio speciale Luchetta per i bambini vittime della guerra all’astronoma Margherita Hack. Il Premio Merck Serono, dedicato all’incontro fra scienza e letteratura, a Bruno Arpaia, finalista allo Strega, con il romanzo L’energia del vuoto (Guanda) e al cosmologo inglese John D. Barrow con il saggio Le immagini della scienza (Mondadori). Il premio collegato, intitolato La scienza narrata e destinato agli studenti delle scuole superiori, è stato vinto da Marcantonio Bracale del Liceo scientifico Augusto Righi di Roma, seconda classificata Rosa Ognibene del Liceo Piero Calamandrei di Napoli, terza Elena Ruzzier del Liceo classico Beccaria di Milano.

 

Il Premio Gorky, inteso a valorizzare i rapporti tra Italia e Russia, a Niccolò Ammaniti per la sezione autori e a Claudia Zonghetti per la sezione traduttori. La Palma d’oro alla carriera del Festival cinematografico di Cannes a Bernardo Bertolucci. Il Premio internazionale di giornalismo civile a Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, e a Sergio Rizzo, inviato del Corriere della sera. Il Leone d’oro alla carriera della Biennale Musica di Venezia al compositore Peter Eötvös, mentre il Leone d’argento è andato all’ensemble italiano Repertorio zero. Il Leone d’oro della Biennale d’arte di Venezia all’americano Christian Marclay per l’installazione The Clock. Un altro Leone d’oro al tedesco Christoph Schlingensief, un Leone d’argento all’artista inglese Haroon Mirza e due menzioni speciali al lituano Darius Miksys e alla svedese Klara Liden. Il Premio Rapallo Carige per la letteratura femminile a Federica Manzon con il suo primo romanzo Di fama e di sventura (Mondadori), preferita alle altre due finaliste Maria Pia Ammirati con Se tu fossi qui (ed. Cairo) e Donatella Di Pietrantonio con Mia madre è un fiume (Elliot). Premio speciale della giuria a Franca Valeri per Bugiarda no, reticente (Einaudi) e Premio Opera Prima a Viola Di Grado per Settanta acrilico, trenta lana (e/o).

 

Al Festival di Santarcangelo (Rimini), dedicato al teatro in piazza, il Premio Lo Straniero (organizzato dalla rivista diretta da Goffredo Fofi e destinato a scrittori e artisti “eretici”) è stato assegnato ai poeti Fernando Bandini e Patrizia Cavalli, al coreografo Virgilio Sieni, agli artisti del disegno Roberto Innocenti e Stefano Ricci, alla regista Alice Rohrwacher, a Gianluca Farinelli per la Cineteca di Bologna, al tecnico teatrale Fabrizio Orlandi, alla rivista di pedagogia Gli Asini, alla redazione di Zazà Rai Radiotre, alla scrittrice Letizia Muratori, al maestro elementare e animatore Franco Lorenzoni, ai musicisti Fratelli Mancuso. Il Premio Fedrigoni per la traduzione a Ena Marchi, traduttrice dal francese ma anche editor.

 

I Premi David di Donatello sono stati assegnati a Noi credevamo, il film sul Risorgimento di Mario Martone (7 statuette: film, sceneggiatura di Giancarlo de Cataldo e Mario Martone, fotografia di Renato Berta, scenografia di Emita Frigato, costumi di Ursula Patzak, trucco di Vittorio Sodano, acconciature di Aldo Signoretti), a La nostra vita di Daniele Luchetti (3 statuette: regia, miglior attore protagonista Elio Germano, migliore fonico di presa diretta Bruno Pupparo), a Rocco Papaleo, miglior regista esordiente per Basilicata coast to coast, Claudio Bonivento, Tilde Corsi, Gianni Romoli, migliori produttori per il film 20 sigarette, a Paola Cortellesi, migliore attrice protagonista per il film  Nessuno mi può giudicare, a Valentina Lodovini, migliore attrice non protagonista per il film Benvenuti al sud, a Giuseppe Battiston, migliore attore non protagonista per il film La passione, a Rita Marcotulli e Rocco Papaleo, migliori musicisti per Basilicata coast to coast, a Mentre dormi,  miglior canzone originale, musica di Max Gazzè, testi di Gazzè e Gimmi Santucci, interpretata da Max Gazzè in Basilicata coast to coast, (che totalizza così tre David), a Alessio Doglione, migliore montatore per 20 sigarette, a Rebel Alliance per i migliori effetti speciali visivi del film 20 sigarette, David per il miglior documentario di lungometraggio a è stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia, regia di Filippo Vendemmiati, miglior cortometraggio Jody delle giostre, regia di Adriano Sforzi, David Giovani a Aureliano Amadei per il film 20 sigarette (che così collezione quattro premi), miglior film dell’Unione europea  Il discorso del re, regia di Tom Hooper, miglior film straniero Hereafter, regia di Clint Eastwood, David speciale a Ettore Scola e a Claudio Bonivento, infine un David speciale per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Giorgio Napolitano.

 





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