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di Titti Danese
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Daniel Dwerryhouse e Francesco Bonomo in Progetto Satyricon, regia di Massimo Verdastro (ph. Emanuele Perucca)
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PROGETTO SATYRICON – compagnia Verdastro-Della Monica,
ideato e diretto da Massimo Verdastro.
I°
capitolo Satyricon 2000: tra scuola e
bordello di Marco Palladini
II°
capitolo: Quartilla di Letizia Russo
Interpreti: Tamara Balducci,
Francesco Bonomo, Marco De Gaudio, Giovanni Dispenza, Daniel Dwerryhouse,
Valentina Grasso, Andrea Macaluso, Giusy Merli, Giuseppe Sangiorgi.
Scene e
costumi: Stefania Battaglia.
Drammaturgia
musicale: Francesca Della Monica
Movimenti
discena: Charlotte Delaporte
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La Città del Teatro è un luogo
straordinario a pochi chilometri da Pisa, al numero 656 della via
tosco-emiliana. Uno spazio di oltre 5000 metri quadri con sale, laboratori
tecnici, studi di registrazione, audio e video, un centro studi e un anfiteatro
all’aperto, sorto su un’area industriale recuperata alla cultura e allo
spettacolo contemporaneo. Sede della Fondazione Sipario Toscana, è diretto da
Alessandro Garzella.
E qui tra i tanti ospiti del “Metamorfosi
Festival” è approdato Massimo Verdastro che con Francesca Della Monica si
misura con un teatro dalle identità molteplici, affascinante e singolare,
carico di energia e di pulsioni, poetico, immaginifico, avvolgente. E qui hanno
presentato due capitoli di un’opera cui hanno dedicato anni di studi e
laboratori con giovanissimi attori: il Satyricon
di Petronio Arbitro. Affidando a drammaturghi italiani la riscrittura di alcuni
episodi di questo capolavoro di erotismo e di ironia, parodia eccellente per
costruire insieme un Satyricon
contemporaneo, lasciando fluire liberamente le diverse esperienze artistiche.
In principio sono stati Luca
Scarlini e Antonio Tarantino a rivisitare l’episodio centrale del romanzo:
l’incontro nella pinacoteca di un museo tra lo studente Encolpio e il poeta
pedagogo Eumolpo mentre oggi Marco Palladini e Letizia Russo riscrivono le
pagine iniziali di questa straordinaria favola dell’antichità in cui si esalta
la pulsione sessuale, la fantasia erotica e soprattutto il diritto al piacere
in tutta la sua disperata vitalità.
Così in Palladini, poeta e
drammaturgo, artista poliedrico che si esprime su piani molteplici, con una
vocazione particolare alla contaminazione, la Roma di Petronio diventa quella
di oggi “zozza e mignotta” in cui Encolpio ed Ascilto assomigliano ai vitelloni
felliniani, forse meno superficiali ma certamente più ignobili, “figli della
grande zoccola che si chiama mamma Roma”. Uno scenario contemporaneo dove si sopravvive
tra inganni e raggiri “tutto fa brodo per tenersi a galla”, mentre la lingua è
un dialetto romano colorito e assolutamente finto che strizza l’occhio al
romanesco di Gioacchino Belli e attinge agli acronimi degli sms. Una
satira-satura come la definisce l’autore che si fa materia di un teatro di
grande vitalità a riscattare queste esistenze vuote e disperatamente inutili.
In una messinscena che accompagna con appassionato furore le acrobazie
linguistiche e il ritmo compulsivo della scrittura.
Un piccolo capolavoro di
equilibrismi linguistici è la riscrittura di Letizia Russo in un latino
maccheronico di pura invenzione per raccontare Quartilla, inflessibile
sacerdotessa del dio Priapo. Che qui veste i panni di una donna crudele e
bizzarra tra il divino e l’umano che
attraversa il tempo senza invecchiare mai, determinata a punire i profanatori
del Dio. E i malcapitati Encolpio, Ascilto e Gitone pagheranno il prezzo del loro involontario
sacrilegio. E come nel precedente capitolo la geniale direzione di Verdastro,
l’impegno e la passione di tutti i collaboratori e la straordinaria performance
degli interpreti hanno dato vita a uno spettacolo divertente, coloratissimo, originale
e con un fondo di sottile malinconia.
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Tamara Balducci in Progetto Satyricon, regia di Massimo Verdastro (ph. Emanuele Perucca)
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