SPAZIO LIBERO
GENITORI E FIGLI
Cercando i
‘padri di niente’


      
La figura paterna come presenza ancestrale, autorevole e proverbialmente ingombrante a cui ribellarsi e con cui confrontarsi per tutta la vita è al centro di una recente antologia di racconti di sette giovani autori nati negli anni ’70 che, però, ci suggeriscono l’immagine diametralmente opposta di padri latitanti, evanescenti, quanto mai lontani dal loro ruolo educativo. Tutto ciò assume un profilo esemplare nel bel libro di Anna Negri, “Con un piede impigliato nella storia”, dove la sua personale traiettoria di adolescente negli ‘anni di piombo’ si interseca e si scontra, anche drammaticamente, con la vicenda politica e giudiziaria del papà Toni, noto filosofo marxista e leader di Autonomia Operaia.
      



      

di Alessandra Paolini






“Chi è mio padre in questo mondo, in questa casa, alle fondamenta dello spirito?”

A questa domanda tentano di rispondere sette autori, tutti esordienti o recentemente sfiorati dal successo letterario, nell’interessante antologia Padre (Elliot Edizioni, Roma 2009, pp. 179, € 15,50), pubblicata dall’editore Elliot per la collana “Heroes”.

Sette racconti diversissimi che pure ci aprono gli occhi su un comune scenario: quello di un vuoto genitoriale, di un’inconsistenza della figura paterna, a cui fa eccezione solo il primo racconto, di Simona Baldanzi. Il suo babbo, come lei lo chiama, è l’unico padre-eroe di questo libro: un omone ruvido e amico della natura che con i suoi consigli salva una carovana di automobilisti bloccati dalla neve; “Neve tra Barberino e Roncobilaccio” è però una falsa pista per il lettore, che vedrà infatti sgretolata e capovolta quest’immagine classica della paternità.

Segue, appunto, una galleria di ritratti tutt’altro che confortanti e tradizionali, a cominciare dal padre descritto da Giordano Tedoldi, che organizza gli incontri a luci rosse del figlio gigolò da cui è mantenuto; nelle parole del suo autore il racconto rappresenta proprio “un rapporto simbolico di inversione rispetto alla natura… di castrazione subita dal padre da parte di un figlio più forte, più adatto, più intelligente e più bello”. L’antalogia ci guida poi verso il ritratto del padre piccolo borghese, troppo preoccupato del suo quieto vivere per incoraggiare il figlio scrittore che tenta di ribellarsi alla mafia, accusandolo di emulare Saviano; segue l’ emblematico “Padre di niente” di Alessandra Amitrano: un dandy amante di ippodromi e bambine che l’autrice ha “sempre percepito più come un figlio che come un padre”; si incontrano, poi, il papà ribelle e malato di Stefano Di Leo che vive in una scuola occupata e rifiuta fino all’ultimo le cure della famiglia; il protagonista del racconto di Michele Cocchi alle prese con l’inspiegabile e inspiegata violenza omicida del figlio; per approdare al paradossale, ma quanto mai appropriato finale di “L’abbandono del cielo natale”, dove un genitore affetto da demenza senile tormenta telefonicamente il figlio in deliri onirici, arrivando a credersi suo figlio…

Sette scorci, insomma, inquietanti e lontanissimi dal presentare l’eroica grandezza di un padre la cui autorità si tenta kafkianamente di superare per tutta la vita; i figli di questi racconti tentano piuttosto di recuperare un rapporto inesistente, di ricostruirne invano uno.

Se si pensa a quanto di autobiografico ci sia nel libro e al fatto che tutti gli autori dell’antologia appartengono grosso modo alla generazione dei nati negli anni ’70, viene da chiedersi se non sia proprio questa la cesura che ha aperto le porte all’attuale “società senza padri”.

Sembrerebbe di sì, a giudicare dalle parole di un’altra figlia quanto mai emblematica di quella generazione: Anna Negri.

La giovane e promettente regista italiana al suo esordio letterario con Con un piede impigliato nella storia (Feltrinelli Editore, Milano 2009, pp. 269, € 17,00), si trova a fare finalmente i conti con un’adolescenza difficile, in cui la sua storia personale si salda inscindibilmente, e suo malgrado, con la grande Storia italiana di quegli anni; una Storia che fa letteralmente irruzione in casa sua nel cuore della notte, facendola trovare soltanto dodicenne con una mitraglietta puntata nella pancia e il padre, Toni Negri, che le viene portato via.

“… e allora pensavo all’Inno di Venere che forse anche mio padre non aveva saputo ascoltare, non quello filosofico ma quello dei suoi figli, che non aveva protetto. Proprio come tutta la classe politica italiana, che è Crono che mangia i suoi figli, e l’Italia è una società dove è impossibile crescere”: così riflette l’autrice trovatasi a crescere con un padre allo stesso tempo ingombrante nel suo essere un personaggio pubblico e totalmente assente nella sua funzione educatrice, prima per l’impegno politico, poi per il carcere e l’esilio francese.

In questo bellissimo libro la Negri, con gli occhi ingenui della bambina che era, ripercorre la storia di una famiglia talmente sopra le righe da farle fare “il sogno ad occhi aperti della normalità” e da farla sentire più “figlia dei nonni che dei suoi che vedeva come dei fratelli più grandi e un po’ ribelli.” Ci descrive cosa si prova ad avere un padre che “si divertiva molto più di lei, come se lui fosse il bambino e lei quella seria, in una vita noiosa e senza gioia”, un padre che vedeva come “un turista dei sentimenti, a cui era capitato quasi per caso di dover condividere… anche dei rapporti di parentela”. Non sorprende, così, che la Negri sia rimasta con un piede impigliato nella storia, quella delle bombe e del terrorismo sì, ma anche quella personale di una dodicenne che è dovuta crescere troppo in fretta per colpa di una famiglia assente, di un vuoto genitoriale che non ha saputo colmare il dolore di un’adolescenza difficile, di un padre che non ha avuto il tempo di ricoprire il ruolo che dovrebbe essere suo proprio.






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