CHECKPOINT POETRY
JONIDA PRIFTI
 

 

 

Senza capelli

 

 

Il fischio, assordante dell’ascensore smorza il ronzare della casa. 

Quante zanzare regnano in questo corridoio marcio di capezzoli e di peli.

Insipide zanzare migratorie mi riportano alla terra del mio appetito:

 

Mio padre mi offre un bicchiere di raki.

Mio padre odia i comunisti con a capo Hoxha.

Grazie a questo dittatore ha imparato a pedalare

e addirittura a vincere la grande “Maratona Albanese”.

Grazie a Hoxha conosce tutti i ginnasi dell’Albania compreso il mio.

Quando Hoxha è morto tutti hanno versato lacrime di bronzo,

mio padre ha versato lacrime di gioia.

Fu nel 1985.

Avevo tre anni ma li portavo bene.

Le mie cugine facevano a gara chi bagnava di più i pantaloni con le lacrime.

Mia sorella di nascosto li bagnò nella fontana ed ha vinto.

Il paese pianse la sua morte eccetto mia madre.

Lei era indaffarata a raccogliere cibo per Mira, la mucca.

 

Cresciuta nella cacca di Mira

misto di grano e granturco

estratto di latte puro di mucca

con i piedi paffuti punti dalle spine dell’erba

 

rubo un po’ di burro alle mie inquiline avare come la fame.

Non voglio sembrare ai vostri occhi un’eroina

ma accentuare la loro avarizia

stregate da ignote maghe senza capelli.

Una di loro, chiamata “urlatrice di terzo grado”

piuttosto isterica iniziò a sfogare le pene d’amore sul bagno,

intendo la pulizia del medesimo. Cioè,

a rimproverare l’incapacità delle spugne scolorite,

“le sue amiche senza capelli”.

 

Quante zanzare regnano in questa casa

marcia di capezzoli e di peli.

Pensano anche di insegnare l’educazione a me?

Si guardassero prima nello specchio dicendo:

“Sono brutta come la strega di Biancaneve”

e poi vengono da me a dirmi:

“Sono bella come Biancaneve”

Allora io gli rispondo:

“Siete come i sette nani senza capelli”.

 

 

***

 

 

Z'dua te te prek

 

 

Penso a te un po’ di più,

forse più di prima

ma poco poco

è colpa della casa

è colpa del freddo

se mi sento più attraente

quando mi specchio nel bicchiere

pendente

sarà l’acqua che bolle nel vetro

appannato dal freddo

sopra le dita morbide

pende

come  filo tirato dal bottone

violentemente

senza far male all’ombelico

teso come la testa bollente

quanto le tue mani

rigate di linee spezzate

tese sull’orlo della carne.

 

Ora penso a te un po’ di meno di prima,

ma poco poco.

Forse perché 24 ore son passate

e altre 24 sospenderanno il pensiero.

Domani scriverò qualcosa in più

meno di quello tutt’ora detto.

Scriverò di essermi impaludata

dentro casa 48 ore

sdraiata con la pigrizia affianco

che non vuole accendere le candele

perché la luce traforata dalla saracinesca

cimenta abbastanza luce nella stanza.

Scriverò

di sentirmi incastonata nella matrioska

pendente

sull’orlo del tuo braccio,

che deglutire la saliva è come smaltire un sonnifero dal nome:

z'dua te te  prek.

 

 

 

 

*   Jonida Prifti (1982) è nata a Berat (Albania). Sta conseguendo la laurea specialistica in Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei presso La Sapienza di Roma.

 

Esperienze professionali

 

2002- Lettura di una propria poesia in occasione di una mostra personale di Salvatore Mauro.

2003- Partecipazione ad una performance teatrale – in veste d’attrice – al Teatro Vascello.

2004- Pubblicazione di una sua poesia intitolata Scavi nella collana “Parole in fuga”, Aletti Editore

2005- Pubblicazione di un’altra poesia, intitolata Immersione, nella stessa collana, Aletti Editore

2007- Partecipazione al festival “RomaPoesia” come autrice della poesia Cengel.

2007- Partecipazione al primo “Poetry Slam” organizzato dai centri sociali di Roma come autrice della poesia Senza Capelli.     

2007- Vicepresidente dell’associazione culturale Retro_scena, creata insieme alla presidente Anita Miotto.

2008- Attualmente impegnata, nel ruolo di aiuto regista e attrice co-protagonista, nella messa in scena di The Cocktail Party, dramma di T.S. Eliot, che a giugno di quest’anno andrà in scena al Teatro Palladium di Roma. Lo spettacolo verrà finanziato dall’Università La Sapienza.

 

 

 




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