TRADUCENDO MONDI
ANTOLOGIE
Un puzzle di lingue europee e di storie di vita urbana contemporanea


      
È uscita presso Caravan Edizioni “Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? – Racconti dall’Europa dell’est”, una raccolta di quattordici testi di undici autori inediti (due croati, tre rumeni, due greci, un polacco, due ceche, un ungherese) resi in italiano da otto traduttrici. Una delle due curatrici qui racconta come è nato il progetto e la lunga e complicata gestazione editoriale, sostenuta dai consigli di Giulio Mozzi, che inizialmente prevedeva la pubblicazione online e una selezione di narratori assai più ampia di quella, poi, contenuta nel libro cartaceo.
      



      

di Herta Elena Rudolph

 

 

Per fare un libro ci vuole…

 

Io non c’ero quando sono state gettate le basi di quello che sarebbe diventato un progetto editoriale a tutto tondo, ma mi è stato raccontato così...

 

Nel dicembre del 2006 il gruppo di studio Giovani Europei tiene il convegno “L’Europa dei giovani” all’ateneo di Padova. Alla fine della giornata di studi Giulia Tancredi, amica del gruppo e collaboratrice per Vibrisselibri dello scrittore Giulio Mozzi, suggerisce di fare una raccolta di racconti in traduzione da tutte le lingue europee.

Il gruppo di studio sceglie l’argomento: la vita urbana in Europa.

Il coordinamento dei lavori viene affidato a Tiziana Cavasino.

 

A un anno di distanza, nonostante si vedano i primi risultati, si rende necessario allargare il nucleo padovano per realizzare un progetto d’ampio respiro: Tiziana – che ho conosciuto a Roma nel 2004, durante un master in traduzione (dal greco lei, dall’inglese io) – prende in mano la situazione e coinvolge me e altri traduttori.

L’intento del progetto, mi spiega, è creare una sorta di mappa letteraria dell’Europa metropolitana di oggi, raccogliere le voci di autori europei inediti e creare un libro virtuale da pubblicare online su Vibrisselibri con i racconti in traduzione e il testo originale.

Dunque, si deve iniziare dallo scouting letterario per poi passare alla traduzione.

Mi metto subito all’opera per cercare le voci di Gran Bretagna, Spagna e Francia e inizio a esplorare la rete cercando soprattutto tra le riviste letterarie virtuali. A mia volta, coinvolgo altri validi traduttori per le lingue mancanti e chiedo agli amici all’estero di portarmi libri o riviste letterarie dedicate alla città. Poi, durante un viaggio a Parigi, ho la fortuna di trovare in libreria una piccola antologia che contiene un racconto perfetto per la raccolta.

 

Arrivano le prime risposte positive da parte degli autori. Di volta in volta informo Tiziana e le presento le mie proposte. Inizio a tradurre e continuo a fare scouting. Anche se sono estranea allo “zoccolo duro” patavino entro a tutti gli effetti nel progetto.

Lo scambio di email tra me e Tiziana si fa sempre più fitto. Siamo entusiaste. Tutto sembra filare liscio e sembra facile! Ma non sappiamo ancora che il nostro sarà un viaggio impervio attraverso tutta l’Europa e in tempistiche ben più lunghe di quanto possiamo immaginare.

 

Non tutti i traduttori contattati hanno risposto all’appello, ma esiste un bacino di professionisti cui attingere: il mitico Biblit.

Alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna Tiziana conosce personalmente Marina Rullo – prima portavoce del cavaliere errante che è il traduttore – e getta un altro seme. E così, oltre al nucleo padovano e agli amici-traduttori, si inseriscono nel progetto la stessa Marina Rullo e i biblitiani Vincenzo Barca, Eva Kampmann, Dora Varnai, solo per citarne alcuni.





Il gruppo cresce e così il progetto. C’è chi, oltre alla traduzione, fa anche scouting, soprattutto per le lingue più rare, e chi – invece – traduce racconti scovati da altri. A volte sono i traduttori stessi a trattare per la liberatoria dei diritti d’autore direttamente con gli autori o con l’agente e la casa editrice, nei casi più difficili interveniamo noi due.

 

Pur non vivendo nella stessa città, io e Tiziana lavoriamo in simbiosi e in perfetta sintonia. L’una compensa le carenze dell’altra, se una perde l’entusiasmo l’altra la pungola e la stimola a continuare, se una è troppo impegnata per portare avanti il progetto è l’altra a farsene carico, se viene fuori un’idea ci confrontiamo e la sviluppiamo insieme. Non è tutto rose e fiori. Siamo entrambe molto determinate e caparbie ma il tempo da dedicare al progetto è poco, le difficoltà tante, eppure riusciamo a trovare un equilibrio perfetto senza pestarci i piedi e otteniamo dei risultati. Ci dividiamo grosso modo i compiti: una si occupa di scouting, contatto con autori ed editori, aggiornamento della situazione racconti/traduttori/autori/città (chi traduce chi e da quale lingua), l’altra si dedica alla valutazione dei testi, al rapporto coi traduttori, al lavoro certosino di correzione bozze e alla revisione dei racconti sempre insieme al traduttore (dal vivo quando possibile, altrimenti via mail o telefonicamente); ma tutt’e due svolgiamo l’uno e l’altro compito, senza contare che entrambe siamo traduttrici. Ci confrontiamo sulle proposte del gruppo, rileggiamo le traduzioni, facciamo revisioni su revisioni, scegliamo i racconti che riteniamo più interessanti e in linea col progetto e, alla fine, dopo telefonate, mail e scambi telematici, ci troviamo tra le mani una quarantina di racconti.

A questo punto, mi dice Tiziana, non si può più parlare di curatrice e di collaboratrice. Siamo alla pari e formiamo una squadra affiatata: l’antologia avrà quindi due curatrici.

 

È la fine del 2008 e siamo a buon punto. Tutti i racconti sono stati revisionati, gli autori hanno inviato la liberatoria per pubblicare online testo originale e traduzione e bisogna solo organizzare i 40 e più racconti.

 

A metà febbraio 2009 parto alla volta di Padova per incontrare Tiziana e Giulio Mozzi (che nel frattempo ha ricevuto il materiale e ci ha seguite a distanza dandoci consigli preziosi).

Ci incontriamo al Caffè Cavour e iniziamo a chiacchierare davanti a una cospicua pila di fogli stampati.

Lì per lì non ce ne rendiamo conto, ma lo scambio di vedute di un paio d’ore con Giulio rappresenta per noi una vera e propria folgorazione e ci troviamo tra le mani una variopinta e invisibile matrioska di parole che custodisce il cuore del progetto. Torniamo a casa col compito di dare una struttura a tutto quel materiale, trasformarlo in libro, creare un indice, inventare un titolo e magari trovare anche una copertina.

 

Decidiamo di fare una pausa, di non sentirci per un po’ e di riflettere in solitudine sulle soluzioni, di far prima decantare l’incontro e poi confrontarci (un po’ come si fa con la traduzione: dopo averla scritta si lascia lì a riposare qualche giorno e poi si rilegge a mente sgombra).

Ma l’innesto di Giulio dà subito i suoi frutti e un paio di giorni dopo ci sentiamo per telefono.

Abbiamo seguito il suo suggerimento: rileggere i racconti e cercare – ognuna per conto proprio – le parole-chiave ricorrenti che fanno da trait d’union.

Quasi per magia, dopo telefonate su telefonate, ripensamenti e scambi di idee, liste di parole, sfrondature qua e là, letture di brani che potrebbero portarci sulla strada giusta per un titolo dell’antologia (finora semplicemente “Antologia Europa”) riusciamo a escogitare due possibili titoli e due diversi indici da presentare a Giulio: è come un puzzle doubleface, i pezzi sono gli stessi ma l’immagine che rimandano è diversa.

 

Dalla riorganizzazione del materiale emerge l’immagine di un’Europa come grande città: i luoghi e i non luoghi, le persone e gli eventi cui essa fa da sfondo sembrano senza confini, senza bandiera. Emarginati, impiegati, operai, studenti, perdigiorno, turisti, immigrati, bambini, condividono lo stesso spazio urbano, apparentemente privo d’identità eppure carico di storie, carico di Storia.

Ogni racconto è un pezzo di città, un pezzo d’Europa, eppure racchiude in sé tutta l’Europa, ogni città diventa tutte le città e l’Europa diventa un’unica grande città.

Ma se è così, che senso ha l’Europa? E soprattutto, quali “sensi” ha?

 

È così, da questa felice intuizione, che nasce l’idea di una duplice versione dell’antologia: Città Europa e Senso d’Europa.

 

La variante Città Europa è immediata e diretta ed è divisa in due sezioni “Pezzi di città”[i] e “Frammenti di vita”[ii].

Senso d’Europa, invece, gioca con la molteplicità semantica della parola “senso”: significato, direzione, percezione sensoriale. Anche in questo caso abbiamo due sezioni “I 5 sensi”[iii] e “I sensi vietati”[iv].

Quest’ultima è la versione che più ci appassiona ed è la soluzione più audace e originale, ma siamo consapevoli che è anche più difficile da decifrare rispetto alla precedente.

 

È la primavera del 2009. Torno a Padova.

Stesso Caffè, stessi interlocutori. Ma stavolta qualcosa è cambiato: la cospicua pila di fogli stampati non è più un insieme disordinato di racconti.

Giulio rimane impressionato dal nostro lavoro, tanto che è il primo a suggerirci di accantonare l’idea originaria di pubblicare sul web e ci propone di trovare un editore tradizionale. Abbiamo delle chance, ci dice, poche, ma tanto vale provare. Quanto sia difficile piazzare un volume del genere lo scopriremo più avanti in prima persona. Ma lui può fare da intermediario, in fondo è il suo mestiere, e così lasciamo il progetto nelle sue mani e teniamo le dita incrociate.

 

È la fine dell’estate, sono passati sei mesi e gli editori contattati da Giulio non hanno ancora risposto. Con Giulio concordiamo per iscritto che se entro fine ottobre non avremo risposte ci muoveremo autonomamente, ma lui continuerà a essere il nostro punto di riferimento. Decidiamo di buttar giù una scheda di presentazione dell’antologia nelle due versioni e di approfittare della Fiera della piccola e media editoria per fare promozione.

Nel frattempo il “nostro” autore olandese è stato pubblicato da una piccola casa editrice palermitana, ci dispiace ma non ci scoraggiamo. È solo la conferma che abbiamo avuto fiuto.

 

Siamo di nuovo in fibrillazione, stavolta è Tiziana a scendere a Roma.

Prima di andare in Fiera facciamo qualche telefonata per sondare il terreno, ma le risposte sono molto simili: le antologie non vendono bene, è un volume troppo cospicuo, gli autori sono sconosciuti. E poi c’è la crisi.

Nonostante le risposte poco incoraggianti, a dicembre del 2009 Tiziana ed io siamo in giro tra gli stand degli editori a fare promozione: ci rivolgiamo sia a case editrici note che a quelle appena nate, ci lasciamo guidare dal nostro intuito e guardiamo soprattutto a chi pubblica narrativa straniera. Alcune case editrici si mostrano interessate e così, finita la fiera, iniziamo a stabilire i primi contatti.




Budapest supermarket, 2004 (ph. Alberto Scarponi)


Passano altri mesi ma alle parole non seguono i fatti, finché a febbraio del 2010, grazie all’intermediazione di Vincenzo Barca, veniamo contattate da una piccola casa editrice romana.

 

Caravan Edizioni.

Il nome è tutto un programma: evoca viaggi, indipendenza, freschezza, voglia di affrontare nuove avventure senza paura.

 

E così quattro giovani donne – Valentina, Marta, Serena e Roberta – fanno una scelta mirata, in linea col proprio progetto editoriale, e ci propongono di pubblicare solo alcuni racconti, quelli dell’Europa “che si trova al nostro est”.

Non è facile veder smembrata l’antologia, ma è una scelta motivata e condivisibile e alla fine accettiamo la sfida. Sappiamo che è indispensabile ridimensionare il progetto: non in termini di valore o di aspettative. Bisogna semplicemente scomporre ciò che è stato inizialmente composto, anche se, apparentemente, il lavoro fatto finora viene snaturato.

 

Non ci vuole molto per trovare un accordo e, quando ci sembra di aver finalmente concluso, ricominciamo a lavorare. Ricontattiamo gli autori selezionati e i loro traduttori. Verifichiamo il loro interesse a essere pubblicati e che i diritti dei racconti siano ancora liberi in Italia. Proponiamo i nuovi termini contrattuali. Purtroppo perdiamo uno degli autori greci, uno dei più forti. È un vero peccato, ma alla fine un pezzetto del progetto iniziale sale sul Caravan e approda all’edizione 2010 di Più Libri Più Liberi.

 

Il puzzle Europa inizia a prendere forma. Discretamente. Quasi sommessamente. I pezzi che lo compongono e che danno voce a una “certa” Europa riescono ad amalgamarsi, a formare un quadro tutto sommato completo. Un assaggio, se vogliamo, quasi un antipasto dell’abbuffata europea che proponeva il progetto iniziale. Ma che assaggio!

 

Così è nato “Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? – Racconti dall’Europa dell’est”: 14 racconti di 11 autori inediti (2 croati, 3 rumeni, 2 greci, 1 polacco, 2 ceche, 1 ungherese) tradotti da 8 traduttrici.

È un libro di incontri, di viaggi, di confini, di confronti – un libricino da leggere in treno, al bar, insieme agli amici durante le serate letterarie o in solitudine.

 

Questa è solo una, delle tante storie, che si possono raccontare su questo libro.

 

Per fare un libro ci vuole...

 

Per fare questo libro ci sono volute più di cinquanta persone, un’idea semplice ma stimolante, tanta tenacia e determinazione e il coraggio di chi sceglie una strada non battuta.

 

 

 

 

 

 

*  Herta Elena Rudolph è nata e vive a Roma. Si è laureata in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e ha conseguito il Master europeo di II livello in traduzione specializzata indirizzo spettacolo. È traduttrice freelance e consulente per l’editoria, il cinema e il turismo. Ha tradotto centinaia di film, documentari e cortometraggi, guide turistiche, un libro sui Led Zeppelin e diversi articoli sul Sud del mondo e sui Beni Culturali.

Traduce da inglese, spagnolo e francese in italiano.

 

 

 

 

 

 



[i] Capp.: I mezzi pubblici, Il marciapiede, I giardini, I locali, L’hotel

[ii] Capp.: Routine, Al lavoro, Dietro la finestra, Oltre la porta, Nell’appartamento, Sulla strada

[iii] Capp.: In tutti i sensi, A doppio senso, A senso unico – vista, udito, olfatto, gusto, tatto e sesto senso – , Il piacere dei sensi, Perdere i sensi

[iv] Capp.: Controsenso, Buonsenso, Senso di vuoto, Senso civico, Ai sensi di legge




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