L’istituto di Alessandro Foti chiude il 2026 con un balzo impressionante: la raccolta vola a +43,8%. Dietro a questo boom, un’ondata di nuovi clienti che spinge l’istituto verso numeri da record. Strategie mirate e una spinta commerciale ben calibrata hanno fatto la differenza, mostrando la solidità dell’ente. C’è però un’ombra: l’utile netto ha rallentato, penalizzato dall’aumento dell’Irap. Un intoppo fiscale che, tuttavia, non intacca la traiettoria di crescita.
Raccolta netta: un balzo del 43,8%, segnale di fiducia crescente
La raccolta netta ha fatto un salto di oltre quaranta punti percentuali rispetto al 2025, un chiaro segno di fiducia da parte dei clienti. A spingere questo risultato è stata una presenza più capillare sul territorio e un’offerta bancaria che risponde sempre meglio alle esigenze di famiglie e imprese. Le strategie commerciali si sono concentrate su prodotti innovativi e su misura, favorendo sia la fidelizzazione dei clienti già acquisiti sia l’ingresso di nuovi.
Non si tratta solo di un aumento dei depositi: c’è anche una diversificazione degli strumenti finanziari che ha reso l’istituto più competitivo a livello nazionale. A questo si aggiunge una consulenza finanziaria solida, che ha aiutato i clienti a gestire meglio i propri risparmi. Anche il mondo delle piccole e medie imprese ha visto un rafforzamento della presenza dell’istituto, grazie a servizi mirati per la liquidità e gli investimenti aziendali. Il risultato è un bilancio di raccolta che cresce in quantità e in qualità, un passaggio fondamentale per guardare con fiducia al futuro.
Nuovi clienti in aumento: il digitale fa la differenza
Il 2026 ha visto l’istituto mettere a segno un record nell’acquisizione di nuovi clienti. Merito di una strategia di marketing rinnovata e di strumenti digitali aggiornati, che hanno rivoluzionato il modo di aprire e gestire i rapporti bancari. La digitalizzazione ha semplificato le procedure, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’esperienza degli utenti. Sono proprio questi aspetti a fare la differenza in un mercato sempre più competitivo.
Allo stesso tempo, è stato fatto un investimento importante sulla formazione del personale, per garantire un’assistenza puntuale e su misura, dai privati alle grandi imprese. L’adattamento alle nuove esigenze del mercato ha permesso di conquistare una clientela più giovane e tecnologicamente preparata, aprendo nuovi segmenti finora poco esplorati. Il risultato? Non solo più clienti, ma anche rapporti più solidi e di qualità, basi su cui costruire una crescita duratura.
Utile netto in calo, pesa l’aumento dell’Irap
Nonostante la crescita diffusa, l’utile netto dell’istituto ha registrato una flessione nel 2026. A pesare è stato l’aumento dell’imposta regionale sulle attività produttive , che ha inciso sul bilancio riducendo la redditività finale. Non si tratta di un problema operativo, ma di un fattore esterno che ha messo sotto pressione i risultati economici.
Gli amministratori hanno sottolineato come questa situazione non comprometta la sostenibilità gestionale: i margini operativi restano robusti e in crescita. A livello nazionale, l’aumento della pressione fiscale regionale si conferma uno degli ostacoli più difficili da gestire in questo momento. La governance segue con attenzione l’evolversi della situazione, adottando misure per limitarne l’impatto, mantenendo l’equilibrio tra sviluppo commerciale e solidità economica.
In sintesi, l’istituto si presenta forte e preparato ad affrontare le sfide future, con basi finanziarie solide e una strategia chiara rivolta alla crescita strutturale.
