Il dramma di Yousri Alghoul: il realismo crudo di un autore palestinese tra bombe e fughe

Redazione

21 Aprile 2026

Ad Ard al-Ghoul, un quartiere della Striscia di Gaza, il suono dei bombardamenti è una costante. Più di cinquanta esplosioni scuotono la notte, ogni singola notte. Il 18 settembre 2025, mentre la sua famiglia fugge verso sud, Yousri Alghoul, scrittore e intellettuale palestinese, sceglie di restare. Non per disperazione, ma per testimoniare l’inferno quotidiano che si consuma attorno a lui. Tra fame, missili e macerie, prende in mano la penna: scrivere diventa un atto di resistenza. Lui stesso lo definisce «un atto di follia», ma anche un imperativo morale. La domanda che lo tormenta è semplice e crudele: restare o fuggire? Raccontare o tacere? Per Alghoul Gaza non è un’astrazione, né un mondo possibile: è la realtà brutale di ogni giorno, e quella realtà deve emergere.

Una voce nasce tra povertà e resistenza

Yousri Alghoul è nato nel 1980 nel campo profughi di Al-Shati, a Gaza City. La sua infanzia si consuma durante la prima intifada, in un clima di coprifuoco e repressione. Le strade chiuse, le imposizioni israeliane, costringevano tutti a restare in casa. In quel contesto, i libri sono diventati il suo rifugio. Un vicino di casa, forse disabile, aveva messo insieme una piccola biblioteca dalla quale Alghoul prendeva in prestito i suoi primi testi. Quel contatto con le storie è stato il primo passo verso la scrittura. Già alle superiori, spinto dalla dura realtà del campo profughi, vince un concorso con un racconto che parla di povertà e degrado. È la prima volta che sceglie di usare le parole per dare voce alla crisi economica, alla disoccupazione, alla mancanza di servizi che segnano la vita a Gaza.

Negli anni ’90, la sua scrittura diventa una forma di resistenza concreta. Il racconto non è più solo arte, ma un gesto politico, una testimonianza vivente di un ambiente ostile. La sua narrativa fissa un’identità che va oltre l’esperienza personale, abbracciando la storia collettiva di un popolo sotto assedio. La scrittura è lo spazio che conquista per far parlare la sua terra, la sua gente, le vite minacciate. Attraverso le sue parole, Gaza non è un semplice racconto possibile, ma una realtà urgente da mostrare al mondo.

Dal sogno al risveglio: come la guerra ha cambiato il suo stile

All’inizio, Alghoul usa un linguaggio che mescola surrealismo, fantasia e realismo. Nei suoi racconti più cupi, come “Una lettera a Vania” del 2023, costruisce immagini simboliche per parlare della devastazione e dell’estraneità di chi vive lontano. Vania, un’amica all’estero, sembra ignara di ciò che accade. Nel racconto, Alghoul si trasforma in acqua per sfuggire alle macerie, intreccia riferimenti alla cultura pop come Iron Man o Hulk, tenta di sollevare dalle rovine la sua famiglia ferita. Questi elementi surreali mostrano l’impossibilità di fare miracoli in mezzo alla distruzione, ma anche il tentativo di farsi capire da chi è distante.

Poi, dopo il 7 ottobre 2025, con l’escalation del genocidio, la sua scrittura cambia radicalmente. Non c’è più spazio per la finzione: serve una narrazione netta, basata sui fatti e sulla testimonianza diretta. Alghoul comincia a raccontare vite spezzate, fughe, devastazioni. “Tragedia dello sfollamento”, scritto il 6 ottobre, segna questo passaggio: il desiderio di fuggire dalla città affamato e solo, mentre tutto intorno si lotta per sopravvivere. Le sue parole diventano la voce di chi resta nel nord di Gaza, ultimi intellettuali a resistere in una terra sconvolta, dove la maggior parte della gente si sposta verso sud per trovare riparo.

Resistere a Gaza tra fame, bombe e assedio

Gli ultimi due anni di Alghoul nel nord di Gaza sono stati una battaglia continua. Tra fughe improvvise per sfuggire ai bombardamenti, la fame che attanaglia il corpo, e la corsa a trovare elettricità per poter scrivere e comunicare, lui ha incarnato la resistenza intellettuale più concreta. Si è spostato spesso, ha caricato il portatile grazie ai pannelli solari di un amico, per far arrivare i suoi messaggi al mondo. La sua scelta di restare contrasta con l’esodo di molte famiglie dirette a sud. Per lui l’obiettivo è uno solo: testimoniare, raccontare ciò che è e sta accadendo a Gaza, non solo per la storia palestinese, ma per la memoria collettiva di tutti.

Alghoul racconta che la vera tragedia non è solo l’attacco militare, ma anche il tentativo di cancellare ogni traccia culturale e sociale della città. I bombardamenti non colpiscono solo le persone, ma «alberi e pietre», una vendetta contro tutta la vita. Mentre molti scappano, la sua decisione di restare ha un valore simbolico: rafforzare la fermezza della popolazione attraverso la presenza degli intellettuali, trasformando la narrazione in un’arma di sopravvivenza e dignità.

Da Gaza a Losanna: un intellettuale palestinese nel mondo

Per tredici anni Yousri Alghoul è rimasto bloccato a Gaza, vittima non solo dell’assedio israeliano, ma anche delle restrizioni imposte da altri paesi arabi, come l’Egitto, che gli hanno negato il visto per motivi politici. La sua battaglia contro i regimi e la scrittura critica lo hanno confinato in un territorio chiuso, dove la libertà di movimento è un privilegio negato a chi osa parlare. Solo di recente, grazie all’aiuto di un’amica tedesco-svizzera, è riuscito a lasciare Gaza e unirsi come ricercatore associato all’International Institution of Management and Development dell’Università di Losanna.

Da Losanna continua la sua testimonianza. La sua ricerca si concentra sulla resistenza palestinese, mantenendo viva la voce della sua comunità. Alghoul si definisce “una nuova voce in Europa” che parla per i bambini, le donne, gli anziani, e per tutte le vite di Gaza che si vogliono cancellare. La sua esperienza sottolinea il legame profondo tra terra e parola scritta, dimostrando che la narrazione palestinese deve sopravvivere alla tragedia, diventando parte della storia comune del mondo.

Tra cronaca e poesia civile: una narrativa palestinese per il mondo

La scrittura di Alghoul va oltre i confini tradizionali. Secondo il traduttore inglese Graham Liddell, il suo stile è un “realismo fratturante” che sfida i limiti tra realtà e apocalisse, tra vita e morte, tra il naturale e il soprannaturale. Questa narrazione mette in crisi la visione occidentale del reale, costringendo il lettore a confrontarsi con un mondo ai margini dell’immaginabile. Alghoul non si limita a descrivere la devastazione, ma impone Gaza come un interlocutore umano, un’esistenza che non si può ignorare.

Nei suoi ultimi scritti, come “L’ultima notte a Gaza City” e “Dallo sfollamento all’evacuazione”, emerge un uomo diviso tra la scelta di fuggire e quella di resistere culturalmente. Portare in salvo la famiglia, continuando però a sostenere la sua comunità da lontano, racconta la complessità del ruolo dell’intellettuale in tempo di guerra. La sua storia personale si intreccia con quella collettiva, offrendo al mondo uno sguardo crudo, poetico e senza compromessi su quel “pezzo d’inferno” che è diventata la Striscia.

L’esperienza di Yousri Alghoul conferma che, nel cuore dell’oscurità più profonda, la scrittura resta una forma di lotta e memoria indispensabile, necessaria per evitare che la tragedia venga dimenticata o distorta.

Change privacy settings
×