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Il suono e le parole - otto artisti europei
sonori visuali

(a cura di Alfonso Malinconico)



Marcus Edizioni, Napoli 2006, pp. 168, € 12,00


      

 

 

di Tiziana Colusso

 

 

 

«C’era una volta un gruppo di artisti estrosi, i quali avevano capito che la loro creatività funzionava ottimamente quando non veniva usata. Di conseguenza si astennero o sfuggirono all’impulso di dare qualsiasi forma o corpo alla loro immaginazione. Facendo ogni giorno a meno dell’arte vissero a lungo felici e contenti »

                                                                                                            Lamberto Pignotti

 

 

Cosa potrebbe esserci di più adatto di una delle favolette crudeli e surreali di Lamberto Pignotti per illustrare lo spirito di questo gruppo di eterni enfants terribles che sono gli artisti verbo-sonoro-performativo-visivi dello stampo di un Pignotti appunto, o Tomaso Binga, Giovanni Fontana, Tonino Amendola, e dei loro semblables et confrères europei?

Tra l’altro alcuni di questi artisti sono stati per qualche tempo veramente un “gruppo” – con il nome di BAOBAB – o hanno comunque vissuto affiancati una lunga stagione artistica, a partire dagli anni ’70, in festival, rassegne, eventi, esposizioni e via dicendo, pur nelle spiccatissime identità individuali: potremmo dire riprendendo l’apologo iniziale che per fortuna non si sono astenuti dal produrre arte e poesia, ed anzi hanno segnato la storia dell’arte di avanguardia o di frontiera degli ultimi decenni.

 

Ora sono di nuovo insieme in un volume collettivo, Il suono e le parole: otto artisti europei sonori visuali, Marcus Edizioni, curato da Alfonso Malinconico. L’occasione è stata data da Tomaso Binga (alias Bianca Menna), la quale dopo aver vinto l’edizione 2005-2006 del Premio Olindo De Gennaro ha segnalato, come richiesto dallo statuto del premio, “un gruppo di poeti da proporre in un’antologia”. Ed ecco ricompattarsi in queste pagine ben architettate, tra biografie e ricostruzioni artistiche, foto e testi, tutto il movimento dei poeti verbo-visivi, o poeti performativi/visivi, esemplificato dagli autori italiani già nominati, e con un encomiabile ampliamento alla prospettiva europea della Poesia Sonora: Paula Claire (Gran Bretagna), Julien Blaine (Francia), Bartolomé Ferrando, Endre Szkarosi (Ungheria). Questo orizzonte largo, questo paradigma di famiglia europea, è cosa assai rara tra i letterati e poeti nostrani, che si sentono spersi appena alzano lo sguardo oltre la siepe o il cortile.

 

Pur nella diversità degli approcci e dei tratti di poetica, ciò che accomuna gli otto “artisti europei sonori visuali” è la tensione verso una ricerca incessante, alla frontiera tra poesia, arte visiva, performance, sonorità strumentale e vocale, e teatro.  Le definizioni si moltiplicano e si rincorrono per tutte le pagine del volume, e si ha l’impressione che siano coniate più per il piacere del gioco linguistico che per una seria intenzione di mettere etichette e blasoni alla ricerca artistica: poesia verbo-visiva, arte visuale-sonoro-performativa, poesia tecnologica, poesia concreta, performance poietiche, politesti in risonanza, ultratesti trasversali, sound-poetry, transpoesia……

In qualche caso la tensione sperimentale e di ricerca è così forte, che il vero prodotto artistico sembra essere proprio l’élan artistique stesso, più che le singole poesie, o performance, o quadri, o collage, o vocalizzi che dir si voglia. Si ha l’impressione di assistere ad un flusso - fluxus docet…- di artisticità, piuttosto che all’accumulo progressivo di prodotti d’arte. È un aspetto rilevato anche dal critico Lorenzo Mango, il quale in un brano riportato nel volume (e scritto originariamente per il trentennale del  “Lavatoio Contumaciale”, il centro culturale creato e animato da Tomaso Binga/Bianca Menna) afferma a proposito della Binga che l’essenziale è “Non una raccolta di opere, non una serata performativa, quanto un processo creativo che conta di per sé, per le dinamiche che ha messo in moto, per gli incontri, gli scambi, il senso di una comunicazione vitale e fluida”. Come frequentatrice di lungo corso del “Lavatoio Contumaciale”, posso confermare che il senso di questo “gruppo di continuità”, per così dire, di artisti e spettatori che si ritrovavano lungo gli anni e spesso i decenni, è senz’altro il dato peculiare e prezioso di questo luogo.

Lo stesso approccio si ritrova in alcune testimonianze di Paula Claire: “Mi auguro di essere una catalizzatrice, non una performer per un uditorio passivo. Quando sollecito un gruppo di persone a far risuonare testi individuati sul pavimento, nell’aria, nel tessuto della loro pelle, noi diventiamo consapevoli dell’incredibile intreccio della nostra struttura globale, che vibra in modo empatico con l’intero universo”. Le parole chiave sono empatia, approccio collettivo, coinvolgimento del pubblico. L’opera d’arte è l’atmosfera che si crea in happening come questi, più il singolo testo messo a pre-testo.

 

Il volume stesso Il suono e le parole, attraverso le sue pagine di testi, dichiarazioni, memorie, testi, sembra essere un’opera collettiva fitta di rimandi interni e ricordi condivisi più che un’antologia nel senso classico del termine.

Dal punto di vista strettamente linguistico, la ricerca di questi autori ha una tonalità per così dire duplice: da un lato gli eventi performativi e anche i testi stessi presentano un carattere fortemente ironico, auto-ironico e a volte francamente giocoso; dall’altra, si sente subito la presenza, accanto e dietro questi “exploit artistici”, di una poetica consapevole e strettamente connessa all’onda lunga delle avanguardie storiche – Futurismo, Surrealismo e Dadaismo, e delle neoavanguardie che hanno caratterizzato tutto il ’900.

La lunga introduzione di Alfonso Malinconico propone un dotto excursus nella lunga storia degli intrecci tra poetico e visivo: al di qua della pietra miliare delle avanguardie storiche, questa storia affonda le sue radici in tempi antichissimi, nella preistoria addirittura, con i pittogrammi, e poi lungo la storia con gli epigrammi greci e latini, l’opera di Porfirio, i Carmina figurata medioevali, fino al poeta visionario William Blake,  a Mallarmé e Aragon. Quest’ultimo elabora una poesia visiva intitolata “Suicide”, dove ci sono solo le lettere dell’alfabeto incolonnate in successione, dalla A alla Z.

Dopo questo mero elenco alfabetico la poesia, non potendo dire oltre, si doveva suicidare? Come si sa l’arte vive di continue morti e altrettante rinascite, e dal tempo di Aragon molti esperimenti artistici e molte ricerche sono passate, ed è passata anche molta acqua sotto i ponti e nel flusso del linguaggio qualche vigoroso e impavido nuotatore, come un pesce guizzo/visivo e inventor di lingue di pesci, e tra i nuotatori più vigorosi ecco Tomaso/Bianca (il pesce androgino e mutazionista), Lamberto il saggio Salmone/Salomone, Tonino Amendola il pesce-martello (per via dei suoi ritmi incalzanti) Giovanni Fontana, e i compagni europei.

 

 




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