Nel cuore del Novecento, due donne sfidano l’ombra con la forza delle loro visioni. Remedios Varo dipinge mondi alchemici, Clarice Lispector scava nell’anima con parole che sembrano vibrare. Diverse per linguaggio, unite da un filo invisibile che spezza le regole di un surrealismo dominato da voci maschili. In un’epoca pronta a cancellare ogni traccia di femminilità, loro riscrivono la creatività, trasformando quadri e racconti in rivoluzioni silenziose. Tra realtà e sogno, plasmano un’identità nuova, sfidando l’oblio con la potenza del proprio sguardo.
Donna nel surrealismo: musa, femme fatale o vera creatrice?
Da sempre, l’arte occidentale ha incastrato la donna in ruoli decisi dall’uomo. Nel surrealismo, questa doppia faccia si divideva tra musa ispiratrice e femme fatale: figura affascinante e misteriosa, ma mai pienamente autonoma. André Breton diceva che “il pensiero non ha sesso”, ma nella pratica la donna rimaneva spesso un semplice veicolo verso l’inconscio, uno specchio attraverso cui l’uomo guardava senza darle voce. Le artiste donne, pur presenti, faticavano a emergere come protagoniste: venivano etichettate come “surrealismo femminile”, un’etichetta che suonava più come un isolamento che come un riconoscimento.
Solo dagli anni Settanta la critica ha iniziato a rivedere questo quadro, scoprendo una doppia faccia: donne celebrate ma allo stesso tempo escluse da una vera emancipazione artistica. Spesso venivano rappresentate in coppie opposte: da un lato la creatura innocente, dall’altro la seduttrice pericolosa. In nessuno dei due ruoli però la donna prendeva il comando; restava sempre, come dice Whitney Chadwick, un tramite attraverso cui l’uomo cercava il mistero del surrealismo.
Ma proprio in questa frattura si apre una crepa. Artiste come Leonora Carrington, Frida Kahlo, Leonor Fini e Dorothea Tanning hanno cambiato prospettiva: la donna diventa il centro dello sguardo, non più solo un riflesso. Diventa creatrice, non solo fonte d’ispirazione. Il surrealismo femminile si trasforma da semplice filone in domanda critica, in rivoluzione. La donna prende la parola, si fa portatrice di un immaginario proprio, che attraversa la sua vita psichica e creativa, rifiutando l’oggettivazione e ridefinendo l’arte come strumento di autorappresentazione e libertà.
Remédios Varo e Clarice Lispector: due esuli creative tra Messico e Brasile
Remédios Varo nasce in Spagna nel 1908. Dopo una formazione intensa tra Madrid e Parigi, si rifugia in Messico nel 1941, scappando dalla guerra civile e dall’occupazione nazista. Qui dà vita a un linguaggio pittorico unico, che mescola scienza, esoterismo e misticismo, popolando le sue opere di donne alchimiste, macchinari fantastici e creature immaginarie. La sua arte racconta mondi interiori complessi, sperimentando un surrealismo magico.
Clarice Lispector, nata nel 1920 in Ucraina da famiglia ebrea in fuga dai pogrom, cresce in Brasile. La sua scrittura punta sull’introspezione, mescolando flusso di coscienza, simbolismo e sospensione temporale. Non è formalmente surrealista, ma la sua prosa esplora un reale che cambia, dove il confine tra quotidiano e irripetibile si sfuma. I suoi personaggi sono coscienze in trasformazione, e la parola diventa strumento per indagare e sfidare i limiti del dire.
Per entrambe, l’esilio non è solo un fatto biografico, ma una condizione esistenziale che si traduce in un processo creativo radicale. Varo fonde le sue radici europee con l’atmosfera esotica messicana, Lispector trasforma il portoghese in un territorio di continua reinvenzione. In entrambe la metafora attraversa tecnica e temi, pittura e scrittura, per sondare l’invisibile e aprire varchi nell’esperienza umana.
Metafore tra pittura e scrittura: trasformazione e spaesamento
L’arte di Remédios Varo è fatta di metafore visive che non sono solo ornamenti, ma vere e proprie architetture di senso. Nei suoi quadri, donne interagiscono con strumenti alchemici e paesaggi sospesi. Basti pensare a La creación de las aves , dove la creazione artistica diventa un rito, o a Mujer saliendo del psicoanalista , dove il tema del doppio si fa simbolo potente. Le sue immagini raccontano storie aperte, invitano chi guarda a entrare nel gioco dell’interpretazione e a scoprire significati nascosti.
In letteratura, Lispector usa la metafora come motore del testo e strumento per esprimere l’indicibile. In A paixão segundo G.H. , l’incontro con un insetto diventa metafora di un’esperienza mistica e inquietante, uno spazio di isolamento e resistenza. Il suo linguaggio cammina su un filo sottile tra parola e silenzio, cercando di catturare l’istante che sfugge a una narrazione lineare, come in Água viva . Lispector spinge il linguaggio fino al limite, mostrando ciò che non si può dire, con una scrittura che non racconta ma accade.
Le due artiste si confrontano con un forte contrasto tra ciò che si può nominare e ciò che resta ineffabile, in un percorso iniziatico di dissoluzione e rinascita del sé. Varo trasforma l’identità attraverso immagini criptiche e simboliche, Lispector attraverso una scrittura frammentata che smonta il soggetto per ricostruirlo in modo nuovo. In questo dialogo tra pittura e letteratura emerge un terreno comune fatto di trasformazione, spaesamento e ricerca di senso nel caos dell’esistenza.
L’arte come viaggio di conoscenza e trasformazione femminile
Nei mondi immaginari di Varo, architetture e corpi si intrecciano per raccontare un viaggio interiore, iniziatico e senza fine. Le sue figure femminili navigano su imbarcazioni impossibili o attraversano torri che sembrano estensioni della loro mente. Ogni opera è una tappa di un processo di trasformazione personale che va oltre la vita terrena, aprendo verso l’infinito.
Sul fronte letterario, Lispector guida le sue protagoniste in un viaggio dentro se stesse, fatto di frammenti e ricomposizioni, dove la realtà si dissolve in un flusso di coscienza che si fa vasto e quasi cosmico. È un percorso di esplorazione radicale dell’essere, attraversato da crisi e lampi di luce, nel tentativo di afferrare un senso che sfugge sempre.
La foresta torna spesso in entrambi i loro mondi: un luogo di paura, mistero e magia, simbolo di passaggio e trasformazione. In questo spazio si concentra quel senso di Waldeinsamkeit, una solitudine primordiale che lega corpo e mente a un altrove, fisico e spirituale. L’esotico, inteso come esperienza di alterità radicale, modella questi universi creativi, esaltando il contrasto tra radici culturali ed esperienza di esilio e transnazionalità.
Remédios Varo e Clarice Lispector non si sono mai incontrate, eppure le loro opere corrono parallele, sorrette da temi ed estetiche comuni che vanno ben oltre un semplice accostamento. Entrambe trasformano l’arte in un mezzo di conoscenza, il distacco in metodo creativo, l’ignoto in resistenza immaginativa. Raccontano una storia più ampia, quella della femminilità e della creazione nel Novecento, una voce che ancora oggi risuona con forza.
