Guerra in Iran e impatto sui Btp: Generali AM avverte, lo spread può salire ancora

Redazione

2 Aprile 2026

Le tensioni in Iran hanno acceso un vero e proprio allarme sui mercati finanziari. Marzo ha riscritto le regole del gioco sui tassi di interesse, lasciando molti a corto di certezze. L’inflazione, che sembrava sotto controllo, ora torna a spaventare, specialmente nel breve e medio termine delle curve dei rendimenti. Dietro questa svolta c’è la guerra in Iran, un fattore che ha costretto a rivedere le strategie delle principali banche centrali, dalla BCE alla Fed. Investitori e policy maker si trovano così a navigare in acque più agitate, con decisioni che potrebbero cambiare il volto dell’economia globale.

La guerra in Iran spinge l’inflazione e fa tremare i tassi a breve e medio termine

Il conflitto in Medio Oriente ha subito fatto sentire i suoi effetti sulle curve dei tassi obbligazionari. I titoli a breve e media scadenza hanno mostrato una sottoperformance netta, con rendimenti che non seguono più le vecchie previsioni. Gli investitori puntano su un ritorno dell’inflazione, spinto anche dal possibile aumento dei prezzi di energia e materie prime, a causa delle tensioni geopolitiche.

Questa situazione si traduce in una curva dei tassi che si appiattisce in alcuni punti e si alza in altri, segno che la fiducia in politiche monetarie stabili vacilla. Il cosiddetto “revamp” dell’inflazione spinge il mercato a rivedere le sue strategie, soprattutto sui titoli a breve e medio termine. Non è solo questione di inflazione: anche le mosse future delle banche centrali saranno sotto la lente d’ingrandimento nelle prossime settimane.

BCE nel mirino: mercato prevede tre rialzi dei tassi entro fine 2024

Oggi il mercato scommette su circa tre aumenti dei tassi da parte della Banca Centrale Europea nel corso del 2024. Lo si capisce dalle curve forward e dalle aspettative degli investitori, condizionate dalla guerra in Iran e dalle sue conseguenze sull’economia e sui prezzi. C’è la paura che i rischi inflazionistici non siano ancora stati superati, e che la BCE debba agire con decisione per tenere a bada i prezzi.

Gli eventuali aumenti puntano a contrastare l’inflazione che deriva dall’instabilità geopolitica, a partire dall’aumento del costo dell’energia. Questo scenario rende la vita più difficile a imprese e famiglie, che dovranno fare i conti con un costo del denaro più alto in Europa. In sostanza, la BCE è chiamata a camminare su una corda tesa: da un lato evitare di strozzare l’economia, dall’altro mantenere una politica ferma per tenere sotto controllo l’inflazione.

Fed più cauta: stop ai tagli nel 2026, possibile rialzo nella seconda metà dell’anno

Negli Stati Uniti, invece, il quadro è più prudente. La Federal Reserve, secondo le attuali valutazioni di mercato, non prevede tagli dei tassi nel 2026. Anzi, c’è anche l’ipotesi di un nuovo aumento nella seconda metà dell’anno. È un cambio netto rispetto alle attese precedenti, che vedevano una politica monetaria più accomodante a breve.

Negli USA resta alta l’incertezza, con l’inflazione che non molla e la guerra in Iran che alza la tensione sui mercati globali. La Fed sembra intenzionata a tenere i tassi fermi o addirittura a rialzarli, per contenere le pressioni inflazionistiche che arrivano dall’estero.

Questa prudenza riflette anche la paura degli operatori di nuove spinte inflazionistiche, soprattutto nel settore energetico e delle materie prime. La strategia della Fed, secondo gli strumenti di mercato, punta quindi a mantenere una politica monetaria rigida più a lungo, evitando manovre espansive nel breve periodo.

Parola a Massimo Spagnol: cosa aspettarsi dai mercati obbligazionari nel 2024

A fare il punto è Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management. Secondo lui, la crisi in Medio Oriente segna una svolta nelle aspettative sui tassi a livello globale. Spagnol sottolinea come questa situazione porti a una maggiore volatilità nel mondo obbligazionario, soprattutto sulle scadenze brevi e medie.

I mercati si stanno adattando a un contesto nuovo, dove non si può più dare per scontata la stabilità dell’inflazione e dove le banche centrali dovranno rispondere a pressioni mai viste prima. La guerra in Iran è un rischio reale che gli investitori non possono ignorare, e chi gestisce portafogli obbligazionari deve tenerne conto per evitare sorprese negative nei rendimenti.

Spagnol consiglia un monitoraggio costante e una gestione flessibile degli investimenti, con particolare attenzione alle curve dei tassi più sensibili alle spinte inflazionistiche. Insomma, il 2024 si apre con un quadro complesso che richiede occhi aperti e strategie aggiornate.

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