Mascolinità oggi: il dibattito acceso sugli uomini e il cambiamento sociale in Italia

Redazione

25 Marzo 2026

Non sono più l’uomo che conoscevo, dice un protagonista del nuovo libro di Francesco Pacifico, e quella frase pesa come un macigno sull’Italia del 2024. La mascolinità, un tempo scontata, ora scricchiola sotto il peso delle aspettative in frantumi e delle tensioni irrisolte. Non è un ritorno in auge degli uomini, ma una crisi profonda che mette in discussione ruoli un tempo dati per acquisiti. Due libri in uscita nel 2025 provano a mappare questo smarrimento con approcci diversi. Manolo Farci, con Quel che resta degli uomini, incrocia dati, storia e autobiografia per tracciare il confine fragile tra adolescenza e identità maschile. Pacifico, invece, in La voce del padrone, sonda le paure di un uomo alle prese con una compagna femminista e un mondo che cambia troppo in fretta. Nessuno offre risposte definitive, ma entrambi scavano a fondo nelle contraddizioni, nelle violenze e nelle fragilità di un “essere uomo” sempre più complesso.

Due sguardi opposti sulla mascolinità: tra rifiuto e ricerca

Il confronto tra Farci e Pacifico mostra subito quante forme può assumere la mascolinità. Pacifico si apre con sincerità, raccontando di un rifiuto quasi comodo della propria mascolinità, segnato da un ambiente che spesso giudica e stigmatizza gli uomini e le loro debolezze. Nel suo racconto c’è un misto di irritazione verso se stesso e timore per certi atteggiamenti maschili aggressivi, nascosti dietro una freddezza apparente. La sua esperienza personale, fatta di rapporti con femministe e di un’autoanalisi spietata, mette in luce le contraddizioni di un uomo che vorrebbe parlare ma teme le reazioni, e trova conforto nel dialogo con chi, come Farci, usa un linguaggio meno minaccioso e più aperto. Farci, dal canto suo, racconta di essersi stupito per l’accoglienza ricevuta grazie a un approccio “compassionevole”, privo di pretese morali nette. Il suo libro sta nel mezzo, dentro una posizione caotica e contraddittoria che non si piega né a posizioni reazionarie né a slogan progressisti. E, sorprendentemente, questa ambiguità ha colpito più le donne e le persone queer che gli uomini a cui il testo si rivolge. Entrambi sottolineano quanto sia difficile per gli uomini parlarsi di fragilità, amicizia e ruolo sociale, soprattutto in gruppi dove dissentire rischia di portare all’esclusione.

Amicizia tra uomini: la sfida dell’intimità e dell’isolamento

Un altro tema che emerge con forza è quello dell’amicizia maschile. Pacifico spiega che la sua intimità con altri uomini si esprime quasi solo nel rapporto uno a uno, con dialoghi profondi e sinceri. Nei gruppi, invece, i ruoli rigidi e le regole non scritte lo spingono a ritirarsi. Questo isolamento segna una nuova forma di subalternità rispetto alle libertà che altri trovano più facilmente. Farci, invece, insiste sull’importanza di riportare l’amicizia maschile al centro della riflessione, visto che è spesso assente o difficile da costruire, anche per colpa di modelli tradizionali che scoraggiano l’apertura emotiva. Questo punto è decisivo per capire la frammentazione che attraversa i giovani oggi, ragazzi che hanno paura di mostrare le proprie emozioni ma che vogliono relazioni vere. L’assenza di un confronto autentico alimenta una violenza nascosta nel maschile contemporaneo, con la tendenza a scaricare il mantenimento emotivo sulle donne e sulle relazioni affettive di cui gli uomini dispongono.

Mascolinità e misoginia: un bilancio sincero tra pregiudizi e consapevolezze

Tra i temi più spinosi c’è quello della misoginia, affrontato senza giri di parole da entrambi. Pacifico ammette di sentirsi misogino, non come un’accusa, ma come riconoscimento di radici culturali e personali difficili da cancellare solo con la buona volontà. La sua onestà respinge l’idea di una mascolinità “buona” facile da conquistare, mettendo in evidenza la complessità di un’eredità fatta di diseguaglianze e poteri profondi. Farci conferma: la misoginia è un’eredità che viene da famiglia e società, e ammetterla genera imbarazzo. Entrambi sottolineano quanto sia difficile accettare queste contraddizioni senza cadere in rotture radicali, ma vivendo la complessità senza semplificare. Questa posizione si pone contro due estremi: chi rifiuta il femminismo a priori e chi invece si cala in una mascolinità “progressista” senza mostrare le proprie vulnerabilità.

Sessualità e orgasmo: le crepe di un modello patriarcale superato

Il discorso si sposta poi sulla sessualità, terreno fondamentale per capire le dinamiche di genere oggi. Il cosiddetto “divario dell’orgasmo” viene analizzato con occhio critico: la sessualità tradizionale, basata su un modello “idraulico” che pone al centro la penetrazione e l’eiaculazione come apice del piacere, lascia spesso le donne insoddisfatte e genera rapporti sessuali poveri. Farci sottolinea come questa centralità dell’atto penetrativo crei una disparità che pesa sia sulle donne sia sulla percezione maschile del successo sessuale. Pacifico riprende il discorso, parlando di pratiche queer e kink come possibili vie d’uscita da questo modello stretto. Portare queste pratiche nelle scuole potrebbe aiutare ragazze e ragazzi a scoprire una sessualità più ricca di piacere e meno legata a logiche di potere patriarcale. La sessualità diventa così uno specchio di un sistema di controllo più ampio, una sfera in cui si gioca davvero l’uguaglianza di genere, e dove le discussioni moralistiche rischiano di restare vuote se non si traducono in nuove abitudini e relazioni.

Mascolinità e precarietà economica: tra paura, rabbia e narrazioni di riscatto

Spesso dimenticata, la dimensione economica e sociale è invece centrale nella vita degli uomini oggi. Farci e Pacifico richiamano la precarietà come elemento chiave nel modo in cui gli uomini percepiscono se stessi. Non si tratta solo di una “fuga di spazio” a causa dell’emancipazione femminile, ma di un sistema che riduce opportunità e stabilità per molti, uomini compresi. Questa realtà genera paura e frustrazione, terreno fertile per i “manfluencer” e movimenti politici reazionari che trasformano la rabbia in identità ferita. Gli autori mettono in guardia dal rischio di leggere questa crisi come una perdita di potere legata alle conquiste femminili, quando è invece un effetto strutturale del capitalismo contemporaneo. La promessa patriarcale di provvidenza economica, autorità e ruolo protettivo è in crisi, dando vita a uno scontro generazionale e sociale sempre più evidente.

Identità intersecate: classe, etnia e le diverse facce del disagio maschile

Infine, la riflessione si allarga a classe sociale ed etnia, fattori che influenzano molto l’esperienza maschile. Non tutti gli uomini affrontano le difficoltà allo stesso modo. Un uomo bianco e istruito ha più strumenti per adattarsi e reinventarsi rispetto a chi cresce in povertà o marginalità. Farci evidenzia come molte analisi rimangano chiuse in contesti privilegiati, ignorando chi vive disagi pesanti senza reti di sostegno. Questa mancanza di attenzione può trasformare il disagio in rabbia contro le donne, alimentando posizioni misogine che in realtà nascondono problemi più profondi e strutturali. Spostare il discorso dall’identità personale alle condizioni materiali – lavoro, istruzione, welfare – diventa dunque essenziale per un confronto davvero inclusivo e utile.

La sfida resta aperta: chi parla oggi di uomini deve fare i conti con le contraddizioni, le difficoltà economiche e culturali, e soprattutto deve creare spazi di confronto autentici, capaci di superare semplificazioni e schemi preconfezionati. Solo in quel dialogo si potrà forse capire davvero cosa significa essere uomo nel 2024.

Change privacy settings
×