Nel quarto trimestre del 2025, il Pil degli Stati Uniti è cresciuto solo dello 0,7%. Un dato che ha deluso gli analisti, abituati a cifre più vivaci. La frenata arriva soprattutto dai consumi delle famiglie, che si sono fatti più cauti. Nel frattempo, l’inflazione sembra finalmente mollare la presa, anche se resta da vedere quanto durerà questo trend. Sono segnali che peseranno sulle mosse della Federal Reserve nel breve periodo, con un occhio sempre attento ai prossimi numeri.
Pil in frenata: +0,7% ma il passo si fa più lento
Nel periodo ottobre-dicembre, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ha messo a segno un aumento modesto, ben al di sotto delle previsioni iniziali. Il Dipartimento del Commercio ha rivisto al ribasso i dati, confermando una crescita più fiacca rispetto al trimestre precedente. È evidente come l’economia americana stia rallentando e non riesca più a correre come prima.
Il dato finale non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: +0,7% è un segnale chiaro di decelerazione. L’impatto si vede soprattutto nei settori legati alla spesa interna, che stentano a trainare la ripresa. Per gli esperti e gli operatori di mercato, questo rallentamento mette in dubbio una ripresa solida nel breve termine e apre scenari più cauti per il 2026.
Consumi in calo, imprese e famiglie si fanno più prudenti
La frenata arriva soprattutto dai consumi delle famiglie. Negli ultimi mesi del 2025, la spesa si è fatta più timida e le vendite al dettaglio hanno perso slancio. Anche la domanda di servizi, che di solito resiste meglio alle flessioni, ha rallentato. Dietro questa tendenza ci sono diversi fattori: l’incertezza sull’economia, i tassi di interesse più alti e un potere d’acquisto che si è ridotto.
Le vendite di beni durevoli, un termometro importante per l’economia, si sono praticamente fermate. Nel complesso, la domanda interna resta stabile, ma non più in grado di dare la spinta robusta vista nel periodo post-pandemia. Questo clima di prudenza si riflette anche negli investimenti delle imprese, che preferiscono aspettare prima di muoversi. Le famiglie, dal canto loro, tendono a mettere più soldi da parte, segno di nervosismo davanti a un futuro incerto.
Inflazione sotto controllo ma non sparita
L’inflazione, indicata dall’indice PCE che la Federal Reserve segue con attenzione, rallenta. Nel quarto trimestre l’aumento dei prezzi è stato del 2,8% su base annua, meno rispetto ai mesi precedenti. Anche il PCE core, che esclude alimentari ed energia, si è fermato al 3,1%. Sono segnali che la pressione sui prezzi si sta alleggerendo, grazie anche ai rialzi dei tassi messi in campo nel corso del 2025.
Tuttavia, non è ancora il momento di abbassare la guardia. Alcuni settori continuano a subire aumenti significativi, spinti da tensioni geopolitiche e difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Mantenere l’inflazione sotto controllo è fondamentale per evitare che si instillino aspettative di prezzi sempre più alti, che rischierebbero di alimentare un circolo vizioso con salari e costi in salita.
I prossimi mesi saranno decisivi per capire se questa moderazione sarà stabile o se serviranno nuovi interventi per tenere a bada l’inflazione e sostenere la crescita.
