L’aumento della domanda, spinto da rinnovabili e auto elettriche, mette sotto stress un’infrastruttura datata.
Negli Stati Uniti cresce la produzione da fonti rinnovabili e si diffondono veicoli elettrici, ma la rete di trasmissione che dovrebbe sostenerli rischia di non reggere. A lanciare l’allarme è un nuovo rapporto pubblicato dalla Northwestern University, secondo cui, senza un adeguamento dell’infrastruttura, gran parte dei benefici ambientali promessi dall’elettrificazione andrà perduta. Il documento, reso noto a luglio 2024, sottolinea come interventi anche limitati sulla rete siano in grado di garantire risultati ambientali decisivi. Eppure, molti Stati americani non sono ancora in grado di trasportare l’energia rinnovabile prodotta nei territori più ventosi o assolati fino ai grandi centri urbani, dove la domanda cresce in modo esponenziale.
Rete inadeguata e crescita della domanda: un blocco silenzioso
Il sistema di trasmissione statunitense, articolato in tre macro-aree — Est, Ovest e Texas — presenta da tempo criticità strutturali. La rete è vecchia, disomogenea e segmentata, con pochissimi collegamenti tra le varie regioni, e questo rende difficile bilanciare l’offerta di energia rinnovabile con i consumi reali. Secondo i ricercatori, anche con il 100% dei veicoli elettrici sulle strade, gli Stati Uniti non potranno garantire una mobilità realmente a emissioni zero senza una rete in grado di gestire i flussi di energia.

Oggi, molta dell’energia eolica o solare generata in zone isolate non riesce a raggiungere chi ne ha bisogno. Il risultato è un paradosso: da un lato si produce energia pulita, dall’altro si continua a dipendere da fonti fossili, per la sola incapacità di trasporto. L’analisi ha dimostrato che il mancato potenziamento della rete può cancellare fino al 33% dei vantaggi climatici ottenibili con l’elettrificazione totale dei veicoli privati.
Tra i motivi principali del ritardo, ci sono ostacoli regolatori, disallineamento tra Stati e lentezze nei processi di approvazione. Costruire una nuova linea ad alta tensione può richiedere oltre dieci anni, e spesso si scontra con resistenze locali, questioni ambientali e vincoli burocratici. Intanto, la domanda energetica cresce, spinta anche dall’intelligenza artificiale, dai data center e dall’elettrificazione di riscaldamento e trasporti.
Investimenti minimi per sbloccare grandi risultati ambientali
Non servono rivoluzioni: incrementi tra il 3% e il 13% della capacità di trasmissione basterebbero, secondo lo studio, per massimizzare l’efficienza della rete e consentire una vera decarbonizzazione del trasporto su scala nazionale. Una crescita che, seppur modesta, richiede però un cambio di rotta politico e operativo.
Oggi, la rete viene spesso trascurata nei piani di transizione ecologica, a favore di incentivi su pannelli, batterie o auto elettriche. Ma senza un’infrastruttura solida, nessuna innovazione potrà garantire il salto di qualità. A preoccupare, in questo scenario, è anche la disconnessione tra ambizione e realtà tecnica.
Gli Stati Uniti, tra i maggiori emettitori storici di CO₂, stanno cercando di accelerare sulla riduzione delle emissioni. L’obiettivo di una rete a zero emissioni nette entro il 2050 resta formalmente valido, ma i ritardi sugli aggiornamenti rischiano di rendere il traguardo solo simbolico. Intanto, aziende private e governi locali iniziano a muoversi in autonomia, sperimentando connessioni interstatali e sistemi di accumulo integrati. Ma senza una visione federale condivisa, ogni sforzo rischia di restare limitato a livello regionale.
Il rapporto della Northwestern evidenzia infine come l’integrazione tra reti e fonti sia l’elemento chiave per la sostenibilità futura: anche la miglior turbina o la batteria più efficiente sono inutili, se l’energia non può circolare in modo rapido, sicuro e capillare. La sfida, adesso, è tradurre questi dati in una strategia politica concreta, in grado di colmare un ritardo che potrebbe vanificare due decenni di investimenti nella transizione energetica.