VICINANZA

Com'è vicina l'anima tua alla mia,
qualsiasi cosa tu pensi, io la so!

Ma ho segni che ti fanno ancor più vicino
avvicinati ancora e guarda il mio segno segreto!

Vieni dunque come derviscio fra noi,
non scherzare, non dire: "Io son già tra voi!"

Al centro della tua casa io sono come colonna
dal tetto tuo curvo chino giù il capo, come grondaia.

Io son sempre con te nel tumulto del Dì del giudizio,
non ospite sono, come s'usa fra gli amici del mondo.

Entro il tuo banchetto io giro attorno come calice pieno,
e nelle tue battaglie corro avanti come lancia,

e, se preferisco morire rapido come il lampo,
come il lampo della tua bellezza, sono senza lingua.

Sempre ebbro come sono, non fa per me differenza
se dò vita ad un morto, se prendo la vita a un vivo.

Se ti dono la vita per me è un grande guadagno
ché per ogni vita tu doni cento universi!

In questa casa ci sono migliaia e migliaia di morti
e tu assiso fra loro dici: "Ecco il mio regno!"

Un pugno di polvere dice: " Ero treccia!"
un altro pugno di polvere dice: "Ero ossa!"

E tu t'arresti stupito, quand'ecco arriva l'Amore
che dice: "Avanza dunque, io sono il Vivente l'Eterno!

Stringi al tuo seno il mio petto di gelsomino
che, in questo stesso istante, ti libererò di te stesso!"

Taci, o Cosroe, e non far parola della dolce Shîrîn
che di dolcezza tutta mi brucia la bocca.


* Il verso finale accenna alla leggenda di Cosroe, antico re di Persia, innamorato della bella armena Shîrîn (che significa "la dolce", di qui il gioco di parole).

Gialâl ad-Dîn Rûmî (1207-1273)

(da Poesie mistiche, Rizzoli, 1980
trad. it. Alessandro Bausani)



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