(Indizi di guerre civili)
Tra le stelle non mi smarrirò
che sulla spalla mi apporta e sul
futuro
sfrangiarsene dell’inverno
la tua non scarsa non avara
oblazione a sera
Offerte e riprese un po’ più lungi
per lingue
raccolte in acini argentei, di
crollate oscurità in sé, sé con sepolto e sotto.
Alberi, collusioni. Colori che
anelano dentro il grigio che
non è grigio
che non è nulla che
non mi basta
che fascia e sfascia – con alberi e
stelle – ogni collusione
dunque:
stelle, per così dire, o fuochi
presi al lazo
del microscopico oscuro
raccattati e tirati su
in intimo in arduo,
castagne/fuochi tratte dal fuoco
e divenute i molti, determinati
occhi del tuo molesto
crescere di non-essere
e quella foschia che nemmeno cova
tanta è la sua discrezione e
tenacia –
che nemmeno accarezza
che nemmeno addormenta
Troppi alberi sfilati ingrafati
embricati
fillotassi che sale-su sale e fa
gorgo fill fill fill su
lentissima per le innumeri luci
più che accennate a confusi a
bisbiglianti a non mai collaudati
Ma tra le stelle non mi smarrirò,
mio vecchio dolciume.
Opporrò uno stato precario,
appoggiato io, peggio che luna, al cancello.
Appoggiato, si sa. Per modulare, si
sa. In fatata morte,
in colore
ottimo.
in filtro corda-vocale,
spot, Satchmo nero.
Appoggiato. Semplice. In papilla, tonsilla, biffa.
Andrea
Zanzotto
(Il galateo in bosco,
Mondadori, 1978)
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