IX


Dal farfuglio del poeta al farfuglio
Del volgare va la poesia avanti e indietro.
Va e poi torna, o č insieme

In entrambi? E' un lampo improvviso,
O il concentrato bagliore di un giorno piovoso?
Esiste una poesia che mai giunge alla parola

E una che vaneggia impaziente?
La poesia č sia particolare che generale?
C'č una riflessione qui, che appare

Come un'evasione, una cosa che non si comprende
O non si comprende bene. Ci sfugge forse
Il poeta, in un elemento che non s'afferra?

Ci sfugge, questo ardente, asservito oratore,
Il portavoce delle nostre barriere pių ottuse,
Esponente per virtų di parola, l'attore

Di una parola solo in parte lingua comune?
E' l'oscuro farfuglio del volgare che cerca.
Vorrebbe, grazie ad una parola speciale, dire

La speciale potenza del generale.
Combinare il latino dell'immaginazione
Con la lingua franca et jocundissima.


IX


The poem goes from the poet's gibberish to
The gibberish of the vulgate and back again.
Does it move to and fro or is it of both

At once? Is it a luminous flittering
Or the concentration of a cloudy day?
Is there a poem that never reaches words

And one that chaffers the time away?
Is the poem both peculiar and general?
There's a meditation there, in which there seems

To be an evasion, a thing not apprehended or
Not apprehended well. Does the poet
Evade us, as in a senseless element?

Evade, this hot, dependent orator,
The spokesman at our bluntest barriers,
Exponent by a form of speech, the speaker

Of a speech only a little of the tongue?
It is the gibberish of the vulgate that he seeks.
He tries by a peculiar speech to speak

The peculiar potency of the general,
To compound the imagination's Latin with
The lingua franca et jocundissima.


Wallace Stevens

(nato in Pennsylvania nel 1879). Dalla raccolta Note verso la finzione suprema, edizione italiana a cura di Nadia Fusini. Titolo originale Notes toward a supreme fiction (1942)



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