Notturnale

 

 

Sol ch’io possa vagar Roma notturna

per vie segrete antiche e in me risgorga

la memoria com’acqua di sotterra.

Profonda ai passi miei vibra la terra

d’un ridestato senso ed ogni casa

nel suo sonno di pietra odo parlare,

come parlare in sogno odo i mendichi

che nel portico dormono distesi

in compagnia di morti. Un lume solo

in questa valle altissima di chiese

vacilla nella grotta tra gli avelli

scolpiti e suda il marmo umido come

una fronte. Le nuvole discese

sono ai sepolcri con la nebbia bassa

che dalle grate allaga le cantine

col suo fiato di laghi e di boscose

campagne: ed ecco, le deserte strade

traboccano di folla, un silenzioso

fiume le invade d’anime: sciamanti

vengon meco nel soffio antelucano

riconoscendo le materne pietre.

A milioni s’addensano in anguste

straducole e milioni d’occhi, insieme

mirando, fan questo pallor dell’alba.

 

 

                                   Giorgio Vigolo

 

                        (da Conclave dei sogni, 1935)

 




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