Epilogo

 

Dicembre. La Svezia è una nave malandata

in missione. Contro il cielo del tramonto sta

il suo albero aspro. E il tramonto è piú lungo

di un giorno – la via che porta qui è sassosa:

solo verso mezzogiorno esce la luce

e il colosseo dell’inverno si alza,

illuminato da nuvole irreali. Allora sale d’un tratto

vertiginoso il fumo bianco

dai villaggi. Altissime stanno le nuvole.

Alle radici dell’albero celeste fruga il mare,

distratto, come in ascolto di qualcosa.

(Invisibile viaggia sull’altra metà

dell’anima un uccello che sveglia

chi dorme con le sue grida. Cosí il telescopio

gira, cattura un altro tempo

ed è estate: mugghiano le montagne, gonfie

di luce e il ruscello solleva lo scintillío del sole

nella mano trasparente... sparito in quell’attimo

come quando la pellicola di un film si spezza al buio.)

 

Ora l’astro della sera brucia attraverso la nuvola.

Alberi, recinti e case aumentano, crescono

nella silenziosa slavina che precipita nel buio.

E sotto la stella ancor piú si suscita

l’altro paesaggio nascosto che vive

la vita dei confini sulla radiografia della notte.

Un’ombra trascina la sua slitta tra le case.

Stanno in attesa.

 

[…]

 

Tomas Tranströmer

(Poesia dal silenzio, Crocetti Editore , 2001,
trad. Maria Cristina Lombardi)




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