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Io porto alla tua soglia frutti rari,

fiori claustrali, impronunciate sillabe.

Tu passi e non le cogli. Contro i vetri

ti giungono soltanto i venti amari.

Forse per anni varcherai la soglia,

più povero di un povero, e in silenzio

si perderà ai tuoi occhi tanta messe,

e in cenere cadrà l’ultima foglia.

Io che ti seguo raccolgo i tuoi passi

con la tua grazia, con la tua ignoranza.

Le nostre vite insieme s’allontanano,

vanno a dannarsi, su un’aria di danza.

 

 

                                      Maria Luisa Spaziani (1922-2014)      

 

 

 




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